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giovedì, maggio 27, 2004
 

Allez au delà de

..acque per fotografie, per cercare i complici da maledire,
acqua che stringe i fianchi, tonnara di passanti...

Forse De Andrè mi piace molto più di quanto abbia mai pensato.

Forse potrei non svegliarmi più, non dormire più, stare in silenzio,
raccontare tutto, poi smentire, correre e stare ferma, potrei immergermi, sollevarmi,
annuire, dimenticare, senza mai chiedermi il perchè.
Tornare, restare. Guardare, chiudere gli occhi.
Potrei fare tutto e il suo contrario e scriverlo fra molti anni in un "blog" che non sarà
più di questa vita, con parole che ora non riesco nemmeno a pronunciare,
con gli occhi ingrigiti e il sorriso allungato.
Potrei di nuovo scoprire, scoprire che in fondo la vita l'ho amata molto più di quanto abbia
saputo dire e che tenere la valigia vicino alla porta non è mai stato
un abbandono.














inesattezza di kairos | 20:47 |commenti (10)


mercoledì, maggio 26, 2004
 

Magic moments

cose per cui ridere oggi:

- la costanza paga
- l'istinto non mi tradisce mai
- mangio poco
- il caldo non m'innervosisce
- siamo seri

mi aggiro penzolante con sguardo saracinesca,
parto, ribatto, m'imbratto,
poco pulita rido e rimuovo, parlo e dimentico,
un pò alla volta mi gingillo con locuzioni, distrazioni, sensibili
manutenzioni,
mi siedo, ordino, prometto, mento, per di più credo,
accedo, concedo uno e uno solo dei finti finiti universi,
preferisco il bianco,
mi nascondo dietro il nero,
al mattino parlo poco e se c'è coda faccio passare tutti.

non ci posso fare niente se a sognare sono più capace che a vivere.
se dopo mezzogiorno non è più buongiorno.



















inesattezza di kairos | 12:56 |commenti (13)


lunedì, maggio 24, 2004
 

Have a nice day

Tracanno aulin come fosse martini. Lo metto nell'apposita coppetta e ci infilo
un'oliva.
Come mantra cito un alto picco della cinematografia "non fa male Rocky, non fa male"
La gola, la gengiva, le tempie, la nuca, no, non fanno male.
E' solo un'illusione ottica; allo specchio vedo una faccia candeggiata, in realtà risplendo come fossi
lavata col nelsenpiatti.
Provo a fare un sondaggio interno solo per scoprire che non ho voglia di ipertrofismi
comunicativi, di fare la parte di chi sta in coda, di sane abitudini emotive e
del vecchio gioco della prudenza.
Ubriaca di nimesulide cerco di
 mantenere una certa allure, evito di sbattere negli spigoli,
ancheggio, mi metto una sciarpa da dicembre e chiudo gli occhi.
Preferirei avere sane visioni mistiche, invece vedo solo una tettoia di fronte al mare mentre
nell'aria guadalupe pineda canta.













inesattezza di kairos | 18:44 |commenti (12)
 

Stasera, che sera

Questa sera le rotaie fredde.
Questa sera la pirotecnìa. Che val bene una messa.
Questa sera il passato diventava un sasso da buttare fra gli altri, mentre
le scarpe mi facevano venire male ai talloni.
Questa sera l'odore fortissimo, nel naso, di erba selvatica, incolta, scapestrata.
Il quadro generale comprendeva anche sentenze minimaliste sull'estetica ed io
che mi perdevo nell'etica della diffusione di messaggi neanche tanto subliminali.
Questa sera il furgone azzurro, delle caramelle, nascondeva il paradiso diabetico e
intriso di grassi adultibambini mai sazi.
Questa sera ridevo illuminata, mentre il cielo scricchiolava.
Questa sera chi non voleva allinearsi, tagliava fra fili altissimi, elettricità spostata
e magre aspettative.
Questa sera profondevo odore di borotalco.
Questa sera un uomo di dubbia statura morale ed euclidea, brandiva una paletta per schiacciare
le mosche, come fosse agosto.
Questa sera, guardandolo, ho pensato di potermi permettere di non usare le
maiuscole in caso di nuove conoscenze.

















inesattezza di kairos | 01:50 |commenti (4)


sabato, maggio 22, 2004
 

Drinking in L.A.

