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martedì, settembre 28, 2004
Del fare e non fare
Sono tre ore che devo fare ogni cosa.
Sono stanca di ieri e oggi. Voglio un'aspettativa da me stessa; ma solo per qualche piccola crepa.
Le persone innamorate sono quelle che si prendono per mano e non si lasciano nemmeno se impediscono agli altri di passare? Sempre che questa non sia una domanda trabocchetto.
Di solito mi manca quello che non ho vissuto. Il resto mi piace dimenticarlo pezzo a pezzo. Troveramelo poi, dopo anni, nelle mani all'improvviso.
Oggi sono felice per quello che posso chiamare mio. Anche se il possesso è come una cortina di ferro. Ed io non ho mai i documenti in regola.
Il piccolo mondo delle parole non ha poi il senso che sempre si vorrebbe. Ma da ieri, almeno, non sembra più l'ingresso di un disocunt. Grazie a Lui ora è come mi è capitato di pensarlo.
A volte ci si riesce. A volte pensare fa male.
domenica, settembre 26, 2004
Il problema dell'incostanza
Non riesco a portare per più di un anno la stessa età. Sarà incoerenza, cialtroneria, snobismo. Non so.
E non ne capisco il motivo, ma si riverseranno qui persone e dolci e pacchi. Ed io alzerò il bicchiere tanto che mi verrà una paresi al braccio, mentre qualcuno vorrà sapere dove si trova il bagno.
Di mattina la pelle è più bella e anche io mi sento più bella, ma solo per spirito di contraddizione.
Posso tenermi il pigiama fino alle sette? Posso infilarmi dentro un cinema e tornare domani? Posso costringere i miei ospiti a vestirsi di viola? Posso fare la tiranna? Posso mettermi una parrucca rosa?
Aldilà delle premesse sto bene. Mio padre ha chiamato dicendo che non riceverò il regalo giusto nemmeno quest'anno. Concordo. Solo che detesto stare al centro dell'attenzione. Vorrei una controfigura.
sabato, settembre 25, 2004
Le regole dell'approssimazione
Mi hanno detto esci. Mi hanno quasi fatta sentire in colpa; la solita scostante e menefreghista. Bell'amica. Mi ha pure telefonato uno mezzo innamorato. Ha detto che no, non fa lo stesso. Io dico di sì. Che non c'è storia nè verso nè modo.
Dico che al posto del vento senza euforia allora venga la pioggia. Che i teorici dei massimi sistemi non hanno più senso. E il lavoro sporco sono sempre quelli sullo sfondo a farlo. Non c'ho nemmeno voglia di stupirmi. O di spiegare.
Penso a una camera con l'atmosfera quasi marrone. Alle strade che hanno quell'odore confuso fra l'acido e il dolce; una cosa nauseabonda e insieme vitale. Agli spazi lasciati liberi per chissà chi o quando. Una cosa tra lo scaramantico e l'illuso senza speranza.
Che donne. Lo diceva una che lo era; e che uomini. Il suo parlava poco e bisognava stare attenti. Una parola poca due troppe, ma nel mezzo un mondo intero. Che pazienza, santa pazienza. Ma di santo c'è poco; il massimo del misticismo è lasciar parlare gli altri prima di incorrere nella tentazione di giudicarli.
Ma non è questione. E' venerdì. Luci, colori, ricchipremiecotillon. Resto qui perché sono languida e grassa. Malinconica come chi è a dieta; pensieri obesi, fuori misura di almeno tre taglie. Sporchi come dopo un'abbuffata. Splendidi.
Nell'aria nessuna parola. "estate" ma solo al pianoforte, lenta e lunghissima. Alla fine sono intransigente, impaziente, solitaria e scorbutica. Mi piacciono le persone allegre, ma non rumorose. Quelle argute, quelle che basta un loro sorriso, quelle che sanno sempre dove ci si trova. Ma non lo danno mai, mai a vedere. Per questo ci si può fidare.
mercoledì, settembre 22, 2004
Il ragazzo dell'angolo
Di solito ci incontravamo davanti alla tabaccheria; lui un pacchetto di morbide ed io cioccolata varia. Poi ci scambiavamo i bottini. Ricordo che toglieva la pellicola e la carta argentata con una lentezza fastidiosa. E' sempre stato capace di pregustare i momenti. E faceva scivolare, piegare, quelle dita grandi, un pò goffe rispetto ai piccoli volumi della vita. Si parlava tanto in quel periodo, di come lasciarsi alle spalle strane incompiutezze e di come trovare la persona giusta. Io volevo sintomatico mistero, lui preferiva tette grandi e personalità agguerrita. Amici non lo eravamo davvero; c'è sempre stata fra noi una leggera intonazione, una gelosia, un possesso, un disiderio, taciuti, ma coltivati.
