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giovedì, luglio 29, 2004
A volte ritornano
Odio dover disfare la valigia; tutta la roba usata, stropicciata, soffocata, mi mette tristezza e assomiglia tanto all'umore che ho.
La casella di posta è piena. Per lo più di consigli dietetici e vibratori in offerta.
Dalla finestra entra aria che più fresca non si può. Mi fa alzare la pelle. Ho la pelle in piedi come quando mi sfiora o sorride.
Ho un amico che mi fa pensare di essere migliore solo perchè sta ad ascoltarmi.
Ho dei pensieri da sistemare e riordinare e delle emozioni e immagini e sensazioni di bocca e cuore.
Ho degli errori da cui imparare; nonostante l'orgoglio e tutte quelle cose di cui mi sono sempre ricoperta.
Mi piacerebbe poter dire non aspetto niente e nessuno. Ho tutto.
sabato, luglio 24, 2004
Big time sensuality
- compatibilità è anche cercare la stessa consistenza per il cuscino - il momento prima di avvicinarsi al sonno è indiscutibilmente egoistico - la materia del mio desiderio può essere l'olfatto - a volte si chiede a volte si prende - aspettare significa non pensare in due - libertà è la prima parola che mi viene in mente - le dune del deserto la prima immagine - al posto delle mani crescono bocche - al posto di queste parole, tu
venerdì, luglio 23, 2004
Ally lo capirebbe
Che mi piglia? Infilo un vestito e mio padre dice che sembro un lampadario di quelli di murano. Spengo il telefono tanto è la stessa cosa. Saltello sui tacchi altissimi per testare la resistenza prima del matrimonio. Immagino la F. domani. Chissà se al momento del sì le prenderà una delle sue crisi di risa. Mi accendo una sigaretta e dopo una sola boccata la spengo. Ha il sapore più amaro di questi giorni. Cerco di fare una sana autocritica, non il solito piangersi addosso, no. Una roba di quelle costruttive, da adulti; peccato che mi ritrovo a pensare alle ciliege, alla frutta, ai radicali liberi e alle prime rughe... insomma niente. Piango la mancanza. Ma lentamente mi allontano. E nella mente mi vedo come su una barchina, attaccata alla sponda. Ora bisogna stabilire quanto reggeranno o si allungheranno le mie braccia. Poco. Il contrario sarebbe una bugia. Mi lego i capelli con un piccolo pennello, quello dell'amore che mi disegnava fiori sulla pancia. Mi siedo in penombra per riprendere fiato; ho voglia di granita. Di bossa nova. Di qualcuno che mi dica di stare tranquilla. Di credergli. Di tuffarmi in acqua. Gelida, immergermi e trattenere il fiato fino a che dentro non è tutto sparito.
Che mi piglia? Appena lo scopro ve lo dico...
mercoledì, luglio 21, 2004
Onnipotenze...
io voglio, pretendo e non tollero, impongo, mi aspetto, esigo, scruto, poi mi rifiuto, non accetto, ma stiamo scherzando, ma io, ma mai, ho progetto, un sogno, io desidero, io affermo, e visto che sono indiscutibilmente intelligente, stabilisco, dispongo, scelgo, io presumo, interrompo, anticipo, io faccio, poi disfaccio, poi rompo, poi pago, io capisco, interrogo, mi arrogo, discuto, io, ...
ho in mente di destituirmi..
martedì, luglio 20, 2004
Happy end
io fra due ore e mezzo mi devo alzare. e portare in giro questa brutta faccia insonne. fingere che no, no, no, non è successo niente. con l'aria di chi non ne vuole sapere, mentre diranno che sono bella, che dovrei ridere, che non mi manca niente. a quest'ora del mattino è facile sentirsi vittima, carnefice, ferita, causa, conseguenza, arma, sangue, dolore; percepire il tutto, avendo nulla. e capire che gli errori hanno un loro tempo per essere assorbiti e compresi. io non faccio altro. sbagliare, intendo. lo faccio talmente bene che quasi lo dico con orgoglio. davvero.
ha ragione lei; non vado bene. serve di più. passeggio, braccia conserte, mi mangio le unghie. serve altro. io volevo fermarmi, invece ho cominciato a correre più forte. ora sono stanca e con la gola asciutta. i polmoni tesi, come fossi stata costretta sott'acqua per ore, come ogni respiro fosse un risultato da portare a casa. come quando ci si sente impotenti. o in colpa.
