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lunedì, agosto 29, 2005
Grandi speranze
L'immaginazione è la madre di tutte le madri, che è come dire mentire è la
madre di tutte le concordie. O giù di lì.
La giornata si può anche riassumere nel mio saper stare a galla,
intervallato da lughe riflessioni sul collega improvvisamente appetibile,
su un twinset di cachemire e sul suicidio, ma solo perché ho finito di leggere questo.
Nel mio piccolo sono perfettamente disinserita; la mia aria distratta
viene scambiata con sintomatico mistero.
E domani, per la grande trasferta, basteranno un paio di occhiali da sole.
Spero solo che le tredici sveglie puntate non si inceppino.
domenica, agosto 28, 2005
C'è situazione
Al terzo mai tai ho cominciato a vedere tutto in modo più chiaro; l'aria feromonica significa
voglia di accoppiamento senza se né ma. Donne glitterate e uomini spalmati di paraflu
confermano una dipendenza da cannuccia maliziosa.
E quand'anche l'amico, che stasera somigliava al principe azzurro, vaga con
virago bionda per successiva perlustrazione faringea, capisco che è tempo di migrare.
Il bancone sembra un approdo sicuro per me e il mio bisogno di conferme; la barista sorride,
mi offre il quarto e vagamente, tutto ciò, mi fa venir voglia di pane e prosciutto.
Poi, mentre la nicotina prova a tamponare il senso di disagio, vedo un'inutile palla stroboscopica,
sacrilega e sprecata. L'amica dice che mischiare è casa buona e giusta, stili, tempi, idee,
si chiama modernità. Kitsch? Provo, per non essere da meno, a socializzare in modalità random, ma
non riesco a reggere argomenti quali: la fine delle vacanze, il rientro al lavoro, la fine delle vacanze,
il rientro al lavoro.
Tutti sembrano divertirsi molto. L'unico scontro reale avviene con il mio alluce e vince lui.
Moralmente distrutta cerco la via di casa. Domani dovrò rimettere a posto il fegato incrinato.
sabato, agosto 27, 2005
Fuel
Sono in riserva.
Per questo immagino aulenti e aulici drappi, fardelli e mantovane rosse.
Per questo strofino sapone e sapone.
Per questo mi nausea ogni parolina, linguaggio, carineria, lazzi e fiocchetti.
Per questo non mi ricordo come o perché ho fatto cose sciocche quali: camminare a piedi nudi
non nel parco, ma nel post-moderno marciapiede, radermi con la lametta, mangiare croccante,
credere a lui, lui e lei, perdere l'abitudine di impastare.
Poi credo che di posti per due ce ne siano più sotto i lampioni che altro;
però capitano cose complesse che spengono tutto. Cose di passato, di ricordi,
di altri. Ma io, dicevo, non ricordo e non mi interessa sapere della polvere dietro le porte.
Che di cose ne succedono comunque.
Le belle aspettano semplicemente; io, invece, mi viene la tallonite.
E se ci fosse il signor radiodramma riderebbe di gusto, anche se sbattuto fuori dalla gelosa,
riderebbe mangiandosi la vita a spicchi come un'arancia.
Direbbe che una donna che non si piange mai addosso è rara come un buon giocatore di
scopone. Farebbe una nuvola di fumo per me. Direbbe che come compagna di gioco sarei
l'ideale. Fino al rientro.
Potrei chiedermi a cosa serve tutta questa complicità, se poi resta
eccedenza, ma ho sonno e domani dovrò legarmi intimamente al
folletto per sterminare miliardi di acari e particelle polverose, cercando
sotto i tappeti o negli angoli animali protozoici.
Se mi ami basta una tanica da cinque litri.
(doc, sei passato e non c'è bisogno risponda alla domanda, sai già tutto su me e settembre
lunedì, agosto 22, 2005
Almeno lei è libera
La notizia val bene un momento della giornata; il rientro, la scrivania, la collega con le meduse
fra i capelli e le premature crocette sul calendario.
Per il resto oggi sono punta da questo disamore, questa piatta curiosità, dalla voglia di chiacchiere
da bar, di commenti cinici, qualunquisti e sporchi su fame, rabbia, politica e altro sesso.
Mi consola pensare che questo fiore di lunedì faccia ridere e piangere, si scomponga in ore
ripetitive, in saluti. E di questo fine agosto non mi viene in mente nulla, se non un ragno enorme ieri;
poi vorrei non mi si rompessero le unghie, che tornasse l'afa vigliacca e fischiassero
tutte le orecchie contemporaneamente.
Solo per la mia melliflua vanità.
domenica, agosto 21, 2005
Il giorno del signore
La domenica d'agosto ha un suo gusto popolar-trascendente, la gente si profuma arrivando
a puzzare e si impasticcia di pasticcio alle melanzane, mentre una nonna rievoca
guerre e case che non basta mai il grigio per immaginarle e il quotidiano sputtanato dal
technicolor sembra ancora più vuoto e oli, creme, schermo totale e questa troppa acqua, ma
troppa solo per noi.
Poi la domenica la gente corre, da qualche parte, per recuperare scampoli dell'idea di vacanza.
Di libertà, anche se papa rex ha detto che non è roba da cristianitimoratididio.
Si chiamano, fumano, la domenica, d'agosto, si annusa l'aria e ci si aspetta che non tutto il tempo
scivoli senza lasciare traccia, ci si aspetta sesso, amore, sfacciata felicità, ci si aspetta che
arrivi babbo natale, che l'uomo vada su marte, il nano si dimetta e finisca il tradizionale "ma quanto ho letto
quest'estate!".
La domenica di questo agosto ha fatto a pezzi il cielo e più volte mi si è riversata dentro il
bicchiere. Ma non ho troppa voglia di pensarci.
Mi rattrista scoprire che tanta miseria quasi non stupisca più.
La domenica non siamo diversi dagli altri giorni, tantomeno ad agosto.
Allora sistemo i capelli e viso, mi infiammo, rido, dimentico e disperatamente cerco qualcuno
con cui giuocare a scarabeo.
mercoledì, agosto 17, 2005
Tutti in carrozza
fingo che domani alle sette e quaranta non mi troverò alla rotonda girando ipnotica e sconsolata.
fingo di non aver intuito che mio padre conservatore-anarchico stia diventando uno statalista di reazione.
fingo di capire perché chi parla di cibo debba sempre specificare "uso l'olio quello buono, il sale quello buono, l'insalata quella buona...".
fingo che le mie abitudini siano uguali a quelle degli altri.
fingo che quest'estate senza grandi perturbamenti non abbia avuto un suo peso specifico.
fingo che le notti da pianista sconsolato non siano le migliori.
fingo che abbia un qualche senso guardare la tv.
fingo che un colletto slacciato, una gomma masticata, una porzione di fazzoletto siano solo ricordi offuscati.
fingo di non aver tremato durante le tredici ore del suo volo.
fingo di non aver provato ammirazione per una certa ingenuità e sconsideratezza che
mi appartiene solo a fasi alterne.
fingo di non essermi ammorbidita burro panna marmellata.
fingo al calare della sera davanti al solito bicchiere e mi chiedo se al posto
di chi deve andarsene chi resta ha più coraggio.
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