It's just another manic monday
Antidoti in caso di grave stress emotivo
1) aggiustare la caldaia anche se non ce n'è nessun bisogno
ovvero girare tutte le manopole e spingere tutti i bottoni finché non comincerà a suonare
2) fare questo ossessivamente, compulsivamente, ostinatamente
3) guardare la replica di un qualsiasi telefilm '80 e tentare di riprodurre le pettinature delle protagoniste
4) fingere che la neve sia solo macchie informi causate da una forma grave di congiuntivite
5) assentarsi per un pisolino ristoratore (quelli di 10 minuti) e riemergere dopo 3 ore
6) non accendere mai, dico mai, la tv; nel caso chiedere alla vicina o alla zia che ne sanno sempre qualcosa.
La foule
Dunque era notte, nè buia, nè tempestosa, notte d'estate e io correvo dietro un ragazzo,
su un lurido marciapiede, scalza. Solo per essere sicura che i trecento no precedenti volessero dire proprio no.
Infatti volevano dire proprio no.
Così fu un viaggio in treno per tornare a casa, sudato, stanco, impacciato.
E giorni di pianto, strazio, tragedia, morte imminente e occhiaie che neanche un panda.
Ma. Ma avevo capito che insomma amarsi non che poi voglia dire stare insieme.
Può anche vuol dire ti rispetto. Ti metto su un piedistallo. Ti considererò sempre la migliore
l'amore più grande, l'irraggiungibile.
Però ora scusa mi aspetta una, ma mica come te.
Che credi? Come te una su un milione!
Giusto.
Allora io mi sono fatta silenziosa e lontana. Allora mi sono rimessa le scarpe e la mia faccia.
E ho capito che da essere ultraterreno e meraviglioso quale sono ho bisogno di carne. Di risa. Di cazzate
vestite da cazzate. Che passo una volta, magari d'estate e mi metto lì a guardare negli occhi dicendo
eccomi. Poi però basta. Poi mi guardo allo specchio e rivedo la solita eterna ragazzina egoista
che non vuole vestiti stretti e non chiede a nessuno "vuoi giocare con me?".
Mi scappa un sorriso, chiudo la luce e vado via.