Poi nell'eventualità di un roteante dopocena alcalino sì bello e
allegro, non c'è dubbio, a galleggiare su luppoli schiumosi e ridere tanto,
da morire, con la voce stridula che non c'è l'ho mai avuta, parafrasando lo spot
dell'ultimo minuto e aver la malinconia negli occhi di chi si sente forse solo, e cerca, cerca
e non trova, con sublime prostrazione dell'ego, si indigna per l'indifferenza, ma continua
a farneticare, a pigiar bottoncini sempre più piccoli, mentre la vita
cammina anche sopra il tombino, quello poco prima della macchina.
Poi a questa eventualità ho detto no.
Preferisco fare il gioco dell'oca con quelle quattro pedine che mi ritrovo.

Faccio un giro sul tabellone sperando che il tiratore di dadi abbia la buona stella
accesa.











inesattezza di kairos | 00:20 |commenti (7)


giovedì, maggio 20, 2004
 

E ora?

L'ho lasciata là. In un piazzale enorme, insieme a non so quante altre anime morte.
Ho lasciato lì la sua carrozzeria viola, il parabrezza rotto, le gomme andate, il
muso da ranocchia.
La paleolitica twingo è spirata.
La fedele diligenza ha fatto un rumore simile ad un crscefgjhilttrfggscczax e
poi si è fermata.

Le sono rimaste attaccate le sere innamorate, i calci per un tradimento,
i colpi bassi e no, i chilometri rubati, nascosti, segreti. La notte incastrata sotto
la neve, un pezzo di arco medievale che ancora non me lo spiego, l'ospite per
un paio di giorni, le calze infilate all'ultimo minuto, L. che metteva la riga nera ad A. e
io che non volevo farmela fare mai.

Una volta sono rimasta lì dentro per ore ad aspettare l'uomo sbagliato.
Poi, come fosse la cosa più semplice del mondo, l'ho accesa e me ne sono andata.
Mi ricordo che stringevo forte il volante per impedire alle lacrime di scendere.
Loro sono tornate dentro, io a casa. Ancora una volta.
















inesattezza di kairos | 21:24 |commenti (8)
 

Istantanee

la donna ha uno strano colore al viso. s'impiccia e ride troppo forte.
la donna mangia mentine per l'alito senza sciupare il rossetto.
che lo sa. lo sa che quel rosso illuso e morbido sarà frontiera.
la donna se si alza, prima scosta i capelli dalle spalle, poi getta gli occhi
al muro, alla luce, alle mani di barista, di pianista, di uomo perso e infedele.
la donna piange e le cola il mascara. vorrebbe, ma non c'è mai riuscita.

l'uomo seduto non la osserva, ma la sente. non guarda.
l'uomo chiede di nuovo un bicchiere e si perde nel fondo, pulendosi le
dita dalla cenere.
l'uomo immagina carne di un bianco accecante e sospira. fissa l'ombra
dura che passa, si muove, flette e svanisce dietro una porta grigia.
l'uomo se si accende una sigaretta copre la fiamma con la mano e strizza
nello sguardo la vita, il fumo, l'amaro in bocca.

lei non ha più tempo, sporca il vetro con le labbra e lascia monetine, come
un sentiero.
lui come un giudice sommario raccoglie le accozzaglie di donna macchiata e
se le infila in tasca.
se ne vanno, lasciando l'odore della resa. insieme.
















inesattezza di kairos | 00:33 |commenti (2)


mercoledì, maggio 19, 2004
 

Bicchiere

Vuoi che si parli d'anima; è nell'intercapedine.
Si stringe e si allarga.
E' la mano che penzola fuori dal finestrino mentre il treno parte.
E' un gioco di numeri visti per strada, sognati, incrociati per caso.
E' quello che non ho voglia di aggiungere.

Per stanotte solo un senso di vaghezza che non appaia in disordine di fronte
alle tua parole. Vorrei ballare un pò, prima di accorgermi di essere troppo giovane
per una nostalgia tanto definita.
No. Per stanotte lasciamo che non ci siano le frasi giuste.
Versami nel bicchiere e poi inghiottimi.










inesattezza di kairos | 03:06 |commenti (10)


martedì, maggio 18, 2004
 

Francesismi

Mi presentano un tizio con gli occhi di fuori, di quelli che sembrano schizzare via dalle orbite
da un minuto all'altro. Gli stringo la mano grande e leggermente sudata.
E' l'amico di un amico ed io faccio la brava, anche se mi fa un pò senso e per gli occhi
e per il sudore.
Racconta di come è arrivato nel guado di provincia e di come aver eliminato traffico, orari,
alienazione da vortice metropolitano sia stata per lui una svolta.
Gesticola molto e ogni due parole ripete "capisci?"; mi viene il dubbio di avere un'espressione
vuota, ebete, recidiva.
Eppure stamattina allo specchio non ho notato niente. Niente di peggio del solito.
Forse non mi ero ancora messa gli occhiali, vai a capire.

