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mercoledì, dicembre 29, 2004
 

Il mattino a colazione

La solita libreria ha un espositore centrale, grande, famelico e tutto intorno letteratura
di confine.
Un accademico con barba e loden dice al proprietario baffuto che siamo tutti appesi a un filo.
Se potessi mi toccherei. Invece mi aggrappo all'ultimo libricino di Bennet e corro
intorno al pianeta che vomita e si muove.

Mi piacerebbe perdermi nel torpore di una coperta fatta da Maria Lai o nel
vecchio letto dei miei nonni, tutto un odore di fumo e panni tesi di candeggina.

Mi piacerebbe essere una di quelle che tira in salita, pedalata dopo pedalata.

Al confine con l'anno nuovo ho bisogno di poche cose.
Ma se dovessi svegliarmi e per caso trovare la faccia giusta, allora sarebbero
solo desideri.


 

 









inesattezza di kairos | 18:34 |commenti (8)


giovedì, dicembre 23, 2004
 

Tutto merito di Laborio

 

Il natale sono io, soffice, sono il burro sciolto, la mattina con il mal di testa, sono io divertita, i re magi nei capelli, Wagner dimenticato e Puccini in filodiffusione, il brodo nelle coppe del Martini, un maglione con tre maniche; il natale sono io che impacchetto chiunque, preparo spremuta d’abete, converso con la zia di qualcun altro mentre lei mi tappezza la casa di lettere perdute; il natale sono io, tacchi alti, carta da strappare, rossetto da diva, le dita incrociate, stupore; il natale sono io stesa sotto l’albero a prendere la tintarella di lucine, il ghiaccio dentro la televisione, l’orologio rotto, una corona per chi la vuole, una vasca di marmellata di mirtilli, un’uscita di sicurezza per tutti; il natale sono io, l’attesa di tasche piene di neve, di guanti zeppi di mani, di una marionetta a forma di pecora, sono io intermittente; il natale sono io che mangio cappelletti grandi come dischivolanti, che bevo comete, che appendo palle di gelato ballando la samba con babbo natale giapponese; sono io la notte di natale, macerie di cena, macerie d’affetto, il vento che sposta i buoni propositi, sono io il chiodo a cui appenderli, il fiore all’occhiello; il natale sono io adesso, presa di mira da strane idee di scambio, sono io caravanserraglio, sono la rima semplice, il pensiero regalato…

 

Da quando non ho più la connessione ogni volta che vengo qui mi sento come un pesce nell’acquario sbagliato; eppure mi coglie un sentimento non troppo nuevo, languido, schifosamente natalizio, per cui vi vorrei abbracciare tutti, brindando con vov caldo… lo so, è troppo per i vostri cuori.

 

A chi ha fatto del mio tempo parola auguro che questo sia il miglior natale possibile.

inesattezza di kairos | 17:54 |commenti (9)


mercoledì, dicembre 15, 2004
 

L'ultima è quella che conta

La mattina è una lagna di nebbia e strade umide; io che mi muovo senza usare la testa,
con il navigatore che trasmette da oltre il confine.

Avrei libri da leggere, legno da ridipingere, fasi da superare, invece mi annido nel
sapore di una maglia solo mia, in ego
ismi infantili, in piccole battaglie centrifughe.
Vorrei vedere le renne scorrere al posto dei camion.
Vorrei dimenticare nomi, numeri telefonici, obblighi e cortesie.
Vorrei un posto sospeso, sopra le nuvole.

Intanto fuori dal mio ufficio hanno messo un albero triste e vuoto; a chi mi chiedesse
cosa sia il natale al massimo potrei dire come si sfiletta il pesce.
Adoro essere odiosa.








inesattezza di kairos | 18:42 |commenti (18)


giovedì, dicembre 09, 2004
 

Son cose

Le cose successe quando non c'ero; il freddo mentro ero al caldo, l'amore quando fumavo,
le sorprese quando non sentivo.
Le cose poi tornate, mescolate, fluidificate, che profumano o puzzano, di altre strade.
Di notte, di nebbia al mattino, di vicoli da cartolina o di sobborgo.

Le cose scivolate mentre ero di spalle, a guardare il presente un pò incazzoso,
a contare quattro lire vigliacche, a mangiare i fichi d'estate.
Le cose sue, quelle con quel profumo, lisce, silenti, erotiche.

Le cose di quando perdo tempo sulle parole, o mi diverto a fare la sfoglia,
a prendere in giro le amiche frigide, le amiche capovolte, quelle in odor di nozze,
quando provoco i coglioni da dottorato, da macchinone, da festa nel privé:
tutti uguali, tutti di pasta scadente, non come quella che tiro.

Le cose che mi capita di intravedere, che nascondo, che faccio segreto.
Le cose che preferisco: sentire male alla pancia dal ridere, il sole quando esco
dal mare, la musica che non viene interrotta per ore, un incontro, una scommessa.












inesattezza di kairos | 18:34 |commenti (10)


mercoledì, dicembre 01, 2004
 
En passant (l'ufficio e i pensieri del pranzo)

Ho un igloo al posto del cervello. Pensieri si strofinano il naso fra loro; potrebbe nascere un amore, se solo non fossero così banali.

Ho le mani asciutte e il chiodo fisso di mia madre.

Personalmente non ho problemi, solo mi piacerebbe capire quelli che sanno già cosa scrivere sull'epitafio, quelli che sono maniaci dell'ordine, quelli che io a letto con uno così mai.

Io a letto con uno così sempre. Sotto coperte di pura incoscienza, sotto il presente, sotto il silenzio. Poi se arriva all'alba meglio, che a quell'ora non è mai arrivato nessuno.









inesattezza di kairos | 13:01 |commenti (10)