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sabato, marzo 19, 2005
Call Me
La canzone potrebbe ispirarmi, la casa potrebbe scoppiare, la sete quasi mi risucchia e il caldo mi rapisce le caviglie.
Poi: vado con una borsa e torno con tre. Odio le stazioni e quel docile cigolìo che assomiglia alle ore dei bambini. Eppure parto. Fumo sigarette pensando in francese e mi confondo al melmoso odore della vita altrui.
Di me si dice che abbia grandi tette e respiri piano; nella parte sinistra, quella incolta, spazientita, quella che partorisce enormi vaccate, e si dilegua, a volte poi, sento scendere la pelle e mi viene desiderio di finestrini sporchi attraverso cui passa la mia città, la loro, il tempo, le piccole macchine catalitiche e i carrelli del supermercato.
Poi è nostalgia del mio vecchio hard disk, imploso in non so quale giorno di merda. Nikka Costa andata, come pure Blondie, con quei capelli e gli occhiali neri e la voce alla gola e lo sguardo che ho io ora. Stanca di rotaie e divano. Se avvessi meno faccia tosta potrei trovare una versione romantica dei fatti. Invece ora mi alzo e mi tuffo. Tanto è già estate, anche se nessuno ve lo ha ancora detto.
giovedì, marzo 10, 2005
Open space
di nuovo l'estate mi succhierà la faccia, sudori, umori e giacenze e sarà come non aver mai cominciato o finito, dietro
all'ennesima faccia sottile, o naso o malaugurata sorte, di scongiuri, spergiuri, lo giuri? mai, non è mia abitudine, inquietudine,
tu che mi fissi, scuoti la testa, mi perdoni a volte, soggetto da decifrare, senza riga, senza squadra, non ho misura,
mani bucate, collo tirato, cuore di quelli malmostosi, melmosi, cenciosi, e stracciati, i miei piccoli tentativi di
irridere le sbarre e la plastica con cui mi impacchetto, faccio scintille, acrilica nelle mani, mi incendio al solo pensiero
e vorrei non avere più niente da dire di così vuoto, ma mi consola l'idea di aver distorto ancora questa realtà, altezza
surgelati, secondo corridoio, musica lieve, uguale per tutti.
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