Occhiopalla è un onesto coglione; dice di essere felice e di sentirsi finalmente libero.
Dice che la semplicità qui e lì che in questi posti che poter non temere il furto dell'albanese
l'inganno dell'arabo il ricatto del tossico... dice che ora va molto meglio.
Sorride con i suoi denti sani e quasi viene voglia di invidiarlo. Cosa ne sa lui che il mondo precipita,
che la libertà di cui parla è solo un'illusione da contribuenti, che il diritto viene costantemente
surclassato dall'interesse e non nell'atto, o non solo, ma nel concetto.
Che ne sa lui che chiamare libertà i 20 metri di giardino che si ritrova è un compromesso.
Lui vive sicuro in una bolla, recintata, filtrata, definita dall'automobile, dall'orologio,
dai libri nè troppo di qua nè troppo di là, dal sorriso rassicurante che gli ha insegnato la mamma.
Gli orrori che conosce sono solo distorsioni della parabola che ha attaccato al balcone.

Si stupisce del mio scarso entusiasmo e mi chiede "ma non ti senti fortunata?"
Vorrei quasi mollargli un ceffone e vederlo perdere quelle due palle che mi fissano; poi
mi accorgo di quanti sia facile offendersi se a parlare di libertà è una persona ottusamente felice.
Uno che ritiene il proprio mondo paradigma degli altri e che per questo "suvvia non ci si può lamentare".
Di fronte a uno così è facile sentirsi migliori.
Il problema è che quando lui torna a casa a inorridire di fronte ai telegiornali, io non mi sento
più tanto migliore. Capisco che la barca in un certo senso e la stessa per tutti. E che
delle tante illuminanti argomentazioni non resta che un sonoro mavaffanculo.
Complimenti.
































inesattezza di kairos | 16:10 |commenti (8)


lunedì, maggio 17, 2004
 

Industry

n.1
troppo facile anche questa volta.
pensare alle possibilità è come entrare in un magazzino vuoto; la risonanza
è sempre superiore alla realtà.

mi aggiro fra la polvere di questo spazio incustodito senza sapere con esattezza
dove fermarmi. sfioro quasi tutto con l'egoismo della viziatella.
mi fermo nell'angolo più remoto e provo a fare l'eco gridando "voglio".

n.2
supero il senso di colpa rompendo porte e vetri.
faccio entrare aria, gente, discorsi.
tento di riempire una scatola mentale, sapendo che non ci riuscirò
sono stralunata.

prendo una bicicletta e comincio a descrivere otto fischiettando canzoni
di una vita fa.
quando ancora non esistevo e il lusso di un gioco di parole come questo
nessuno poteva permetterselo.































































inesattezza di kairos | 12:24 |commenti (4)


sabato, maggio 15, 2004
 

Incredibile, ma nero

Troppa luce nella camera e troppo odore di fumo addosso.

Ci pensavo tornando a casa, sul sedile posteriore, guardando un lampione,
un fanalino catarifrangente, una striscia a terra, le facciate miscelate dei palazzi,
la città dimessa. Piegata.

Il rituale del venerdì in scatola mi ha stufata.
Come le strette di mano in esubero.
Come i meccanismi di socializzazione da bar.
Come le ragazze in giacca bianca e scarpe rosa.
Come i ragazzi con le magliette che sembrano cartelli stradali.
Come il "divertiamoci" a tutti i costi.

Come il letto per metà vuoto alle cinque del mattino.












inesattezza di kairos | 05:21 |commenti (8)


venerdì, maggio 14, 2004
 

Politica interna

Ho pensieri clandestini; senza documenti, senza foglio di soggiorno.
Per dargli la cittadinanza dovrò rinunciare a fantasticherie e altre amenità.

Bastardi.




inesattezza di kairos | 12:01 |commenti (3)


giovedì, maggio 13, 2004
 

Telefonia

Ho in testa parole incomprensibili, dette da altrettanto incomprensibili personaggi.
Al telefono mia madre piagnucola spaventata e a me torna in mente in bianco e nero,
quando portava gli zoccoli di legno, mi mollava ceffoni e io la chiamavo crudeliademòn.
Piagnucola, ha la voce liquida e si lamenta di mio padre.

