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venerdì, ottobre 29, 2004
 

Prima di cena

Il fine settimana, Almodovar, il lavoro a casa, chi arriva, chi no, chi già si è scordato,
la pioggia, l'ospedale, le corse, la vasca con la schiuma, tuforsenonessenzialmentetu, il reperto
archeologico, le mie immagini scansionate, ipotesi sentimentali, un corteggiatore,
la cucina, perle ai porci e tanta indolenza.

Oltre il vetro il sig. Giulio mi diceva di spostare la pianta per vedermi meglio.
Poi sorrideva.
Ed io non ho mai saputo come si fa a capire le cose di cuore.

Tutto sommato sono e resto un lungo elenco di difetti.

E detesto le persone zelanti.






inesattezza di kairos | 18:27 |commenti (15)


mercoledì, ottobre 27, 2004
 

Crazeology

Giusto per sfatare due o tre miti:
non sono triste, al massimo scettica.
Non ho intenzione di passare il tempo a ricredermi.
Ho molte meno cose da farmi spiegare di quanto potrebbe sembrare.

Poi piove, ma non conta.

E sorrido a chi mi aspetta e a chi mi crede.

Storie storte ce ne saranno sempre e racconti sbilenchi.
E tu che non vuoi sapere, allora, voltati dall'altra parte.
Perché mi voglio concedere il lusso di dare anche solo quello che
sta nel mezzo.
E che può dare fastidio.
E che può essere incomprensibile.

Piccolezze.
Ma pungono lo stesso.

Ecco,le cose da dire erano tutte altre.
Del computer ancora sotto sequestro.
Dello shopping strappone, della collega sotto sedativi, degli occhiali, e di un solo
minuto di perfezione.
Sai, il solito, quello in cui si crede che tutto sia possibile.

Che praticamente è come credere a babbo natale.

 














inesattezza di kairos | 18:40 |commenti (6)


mercoledì, ottobre 20, 2004
 

There beneath the blue suburban skies

Nel piccolo sta anche il grande.
Il resto sono fatti e fattarelli.

- Un pingue bastardo ha dato per prossimo alla capitolazioni il mio pc.
Lo tiene in ostaggio.
Da qui il motivo per cui posto travestita da uomo invisibile e senza
logica temporale.
- Sabato sera un tipo in giacca bianca ha tentato di rimorchiarmi offrendo una cocacola
calda e una caramella mou.
- Se potessi navigherei il tempo per finire a fare la corista ai Beatles.
- Sono contenta, per una volta, delle parole che non abbiamo detto.
- La felicità di per sè è democratica, ha solo scarso tempismo.
- I dalemiani hanno sempre l'aria annoiata, i sostenitori del proporzionale tendono
al fanatismo, i democristiani sono geneticamente inestinguibili.
- Oggi, udite udite, ho una ridicola infatuazione per la mia immagine.
Sono bella, poche chiacchiere.
- Temi come il pallore, la depilazione, le occhiaie, non hanno nulla a che vedere con il
punto precedente.
- Dovrò diventare bravissima a difendere il mio tempo.
E le mie scarpe.
- Le mie braccia sono sempre grandi come le avevi lasciate.
Grandi per entrambi.
Ma meno pronte.
- I grandi eventi mi interessano ad un livello inferiore al niente.






















inesattezza di kairos | 19:06 |commenti (10)


venerdì, ottobre 15, 2004
 

Cronache periferiche

Sconnessa e totalmente assente.
Ricordo solo le cose migliori di me.

Inquesti giorni ho scritto post bellissimi nella mia
mente.

Storie di infanzia e dialoghi fumosi.

- hai una sigaretta? -
- ho solo poco tempo -

Cose così, da passeggio, da perditempo, da
chi non ha di meglio fa fare e soprattutto dire.

Mi sento confusa.
In un giornale ho letto che in Cina esisteva una lingua
che conoscevano solo le donne, un loro codice segreto,
non scritto, ma intessuto.
Morendo, una signora se l'è portato via.
Era l'ultima.

Qui non si fa nulla che qualcuno non abbia già fatto e meglio.

Solo per poterlo racontare con un bicchiere gelato
in mano.











inesattezza di kairos | 19:16 |commenti (10)


martedì, ottobre 12, 2004
 
In incognito

Posto dal lavoro.

Il mio computer é rotto.
Le gengive rotte.
Il sonno rotto.

Spillo, graffetto e appunto pensieri fuori catalogo.

Su un post it rosa fluo ho scritto "si salvi chi può".

Mi sento bene e aspetto un colpo di coda dalla pioggia.

Presto sarà tutto come prima.
inesattezza di kairos | 11:40 |commenti (7)


giovedì, ottobre 07, 2004
 


Se lo dice la treccani


Lo studio della mia igienista dentale ha le rassicuranti atmosfere di
arancia meccanica.
Tutto bianco e senza via d'uscita.
Una cosa fra il morboso e lo psicotico.
Lei e i suoi piccoli attrezzini da mazingazeta e quel sorriso perfido.


