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giovedì, aprile 19, 2007
L'arte e l'arredamento
Mi sento su, mi sento giù, mi sento tuttalpiù.
Cosparsa di cenere dalla testa ai piedi ho aspettato, aspettato, aspettato,
ma tu hai da fare il prefabbricato, la caccia grossa al supermercato, la riunione,
i pannolini.
Che spasso.
Che orizzonti incantevoli.
Ma io non ho più 16 anni, altrimenti i miei sogni sarebbero popolati di cantanti dalla sessualità ambigua stretti in jeans taglia 26.
Peraltro mi basta poco: con un tappeto e una sedia sono una creatura di Balthus con in mano uno specchio.
Vedo riflessa una faccia e non trovo nesso con l'anima.
C'è solo uno spazio buio da riempire.
La prossima volta che andiamo all'Ikea, dopo aver fatto l'amore nel parcheggio, magari entriamo.
Voglio una vita nemnes, un cuore knodd.
Voglio ballare il chachacha sotto i tuoi occhi petrolio.
Voglio te.
giovedì, aprile 05, 2007
Prendi le gocce
Questa notte non ho dormito tentando di applicare la serie di Fibonacci a certi eventi
della mia vita, ma poi i numeri primi mi hanno inghiottita.
Questa notte non ho dormito chiedendomi cosa sarebbe la mia vita se sapessi il rumeno, il turco e il mandarino e se parlassi solo di meravigliosi posti e meravigliose esperienze e se per questo qualcuno tenterebbe di uccidermi.
Questa notte non ho dormito pensando a lui, appettitoso e invitante, e alle parole che
non gli dirò mai perché non merita. E al labirinto in cui mi ha ficcata.
Questa notte non ho dormito perché avevo il terrore che qualche ministro di dio potesse venire a rovinare i miei sogni proibiti e per punirmi mi trasformasse nella Binetti.
Questa notte non ho dormito perché ero brutta fuori e bella dentro, e il dentro era il garage dove a 12 anni Silvia organizzava le feste e noi compagni tenevamo a bada gli ormoni con lo schiacciamosche.
Questa notte non ho dormito presa a cercare una panchina libera a Place des Vosges dove mangiare un croissant di Pierre Hermé e dire "moi non plus".
Questa notte non ho dormito preoccupata per il destino di un agnello.
Questa notte non ho dormito perché tutto questo autoreferenzialismo rimbombava in camera come una tamburo e per trovare un po' di pace ho dovuto schiacciarmi un cuscino in faccia.
mercoledì, aprile 04, 2007
Non dirlo a me
Imperfetta e incompleta per oggi mi va bene.
Alla fine siamo tutti così, anche chi fa spallucce e dice "avrei fatto diversamente".
Anche chi chiede il solito al bar e fa un uso smodato di *mai e per sempre*.
Mai il formaggio insieme al pesce.
Mai collant.
Mai il dentifricio ai gusti di frutta.
Mai apostolati inutili.
A questo punto non mi rimane che bere Porto per tutto il giorno e discettare sui nessi
tra integralismo, cuochi in tv e capri espiatori.
E se sia legale o no usare il termine "vallettopoli".
martedì, aprile 03, 2007
Parte V
Una notte lei morì.
Avevo 11 anni e per un paio di mesi nessuno potè toccarmi.
Mia madre forse viveva con invidia quel nostro rapporto oltre nonna-nipote fatto di segreti che nessuno saprà mai. Probabilmente per questo ci ha un po' temute e ancora teme me.
Ma io da quel momento ho imparato grandi cose:
- a sembrare, solo in apparenza, liscia
- a non svenire pubblicamente
- a conservare sempre i barattoli di cipria, perché a differenza dei profumi mantengono inalterato il profumo
- a dissimulare
La mancanza e la nostalgia (di lei) si sono fatte mistero e se guardo indietro sono proprio lì i giorni dell'abbondanza. In quella casa, in quelle stanze fresche, in quelle nostre parole partigiane.
Tanto che ancora mi chiedo se il meglio di me non sia svanito dopo quell'ottobre.
Poi qualche anno più tardi, sempre in ottobre, per la prima volta ho messo piede nella terra d'Africa.
Dei primi dieci minuti ricordo il senso di soffocamento in quell'aria viscosa e calda e sporca dell'aeroporto e un ragazzo sorridente che mi chiamava "petite kewël".
La "grande kewël" scomparsa due anni prima sarebbe stata fiera di me.
domenica, aprile 01, 2007
La ronda di notte
Amsterdam in 4 giorni.
Avrei voluto un contapassi e uno stimolatore di emozioni, ma sono stata molto in silenzio.
Esiste una città piuttosto bella e poi esiste anche un parco giochi per turisti.
Una ragazza che cammina molto e mangia di gusto quasi ogni cosa le capiti (non è solo questione gastronomica) e di notte sferraglia sui tram inghiottita da tristi premonizioni.
E oltre i vetri, lungo i marciapiedi, vede le loro case, la loro vita olandese, a due ruote, e ragazzi disordinati che la chiamano dentro appartamenti dalle pareti azzurre, e donne
che cucinano prendendo spezie in barattoli di latta e bambini che sono solo bambini.
La ragazza vorrebbe volare su quel cielo come in un quadro di chagall, ma resta incastrata nel fondo di un canale, lungo un'elegante via di artisti.
Riesce a scivolare via solo dopo aver chiesto aiuto a un uomo dalle spalle larghe che le propone di chiedere l'obolo mentre lui suona l'armonica, lo ringrazia, ma dice di avere di meglio da fare.
Asciugarsi, mettersi la prima gonna senza calze della stagione, gettare alle ortiche quel fascino da divetta.
Così, anche di fronte a girasoli dipinti non muove un muscolo e tutta chiusa in pensieri inossidabili cerca chi le dia un vero pasto kasher e le permetta di meditare una sana scelta spirituale.
Che non arriverà, soppiantata da musica chill out e orecchini di vinile.
Ma la ragazza non è sola e tutto deve essere diviso per due.
Come si può, non basta nemmeno per me? si chiede atterrita.
Ovviamente nessuno conosce la sua lingua per risponderle, ma tutti cercano di darle una mano come possono.
Alle prime luci dell'alba, capisce che è ora di tornare perché il rumore diventa più forte del suono, le scelte rimangono ancorate a ragioni che sembrano svanire e qualcuno le fa notare che è sempre in ritardo.
Allora la ragazza, nelle graziose scarpine color cipria si alza da terra verso quella cara quiete che la inghiotte e inghiotte e inghiotte.
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