Le dico cose inutili e confortanti; sono brava a distrarla. Sono una giullare nata.
Lei tira su col naso, infila un paio di raccomandazioni e ciao.

Chiudo porte, finestre, scuri, televisione, stacco i telefoni e mi trascino annoiata, impi
etosita
preoccupata, disgustosa e per questo disgustata.
E su, che non c'è modo di scampare ai pedaggi della vita.
Fumerei, ma poi quell'odore amaro addosso mi farebbe sentire una persona triste, grigia,
da soffitta.
Invece mi accomodo sulla mia poltrona perbene, apro un giornale terzista e accavallo
le gambe con fare solenne.

Inorridisco, mi indigno, scalpito, tutto come da copione, pagina dopo pagina.
In realtà sono altrove.
Penso che dovrei richiamarla e dirle che in bianco e nero è bellissima.
E che ha ragione quando dice che sono terribile.
Magari lo fossi di più.






















inesattezza di kairos | 15:33 |commenti (7)
 

Non lo senti?










 

 

 




Io sì.













inesattezza di kairos | 01:34 |commenti


mercoledì, maggio 12, 2004
 

Defrag

Affogo negli ombrelli che come funghi sbucano qua e là.
E da brave spore si riproducono come niente fosse.
Affogo nelle spore e negli ombrelli e mi fa abbastanza schifo.
Lo schifo mi chiude lo stomaco.
Affogo fra spore, ombrelli e scivolo dentro uno stomaco stretto e trasparente.
Oltre vedo la retorica decadente della pioggia e quasi mi viene da piangere per quanto
la trovo insipida.
Affogo fra spore, ombrelli, lungo uno stomaco stretto, con le mani che scorrono appoggiate
a pareti trasparenti, vedo acqua e acqua e acqua.
Che copre il pavimento; tutto comincia allegramente a galleggiare e penso che no, non
c'è niente da ridere. Tutta la mia roba si sta bagnando, si sciuperà, sarà da buttare.
Affogo fra spore, ombrelli, stretti stomaci trasparenti e cose da gettare alle spalle.
Dietro, nel chissenefrega, nel tanto ormai è andata, nel meglio così.
Troppa zavorra. Poi non ho braccia, nè fiato per reggere tanto peso.
Affogo, sì. E non c'è verso che mi fermi.
Vado che è una meraviglia; quasi mi diverto a travolgere tutto.
E fra ombrelli, spore, stomaci in trasparenza e rifiuti mi sento tanto
un'opera d'arte contemporanea.

Nessuno mi capisce, ma pagherebbero oro per potermi mettere nell'ingresso,
accanto al portaombrelli.





















inesattezza di kairos | 18:38 |commenti (8)


martedì, maggio 11, 2004
 

Preferisco il monopoli

C'è chi si infiocchetta delle proprie conoscenze, chi organizza tavole rotonde
selezionate e autoreferenziali, chi sta su un trampolino alto due centimetri e chi,
con vergineo candore, aspetta il carro dei vittoriosi.
Le discussioni sui blog hanno lo stesso odore dell'armadio di mia nonna, buon'anima.
Un armadio polveroso, chiuso e uguale a sè stesso dal giorno del suo funerale.

Più noioso di certe querelle c'è solo l'osanna che si fanno le cosidette blogstar,
con tanto di rametto d'ulivo.
Una fellatio breve, ma ossigenante, utile come un lavavetri in un giorno
di pioggia, avvincente come un convegno sui porri.

Allora io saltello, schizzo, corro da un blog all'altro, da un'idea all'altra, scoprendo,
imparando, rettificando e il più delle volte mi perdo. Dimenticando il punto di partenza.
Smarrisco la retta via e ignoro il contesto in cui precipito, con la consapevolezza che
organizzare questo disordine sarebbe renderlo meno vitale.
Introdurre, poi, una scala di valori in cui, strato a strato, ci sono i bravi, gli illuminati, i
venerati, i reietti, i fanciulli.. trasformerebbe la gran parata in una copia triste e soporifera
della vita oltre il pc.

