Dont'go to strangers
Ho trascinato qui dall'anno passato troppe cose e siamo solo al secondo giorno.
Al quarto interverrà la corte dei conti.
Al quinto mi pentirò amaramente di ogni peccato e sarò fuori grazie all'indulto.
Al settimo verrà un diluvio in cui perderò me stessa; poco male, potrò inventare
tutto, un sacco di fandonie, storielle prese sottobanco o al mercato nero da qualche triste personaggio fallito e deluso.
Sicuro me ne fregherò del realismo; di questo passo, e per sfinimento, verrano approvate così tante moratorie che anche contorcersi le budella sarà oggetto di dibattito.
Il reale sarà per chi vuole impersonare un serissimo capobranco, cattedrato, acuto
e pulito fin nel più profondo della sua anima di angioletto.
Niente di cui ridere, sciocchi.
Io, io invece sarò un modellino di femmina così perfetto da potersi definire macchina inutile*.
E la notte, di quell'unico settimo giorno, sarà fredda tanto da congelarmi la mente, l'aria comicerà a vibrare, a muovere ogni cosa, a spostare le porte, le case, la terra, finché io non sarò lì a oscillare per ogni parola detta a meno di un piede di distanza.
Quel tanto che basta per dirsi nei guai.