a parlare di cose belle ci pensa qualcun altro. io vorrei solo ascoltare le rane.
lunedì, luglio 19, 2004
Il risultato è...
che hai fatto domenica? sei stata al mare? no. no? no. e che hai fatto? ho pensato. molto? in quantità modeste e per quanto mi concerne. risultato? mi ritengo in grado di affermare che...
che decidere si decide sempre da soli... che i profumi svaniscono... che le mani si dimenticano... che ho un bell'ombelico... che il sesso ammorbidisce, ma non lenisce... che è sempre la stessa storia... che non devo convincere nessuno... che sono qui... che l'amica con gli zoccoli azzurri mi manca... che vorrei distrarmi... che mi divertono i vocabolari... che il fine e i mezzi sono due universi molto lontani... che non sopporto le spiegazioni... che restare sola con me è psiconoioso... che vorrei tirare di scherma... che alla fine mi piace il silenzio... che andiamo, suvvia, dai, insomma... che la domenica è il callo della settimana...
poteva andarmi peggio. sì? sì. cioè? avrei potuto pensarne anche più di queste stronzate... ti sei frenata? no, le ho lasciate per oggi.
sabato, luglio 17, 2004
Il week end sto in campagna
L'una passata in un qualsiasi luglio di questa vita. Gli anni sono come l'eco, si ripetono forte all'inizio, poi affievoliscono e diventano fusibili pronti a saltare.
Mi sento come il satellite di me stessa. Sono piena di fiori e cose colorate che quasi ho la nausea; ho pure il costume sotto. Mi accingo al pasto leggero del buon senso, ma penso intensamente al bloody mary.
Se tutte le persone che ho intorno ottenessero da me quello che vogliono forse perderei il gusto di ogni mossa falsa, poi riparata, e di quel sottile, perverso, inutile piacere che è smentirmi costantemente.
venerdì, luglio 16, 2004
Però...
Oggi ho bisogno di compiutezza. Dalla filosofia notturna dovrei imparare a non aspettarmi niente.
Dopo il caffè un vestito semplice, da stirare, macchina, ambienti freschi e condizionati, qualche saluto e di nuovo rimanere in superficie.
Questo luglio è terribile in diverse sue parti. Proverei a stendermi, se non mi piacesse così tanto decostruire.
giovedì, luglio 15, 2004
Averli, ma non sentirseli
Me ne vado a letto. Che dopo aver visto quattro matrimoni e un funerale, ogni volta, mi viene la tentazione di tagliare, di nuovo, i capelli come Fiona; taglio che in quanto a rendermi ridicola è secondo solo a quello dell'Imbruglia nel video di torn. Poi le poesie di Auden mi fanno venire sempre un pò la pelle d'oca. Poi Gershwin e la forma inaspettata d'amicizia. Poi c'è Respiro ed è bellissimo, con quei colori grassi, la terra arsa, le agavi che sembrano esplosioni della terra. Poi l'amore sembra un miracolo o una favola e nessuno lo sa bene capire. Poi avrei voglia della sabbia, del sale che si secca sulla pelle, che poi tira, del mare che sfiora le caviglie, mi fa trasparente, mi spoglia. Poi domani mattina vorrei trovare il cielo, il clima, l'ostinata solitudine di novembre. Poi il blog, questo blog, ha un anno e ancora quell'orrenda striscia arancione. Per non parlare dei contenuti. Poi mi bruciano gli occhi come quando li strizzo a lungo perchè altrimenti l'immagine non è nitida. Poi mi piacerebbe che lui fosse qui per guardarmi dormire. Poi non c'è, allora chiudo le luci. Ciao.
mercoledì, luglio 14, 2004
Not a second time
ci provo a vestirmi di giallo, a sorridere sempre, a tenere la testa alta. ci provo e deglutisco e invento storie e prometto giorni. ci provo, anche se ha ragione chi dice che sono matta, infilando pensieri dietro speranze dietro sogni. ci provo, ma fallisco. lo ammetto.