Mi piaceva con la polo scolorita e quell'aria scanzonata da ragazzo eterno e bugiardo.
Una volta mi portò a vedere dove sarebbe finito a lavorare. Mica vero. Ancora sognava senza comodato d'uso.
Ovviamente ci siamo persi fra un amore e l'altro. Lui a rincorrere femmine piccole, io ad abbuffarmi di romanticismo tascabile. Forse ci siamo ancora cercati, ma mai tanto da restare vicini. E nello scoprire un finale così banale abbiamo preferito scomparire. Nel tragitto è rimasto poco e niente.
Oggi mi sono accesa una sigaretta pensando a lui. Al suo buon nome. Agli acciacchi. Alle notti primitive. Ai suoi occhi verdi. Alle parole mancate solo per pochi minuti.
Chissà se fuma ancora.
martedì, settembre 21, 2004
Il tempo degli altri
Le finestre ancora non ho voglia di chiuderle, anche se fa freddo ed è buio pesto. Buio che non vedo nemmeno dove poggiare certe interferenze. Roba pesante. Mi stendo sul pavimento per ascoltare il battito del cuore propagarsi lungo le fessure fra una stecca e l'altra. Lo sento scivolare ai piani bassi, poi niente più. Allora mi giro sulla schiena, allargo le braccia, mi stiro.
Ma perché non ci sono più gli amori di una volta?
Chiudo il telefono, bacio la civetta e vado a dormire. Che non c'è peggiore attesa di quella inconsapevole.
sabato, settembre 18, 2004
Saturday on a solitary beach
Eri tu. Ricordo quando di mattina mi accoglievi in un letto troppo sfatto per essere sola. E raccontavi favole al contrario e di sera mettevi quel vestito viola. Tu ballavi con tutti e tutti si rifacevano la riga fra i capelli prima di avvicinarti. Dicevi di essere fragile e che lo sarei stata anche io. Dicevi che a mangiare con le mani non si offende nessuno" basta saperlo fare". Dicevi di non badare a chi ha le labbra troppo sottili. Gente cattiva, dicevi. Ti guardavo mentre mi parlavi di un uomo che avresti amato per sempre, dei suoi baffi, delle altre, del tempo dei dolori. Portavi la fede, ma senza troppa ideologia. "E non credere che la coerenza sia il paradigma dell'amore". Piangevi a volte e non mi facevi entrare in camera tua. Allora me ne stavo fuori ad aspettarti, seduta per terra, immaginandoti in un'altra vita. Di frammenti, senza indirizzo, con un pappagallo, con un cappello enorme, con la musica sempre in sottofondo come nei film. Sognavo imminenti tragedie e felicità esponenziali. Tu eri l'immaginario sotto il mio tetto. Il tempo del gioco portato all'esasperazione. Poi il giorno che te ne sei andata ho pensato quelle cose definitive che solo i bambini sono capaci di pensare. Ma il lusso dell'odio non te l'ho mai concesso. Ricordi? Lo ripetevi pensando a lui. E quando mi chiedevi se non fosse straordinariamente bello io sapevo solo dire della sua voce bassa, presagendo quanto ti saresti ancora ingannata. E di quanto io avessi da capire.
Era primavera. Sono passati anni. Poche righe sempre ignorate.
Oggi mi sono messa il tuo vestito. Ho risentito il tuo odore, o solo l'ho immaginato, e mi sei mancata come se fosse ieri. Sai cosa? Hai fatto bene a chiamare tua figlia come me. Ci sarò sempre, anche se questa lettera non te la manderò mai.
Sono o non sono diventata come te?
giovedì, settembre 16, 2004
Comunicazione di servizio/2
Sono faticosa. Perchè la felicità mi pare roba di istanti, sempre che ci sia. Lo dissi il giorno di Yellow Submarine.
Avrò una scrivania grande metà del mio comodino e tante pause caffé. Me lo hanno assicurato. Lo chiamano "farsi le ossa".
Ho voglia di mettere dentro una busta tutto il mio mondo e mandarlo avanti. Ne ho voglia ora che non posso altro. Altrimenti sarebbe il momento per dire "cominciamo da qui".
Ho mangiato troppe frittelle, bevuto troppo vino, annusato e dormito poco. Sono contenta che sia finita l'estate. Oggi è già inverno.
.. dovrei essere un grande poeta e il pomeriggio casco dal sonno... Poi la pioggia pesante; una roba fra dio e la natura. E il tempo che mi scivola addosso e l'odore di un uomo e le strane conseguenze dell'amore. E anche io che casco dal sonno.
mercoledì, settembre 15, 2004
Le chiavi di casa
Stasera ho visto questo. Ho quasi dimenticato le montagne blu sul fare della sera, ho quasi pianto, ho quasi temuto l'aria carica di pioggia, già fredda sulla testa, ma ancora calda ai piedi. In macchina P. ha parlato di amici cambiati, canticchiando canzoni sbagliate e generalizzando su tutto lo scibile. Io al solito mi sono distratta seguendo i puntini luminosi oltre il finestrino.
