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giovedì, giugno 30, 2005
Ego ergo ego
Avevo scritto un post che poi ho cancellato per buon gusto e senso del pudore.
Mi sento appiccicosa come mi fossi lavata con la fanta.
Fuori tira vento e probabilmente c'è pioggia in cantiere.
Quello che succede sono solo cazzate.
Ma mi chiedo, per ogni cazzata c'è un compendio e per ogni repubblica delle banane
c'è un ruini?
L'equazione che torna è la prova inconfutabile che a tutto esiste una spiegazione.
Piuttosto, al fondo del barile non si può opporre alcuna logica.
lunedì, giugno 20, 2005
Mister C.

Ieri sera.
Io.
Lui.
Luci blu e sette chitarre.
Poi Alison e altre storie, altra gente, altri incontri.
martedì, giugno 14, 2005
J'admire énormément les vaches
Dopo le parole che dici ci sono i miei personali puntini di sospensione,
delusioni post referendarie, il rifiuto per chi trascina i piedi e quella ottusa illusione
retrograda astensione dalla società che dovrà venire dopo di noi.
Dopo le tue parole il mio letto in magazzino, senza la calura estiva da cui ricavo
pensieri sudati e adatti al fine senza mezzi. Il pasticcio di accenti e apostrofi,
di reggiseni senza ammorbidente, di pelle disturbata, di esterno giorno un marciapiede
lei bacia lui, lui bacia lei.
Dopo le tue parole i requiem per uno stato laico, le campane a festa, ma nessuno
che dica colpa nostra, no sensibilità, nessun bisogno di uscire dal pantano, ci piace,
sguazziamo, sognando un fascino sottile, per chi vuole intendere e un pasto
caldo ogni sera davanti al tiggì.
Dopo le tue parole un caffè da quaranta centesimi ogni mattina, povero, libero
in libero metroquadro, prima che sia donna, femmina, ragazza, referente, utente,
ma cittadina incustodita, scondita e sconnessa mentre la lotta si riduce al
male minore in un male protetto.
Dopo le tue parole a mio avviso basterebbe niente se tutto fosse calmo e piatto.
Basterebbe il tuo vibrare insensato, di mano in mano, di notte in notte, senza che
si sappia nulla di te. Basterebbe non provare pena per la fine della corsa o per il
traguardo. Continuare a dividere e moltiplicare la tua schiena, le ossa, l'angolo cucina,
il telefono e la voce del silenzio.
liberamente ispirato a "Il senso della lotta" di Michel Houellebecq
sabato, giugno 11, 2005
Il giorno migliore
domani saranno quattro sì senza altre parole in aggiunta, sarà una domenica
fredda, Sergio ci guarderà trasognato, qualcuno accenderà un sigaro.
oggi è il display del telefono che si illumina con una storia solo per me, l'mp3 e Fresu senza sosta,
il compleanno di mia madre, l'idea di tutto questo tempo rumoroso che
riempie vuoti, che si trascina, che si dilunga a ripetere cose, case, situazioni, sempre uguali.
le stesse.
i treni, le parole, i fiori, i regali, le voci.
a cambiare sono io; seduta vicino al gelsomino, mentre preferirei il caprifoglio, a
parlare di Piperno e Pincio, fingendo che la questione non mi onnoi a morte, scambiando
occhi, promesse, attese, la gonna trasparente, le spalle diritte, la notte.
domani sarà il giorno in cui la sua pelle sembrerà di nuovo scura come carbone e nella mano
avrà una ragazza pallida, le foglie saranno troppo verdi e i contorni troppo
nitidi; il giorno del vai e vieni, del mio posto, delle risate di Veronica e delle sue gambe sottili,
il giornale mentre faccio colazione e quelle parole.
oggi sono le nuvole e il cielo scuro, il mio tè nero, i debiti tolti a singhiozzo, la faccia
contenta senza motivo, un incidente di percorso che mi fa sentire più bella e più morbida,
e le solite bugie.
fra un pò mi dimenticherò di tutto e dovrò cominciare da capo.
mercoledì, giugno 08, 2005
Look around you, all you see are sympathetic eyes
Andavo al suo posto, ma solo se era troppo caldo per pensare o doveva
"sottoporsi alla boria di donne prive di gusto".
Lasciava ovunque calze di seta e segni di rossetto stirato e nell'aria restava un
odore di gelsomino e cipria così forte da prendermi la gola.
Andavo in quella camera aspettando che il suo ragazzino si presentasse già senza fiato
e i pantaloni troppo corti.
Io lì, a spingerlo fuori deluso, mentre oltre le pareti la città guardava lei.
"torna dopodomani, alla solita ora" e lo vedevo farsi curvo lungo le scale.
Anche quel giorno il solito rito; lui pallido e io con una gonna troppo stretta.
"te ne devi andare, mrs Robinson non tornerà più".

martedì, giugno 07, 2005
Non proprio, ma quasi
Annotazioni #1
Clicca sulla scritta e disconnetti.
Fatto?
Fatto.
Ora resti lì, senza la luce azzurrina, senza le parole dimostrate e mostrate, senza le cazzate.
I capelli lunghi dentro la bocca sbagliata, il seno che esplode, la maniglia della porta da cambiare.
Ascolti sempre Chet Baker?
Sì.
Hai sempre quel neo vicino all'ombelico ?
Sì. Lo lascio solo per evitare di perdermi.
Tanto prima o poi tu lasci tutto.
Annotazioni #2
Mi sembra già tanto chiudere ogni cosa e lisciare con occhi e mani ancora
una volta un libro di marciapiedi e storie e vite da incrociare alla fermata
del tram, senza nemmeno saperlo, o al supermercato mentre tutti
corrono verso lo scaffale del 2x3 e le suonerie si accavallano e tutto
si mescola senza avere più un senso sdoganando ancora una volta i duran duran
facendo i buoni gli umili e i derelitti senza contare quante volte ancora
sarà necessario scappare da tutto per trovare parole che siano così come corde
sottili tese all'altezza della caviglia senza poter prevedere in quale punto sarà inevitabile caderci dentro come la prima volta.
Annotazioni #3
Il fatto che per lunghissimo tempo ho ritenuto che questi due fossero l'esempio,
il non plus ultra, l'ideale di coppia, ecco, non si può dire che non abbia
dato i suoi frutti.
Potevo anche io imparare che muovendo il naso si può ottenere quello che
una sana, seria, irreprensibile ragazza dovrebbe desiderare.
Invece.
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