che non sono perfetta, che ho provato a rompermi, che inciampo distratta e vorrei quello che sembra siano sempre gli altri ad avere. mi innamoro e non basta. mi trattengo e non basta. mi metto in gioco, come fossi un mazzo semi nuovo, senza carte segnate, senza jolly per fuggire. ma non basta.
che noia (e rabbia) credere che il meglio sia già stato dato, che il meglio abbia un confine, che il meglio esista. non saprei, non ho una tabella, non ho misure e metri. so solo che io qualcosa ho visto e no, non era per me. allora sto qui un altro giorno col fiato sospeso a farmi domande che restano domande. a tamponare le ore e i minuti. col caldo virtuale, le parole sparpagliate di chi c'è da sempre, comunque, visioni tridimensionali, gente che si sposa, S. che torna ogni fine settimana e mi guarda e con le lacrime dice "non sarò mai più come prima", i tempi, sballati, scoordinati, le attese e la sensazione che ancora una volta qualcosa mi stia sfuggendo dalle mani.
sto qui e penso che per una volta potrei essere io a non muovere un passo. solo perchè lo merito.
martedì, luglio 13, 2004
Molto rumore per nulla
Oggi facciamo che non ci sono per nessuno, non seguo consigli, mi perdo un paio di volte e ri-tiro fuori maglie incriminate e lettere scolorite. Oggi al posto della pazienza sfodero l'indifferenza. Oggi avrei bisogno del lento dondolare, di mettere un freno alle lancette e di tutte quelle parole. Nessuna esclusa. Oggi vorrei fosse il giorno dell'abbondanza.
Non ho voglia di confondermi fra le ciabatte che strisciano, le maglie elasticizzate, l'odore di crema solare e le mete vacanziere. Io non sono in vacanza. Mi limito ad ascoltare chi se ne va, immaginandoli tutti altrove, uno sopra l'altro, compressi, felici a scadenza, colorati. Sperando, per un attimo, di avere questo altrove tutto per me. Immenso e fermo.
C'è un rumore di sottofondo che non sopporto più. Oggi facciamo che voglio una vita insonorizzata.
lunedì, luglio 12, 2004
Vacanze
C'è una casa. Ha il terrazzo che sembra l'iniziale del mio nome; ci sono le piante lasciate andare e i bonsai secchi. In mezzo, un tavolo scrostato, rovinato, che fa vedere la ferita della ruggine. Dentro i pavimenti sono scuri e ci sono tante facce appese: una è quella di un uomo truccato di bianco e rosso, un'altra quella di un ragazzo che non sorride alla macchina, ma a una donna, un'altra di due bambini. E' la più in alto, l'unica che non si riesce a toccare. Il letto è basso e guarda un piccolo mare verde. La cucina sembra così calda da volerci stare con nulla addosso. I passi sono pochi da fare, tutto è vicino al tutto e l'aria prima di entrare fa suonare lentamente il soffitto. Come a chiedere permesso. In questa casa ci sono storie di paesi lontani e corpi femminili. C'è quel profumo che sa di mandarino e cedro e zafferano. Il profumo che avvolge le coperte, le lenzuola, che abita appena dietro la porta quando la apri. Le pareti sono ingiallite dal tempo; in questa casa il tempo vale doppio. La solitudine è una buona compagnia svestita della faccia malinconica. La polvere si accumula sotto sotto dove si ignora ci sia e dell'orizzonte si capiscono più di tutto i colori.
C'è una casa.
In cui porterò semi.
domenica, luglio 11, 2004
Post Elio ovvero della pesantezza e del ridicolo
Guidare di notte da sola a fari accesi perchè ci si mette un cazzo a capire che è facile morire. Guidare contando le lucine, i lampioni e le uscite prima di quella per casa. Una, due, tre, alla quarta so che è troppo e accendo la radio. Provo a cantare, ma mi sento stonata. La mia voce rimbomba, rimbomba dentro e mi sembra d'essere vuota. Zittisco; penso alla serata andata sulla scia di doppisensi e amiche in spolvero. Penso che lasciarle di fronte all'ingresso della discoteca, scendere per salutare, beccare qualche fischio e poi andarmene, in fondo, assomiglia a qualsiasi altra partenza . Penso che chi non ha voglia di capire non capirà mai e io non ho più pazienza di chiedere niente. Penso che l'altrove sia una distanza incolmabile, dinamica, capace di spostarsi in sincronia con ogni mio passo. L'illusione è ritenerla vicina. Penso che l'aria fredda di stasera sarebbe bella da condividere, ma non saprei come dirlo, perciò inghiottisco e mangio una mentina.
