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martedì, aprile 26, 2005
Incidenti
La cosa peggiore sono io, quando credo in cose che non esistono. La cosa peggiore è quella schiena incastrata nella camicia a quadretti piccoli piccoli e quel suo tornare qui, abbracciarmi, toccarmi e farmi sentire sua. Per un secondo, ogni mattina. La cosa peggiore è aver messo la maglia sbagliata, mentre fuori il sole spinge contro i muri. La cosa peggiore sono le ore che passano come generazioni, lasciandomi uguale. La cosa peggiore è quell'idea di abbandono che sfugge alle intenzioni come fosse una sfida. La cosa peggiore è un martedì vestito da lunedì, ostinato e ostentato e la mia faccia stanca. La cosa peggiore è questa stanza, le scartoffie, le frasi contorte, le pareti. La cosa peggiore: avere fame e non sapere mai di cosa.
mercoledì, aprile 13, 2005
Una banda di idioti
Sentirsi mediocre.
Piangersi addosso.
Non cambiare stazione alla radio anche se passano
pausini, renga o i keane.
Aspettare il verde pensando alla nebbia.
Fare liste, una marea di liste per programmare la rigenerazione
di anima, corpo e mente.
Mandarsi a cagare ergo piangersi addosso.
Annusare il mattino, l'ufficio vuoto, le pagine del quotidiano.
Detestare tutto. Non rintracciare la politica, il giusto, il gusto.
Aspettare il cappuccino.
Pensare agli amici riformisti, fascisti, radicali, pentiti, mangiabambini, distratti, e trasversali.
Non aver voglia di ascoltare.
Stancarsi.
Sentire la nostalgia di quell'uomo, dei suoi capelli sottili, delle parole che diceva “il tuo ventre odoroso” “il tuo cuore capovolto”; il mio umore e le sue sigarette. Era semplice e perfetto.
Pensare al dopo.
Piangersi addosso.
Piangere e ridere in preda a isterismi primaverili e forme primitive di linguaggio.
Avere fame e non dormire.
Chiedere inutilmente.
Poi rispondere al telefono.
- come stai?
- bene e tu?
- bene, bene
- allora tutto a posto
- sì certo
Piangersi addosso.
Continuare a sbagliare.
Aspettare l'estate, l'acqua del mare fra i capelli, una sorpresa,
parole migliori.
Pensare di chiudere il blog o di spostare la panchina.
Sentirsi mediocre.
Sentirsi in risonanza.
Piangersi addosso.
Che due palle.
Ora mi spengo e riavvio.
martedì, aprile 05, 2005
Vuoti a perdere
Se questa gente, tutta questa, invadesse la capitale per sputare contro una certa demenza, contro l'ipocrisia del
sistema, contro la morsa inquinante in cui è stretto il pianeta, contro chi guarda sempre il proprio orticello,
domani mattina, svegliandomi, forse troverei qualcosa di cambiato. Invece.
Invece sono, siamo, lì a esibire tutta la fragilità, il compulsivo bisogno di riferimenti, di un simbolo
muto (quindi morto) da attaccare su una maglietta e poi tornare a fare la coda, illusi, all'oviesse
come in san pietro.
A me questa roba fa tristezza.
A me quasta gente fa anche un pò paura.
Poi.
Mi sento colpita da troppe parole, troppi desideri, troppe ipotesi.
Ho pulsioni malsane e a volte rasento la viltà. Però poi adoro ridere sguaiatamente,
farmi centrifugare dal letto, scompigliare dall'aria e cullare dall'acqua.
Di sera, a volte, provo a luccicare.
Al mattino, invece, cigolo come un vecchio grammofono.
Ma se trovo la melodia giusta posso anche essere felice.
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