Se non avessi appreso questa notizia, probabilmente le avrei conficcato
l'uncino ruotante in un occhio.
Ma poi ho pensato che c'è una giustizia.
E che in me dimora una languida anima trash.










inesattezza di kairos | 14:20 |commenti (6)


mercoledì, ottobre 06, 2004
 

Le rane e i mammiferi

Ho la testa sotto un elmetto di complicazioni.
Mi sento ridicola ad andare per tante volte nello stesso posto.
Biglietto solo andata, solo andata, solo andata...

E stanca, senza saperlo, ritrovo la strada per tornare qui, guardarmi in una foto e
ripensare alle ore interrotte, sul filo, passate a fare sagome di gommapiuma per un
corpo, e un sorriso, divertito. Ai ponti di metallo.
Come il resto, ora è tutto intorno a bussare di notte, a comparire di giorno, fra tasti e
paesaggi dal finestrino.

Al mio cuore di dente prescrivo colluttorio e lavaggi frequenti.
Lo lucido, lo accarezzo, lo curo, mi curo, mi prendo per mano se è troppo
freddo e mento a me stessa dicendo che è giusto vedere tante porte aperte.
No, non lo è.
Non per me.

Non sono una persona di buon senso, ho solo fatto ottime letture e
ascoltato pochi consigli.

Di tempo per riempire stanze e cassetti ce ne sarà.
Fino a quel momento vorrei non essere più io a dire "tu".
O solo a pensarlo.















inesattezza di kairos | 00:49 |commenti (5)


martedì, ottobre 05, 2004
 

Studio 150

A volte cammino.
A volte ciondolo, con il cardigan di mia madre, largo, deforme,
sbiadito come un vecchio film polacco.
Ho tazze sparse ovunque di camomille, latte addizionato, caffè, caffè finto.
Sigarette poche, combattute, desiderate e spente quasi subito, tanto sono amare.
Gli odori si confondono, mentre i rumori sembrano sedati.
Mi stiro sulla sedia e aspetto di chiudere un discorso aperto mesi fa e
ancora fermo al punto e virgola.

Sono giorni che vorrei comprarmi quegli orecchini indiani, con il cerchio e qualche
medaglietta tintinnante, giorni che vorrei avere più di un
presentimento, giorni che penso all'accidia.
Lui dice hai aspettato troppo per non poter aspettare ancora e potrebbe essere
un consiglio sensato fosse dato senza rancore.
Io penso e faccio cose futili, è questo il punto.
Per questo sono ancora qui con la faccia sorridente.

In fondo spettinata e con questo coso misto cotonelana ho una mia presenza scenica;
sembro la copia perversa di una ragazza che conosco.
Mi tiro le maniche, poi le rivolto, poi sovrappongo i lembi, gioco con i
bottoni, perdo tempo.
Questo più che un buon acquisto è una vera cura.
Il resto sono le parole accartocciate per terra, quelle che la mia pessima
mira non m'ha permesso di infilare dentro il cestino.
Le guardo, stupide palline di carta, e penso che invece di cantare col viso
nascosto dietro le persiane, dovrei riordinare.

Tra le cose perse si dovrebbe trovare sempre un motivo per sentirsi più
leggeri.


























inesattezza di kairos | 14:38 |commenti (4)


domenica, ottobre 03, 2004
 

Quelli della domenica

Il problema di certi uomini è l'affollamento.
Il problema di certe donne è la claustrofobia.

Nel mezzo guardo una camicia bianca che sa di sapone e non so quale 
fiore.
Ascolto una canzone di quando avevo otto forse nove anni.
Mi rimpicciolisco.
Mi perdo.

Non lo so, ma a me la domenica sta da sempre sui coglioni.






inesattezza di kairos | 17:02 |commenti (4)


sabato, ottobre 02, 2004
 

Post quasi d'amore

non scrivo, non ci sono, non parlo o poco o male, mi detesto quasi
quanto l'odore del cibo per cani, quanto le fiaccolate, quanto le ceneri
sparse che nessuno raccoglie, le parole, le teorie, quanto la facile morale,
le voci, dal basso, dei buoni per ogni giorno dell'anno, che noia, che schifo,
inutile spreco di carta, di mezzi e idee, autismo, dispersione, lui che non c'è
e mi sembra di ricordare fosse bello toccarsi, illudersi, sognare, come
se niente potesse essere reale del mondo piegato, triste, penoso, simile a un vecchio
all'angolo, come una latta abbandonata, sulla strada che ha solo odori di
riufiuti e mani che non si toccano, ricordo che ridevo se giocava con
la mia cecità e le strane pronunce e kind of blue che non abbiamo
mai fatto suonare e forse qualcosa si è perso, ma a cercare ora non saprei
dove cominciare, potrei dal fondo, dalla periferia, dove i pensieri
sono abusivi e qualcuno calcia palloni contro una rete mettallica, di ruggine,
sporca, lì, dove non si mette il dito, nessun riflettore,
nessuna intervista a mezzanotte, nessun trafiletto, chè gli eroi e i loro
nemici meritano più di chi gratta la vita da pochi metriquadri, sempre
dicendo sì e no, ignorando me e lui, lontano ora, di nuovo, ma mai meno,
mentre io patisco freddo, guardando il circo farsi a rotoli, le marionette,
le menzogne, le miserie, senza poter dire sono tua, sei mio, ma non abbiamo
nulla.




















inesattezza di kairos | 14:49 |commenti (4)