Le cose scivolano e sì, ci si può trovare a sbagliare strada, uscita, cartello, ma da qualche parte si finisce sempre. Vuoi per la benzina azzerata, per la stanchezza o perchè quel posto, più di ogni altro, sembra quello giusto.
Metafore per dire che a volte mi perdo e non capisco più dove sono. Di notte poi si confondono i contorni e conviene contare, di tutto, piuttosto che immagire la strada senza un termine e che il resto sia solo qualcosa da aspettare.
mercoledì, luglio 07, 2004
L'acqua senza acqua
Qualcosa di troppo salato nella cena di stasera. Ho sete e nella pigrizia esasperata, aspetto di sentirmi seccare la gola, poi giù fino allo stomaco, poi oltre non so dove, prima di alzarmi e bere.
Da piccola bastava dicessi ho sete e una figura spettinata entrava in camera con un bicchiere pieno e la faccia stravolta. Adesso nel letto che sembra sempre un pò più grande, mi muovo cercando di allineare pensieri, a immagini, a volontà. E tutto diventa più complesso e intricato.
Mi manca non avere bisogno di nulla. Mi manca svegliarmi con la gola arsa, chiedere un pò d'acqua e riaddormentarmi senza interferenze emotive. Con le gambe piegate al petto, incantata, menefreghista, in attesa del mattino migliore. Mi manca la semplicità delle cose notturne; quelle che poi ti giri dall'altra parte e dormi.
lunedì, luglio 05, 2004
Swimming pool
Le mie gioie immerse nella tazza del caffè. Dolce. Colma di granelli di zucchero e mulinelli argentocucchiaio. Il posto migliore per leggerlo poesia è stato il pavimento; o al pomeriggio quando l'amicizia si vestiva d'amore e i sentimenti si mostravano al nulla. Un ricordo di tanto tempo fa.
Ora galleggio e il sapore della caffeina stride in bocca con i contenuti. Banali, noiosi e insufficienti. Stesa su una superficie celeste e azzurra mi chiedo quante cose possono entrare in un valigia di niente. E se il bisogno può essere la sua antitesi.
Mal costruita, perfettamente prevedibile, fotocopia di non so chi, blatero parole di tamponamento. Ma non è quello che vorrei. Mi basterebbe il beneficio del dubbio. Perciò faccio una smorfia facciale ed emotiva, chiudo tutto e torno egoista.
Chi l'ha detto che la paura fa bene?
domenica, luglio 04, 2004
Matrimoniabile
Ieri sono arrivata alla cerimonia con notevole ritardo. Mentre le stecche del bustino tentavano di innestarsi nella mia cassa toracica, qualcuno in overdose da campari cantava l'inno nazionale remixato versione o sole mio. Baci, anelli, sorrisi e bla bla. Durante il pranzo sono stati sgozzati i vitelli e le signore si sono scoperte le spalle. Tra un bicchiere di vino e un bicchiere di vino e un bicchiere di vino, ho avuto visioni mitologiche e desideri contrastanti. Matrimonio, no solitudine, no perizoma, no unione, no mutandoni, no nuda, no uomopiacente astenersi perditempo. Il vino non era un gran che e oggi, per svariati minuti, ho creduto di aver fatto solo uno strano sogno. In cui, attorno a tavoli rotondi, ragazzi in giacca bianca e signorine attillate sorridevano senza sapere che altrove una signora mucca aveva appena perso il figlio. Che la il tasso di testosterone era proporzionale alle bottiglie di montalcino. Che dopo il terzo antipasto ho cominciato a parlare in portoghese. Poi, la torta e la nonna dello sposo che si fuma un sigaro.
venerdì, luglio 02, 2004
Last tango

Non era per gli occhi. Non per le mani o quella bocca. Forse per come ha gridato Stella. Forse per quel modo sinuoso di muoversi. O perchè mi ha fatto credere di poter vivere un amore malsano dentro un appartamento vuoto.
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