"fa bene essere un pò superficiali, si vive meglio"
La Rampling senza bretelle e cappello da ufficiale nazista sembra una donna come tante, ma non innocua. Non da filo di perle e lacrime amare.
"io porto gli occhiali perché vedo doppio, lei che non li porta, come vede? singolo?"
Ognuno di noi a qualcosa per cui farsi perdonare. Io stasera ne ho aggiunta un'altra.
lunedì, settembre 13, 2004
Comunicazione di servizio
Ho i pantaloni lunghi, neri, quelli che non devono piacere a nessuno perché non piacciono a me. Mi guardo riflessa nella finestra a fianco e vedo il disastro, schiena eretta, cinismo da lunedì e occhiale rosso. Sembro vera, ma è solo un'immagine. Al posto dei soliti quotidiani vorrei un carteggio segreto. Al posto di quelli che " l'einaudi uguale Calvino " vorrei quelli che " l'einaudi di Petrolini e Pavese ". Al posto del pranzo vorrei ancora dormire. E al posto degli ottimi conversatori, vorrei un pò di buona musica.
Tutto questo per sfuggire alle tensioni ché poi mi vengono le rughe e gli amici sorridono pensandomi sempre la più piccola. Invece.
giovedì, settembre 09, 2004
Il pretesto era un altro, ma poi mi sono distratta
C'è da dire che per una che non va bene sono perfetta. Me lo dicono. Grazie. Ringrazio sempre; del tempo, dell'attenzione e del delicato servizio in porcellana con cui mi si offre un caffè. Dai ricordi spunta un blocco a fogli verdi su cui probabilmente avrò scritto qualcosa di sensato. Poi ho smesso di prendermi sul serio e sono passata alla convivenza civile. Da allora sono stati giorni senza agenda e parole a cui attaccare poco più di uno sguardo che dicono parli parecchio. Di cosa non lo so. Non è tempo di domande nè di facili allusioni. Ognuno al proprio posto, con le generalità pronte per essere snocciolate. Che bello. Non vi sembra bellissimo? Oggi ho stretto la mano almeno a tre persone che con buona probabilità non vedrò mai più. Ma la porcellana era incredibile e il sottofondo musicale degno del miglior aeroporto. Mi viene il dubbio che in fondo al bisogno ci sia l'ombra dell'unicità. Voglio essere l'unica/o in tutto per tutti ovunque e sempre. Accipicchia.
Lo so che sembro triste e malinconica. Non è così. E' che lo zio Sam e parecchi dei suoi nipoti mi han rotto i coglioni. E' che mi fanno male le viscere a forza di vedere chi ci tiene il cappio. E' che se sento ancora parlare di colpevoli e innocenti, giusto o sbagliato, divento isterica. E' che mia madre è triste e non so perchè. E' che il mio cane pure e non so perchè. E' che mi andrebbe di sentire il pavimento freddo sotto, oltre che il cielo stellato sopra. Tanto per parafrasare. E' che di musica decente se ne sente più poca. E poi arriva sempre quello che la rende rognosa solo perchè ha voglia di fare il professorino.
Ecco, tutto qui. Il resto mi sembra sia già stato detto da qualcuno più assennato e se anche non fosse, certo non sarò io a dirvelo.
martedì, settembre 07, 2004
Ogni tanto mi tocca fare il punto
stamattina mi ha preso il morbo degli '80. mi sento molto into the groove; pianifico una settimana scomposta e inquietante. vorrei un colpo di scena. un'entrata inaspettata. l'improvvisazione, invece, è mestiere di precisione; ci vuole coraggio. io per ora mi sono affinata nella pratica dell'indolenza. e dell'insicurezza bellicosa.
settembre è il mio mese. settembre mi dirai quanti amori porterai... settembre tanto per dire ché si muore ogni giorno. settembre e non ho scuola da così tanti anni che basta uno zaino a farmi immalinconire. settembre e domani.
il resto sono stati questi tre giorni appena passati. le loro piccole felicità, gli universi paralleli, le risate, la totale assenza di prospettive. il solo desiderio di avere il meglio.
venerdì, settembre 03, 2004
Distonie
Ho mal di testa e lo stomaco rivoltato dalle infamie protratte. Se guardo un bambino non so dire se sia ceceno o russo e mi sento irrimediabilmente retorica. Non ne parlerò. Ho la festa bordo piscina, ho il mio piccolo mondo, ho così tante scarpe da pensare che il mondo sia fatto a paia. Un paio di cadaveri qui. Un paio là. A seconda dell'emisfero in cui cadono si può stabilire un prezzo.
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