Questo non è il libro cuore, non ci sono i bambini buoni e quelli cattivi da formare e redimere.
Qui ci sono i bambini dei quattrocento colpi; egocentrici, moralisti, traditori, geniali, coraggiosi,
bugiardi, menefreghisti, schegge impazzite senza traiettoria precisa.
Ognuno con le sue parole che, per quanto mi riguarda, non sono letteratura, ma pezzi
di un grande racconto che riguarda un pò tutti.

Perciò smettete di tediarci con le vostre penne rosse, stiamo giocando.





















inesattezza di kairos | 12:52 |commenti (13)


lunedì, maggio 10, 2004
 

D'ora in poi il film lo scelgo io

Il film di stasera mi ha fatto venire voglia di New York, di maglie senza maniche,
di uscire la sera con le gambe nude sotto la gonna, di rispolverare Dylan Thomas e
(ri)attaccare i post it senza curarmi del disordine.

I più gettonati sarebbero:

- no, non lo sei, qualsiasi cosa tu stia pensando
- l'attesa non è solo una sala
- smetti di dirlo, fallo
- basta
- non sei abbastanza alta per essere snob
- fatti un giro

Nell'enfasi del mio astratto compilare foglietti colorati, mi sono trovata al freddo
di un'anomala sera di primavera, con quell'aria, quell'atmosfera invitante e seducente,
ma nessuna sedia libera dove sedersi.
In quel caso non rimane altro che tornare.
Che sia una casa, un letto, un corpo di quelli conosciuti, un 'idea.
Tornare e scrivere da qualche parte - smetti di pensare al freddo
                                                   prova solo a sentire -
















inesattezza di kairos | 02:53 |commenti (9)


venerdì, maggio 07, 2004
 

Di chi è la festa?

Che strano. Se potessi darglielo, questo sarebbe il biglietto.

Con il corsivo posso sbilanciare le parole sperando di non sbagliare troppo le dosi.
Avrei da dirti tutto quello che è succeso in questo anno, tutte le partenze e quelle che
avresti chiamato finte provvidenze.
Con la tua proverbiale rigidità e il senso del dovere come chiodo fisso.

Il tempo stringe, oggi ti fa l'occhiolino;
 di me non se ne cura da un pò.
Speculo su libertà illusorie e ricordo la nostra adolescenza sciocca, caramellosa, indolente.
Felice senza misura, ottusa quasi.
Tu ridevi pensando di poter giudicare il mondo intero, io lo facevo per dare aria ai polmoni;
il resto non ci era concesso o solo eravamo troppo semplici per cedere alle lusinghe della vita.
Come vedi, non esaurisco il senso della distorsione.
Neanche oggi in cui dovrei farti gli auguri per un compleanno come altri.
Allora l'augurio vero sarebbe non augurartene più nessuno. Ma solo una perfetta felicità, senza sbavature
e senza scadenzario.
Quella che non capirò mai.

Invece non glielo darò, per motivi di basso profilo e vecchie crepe.
Passerò la giornata a fare buone azioni senza rendermene conto.
















inesattezza di kairos | 12:46 |commenti (8)
 

Piani alti

















La prima volta che l'ho visto è sbucato da destra; aveva una giacca ruggine.
Pedalava senza troppa convinzione su un mucchio di ferro nero, cigolante, ossidato.
Dall'alto devo essergli sembrata una strana promessa di felicità
Quando è arrivato quassù, senza fiato e senza nome, ha detto le tue scale cigolano..

Abbiamo trascorso la vita ad oliare le nostre diffidenze.
Nella prossima passeremo alla vernice.


























inesattezza di kairos | 02:27 |commenti (5)


giovedì, maggio 06, 2004
 

Hair Conditioning

Ci sono statistiche che confermano il rapporto conflittuale donna-capelli e
le gravi malattie psicanalitiche che ne conseguono. Si parla di un 99% delle
donne affetto da disturbi della personalità dopo una seduta dal parrucchiere.
Per non parlare delle allucinazioni, delle crisi isteriche e della perdità quasi totale
dell'autostima in seguito a lavaggi e fonature casalinghe.

Il problema è che le chiome sono bizzarre creature dotate di una vita propria;
tendenzialmente sovversive, disobbedienti, girotondine, non rispondono alle
sollecitazione di schiume alla soia, che costano come una rata del mutuo, nè a
sofisticati derivati del catrame che trasformano magicamente la testa in un triste raccordo,
tantomeno si piegano a considerevoli quantità di gel al silicone. Lo stesso che si usa per
isolare le cabine doccia.

Di fronte a tutto questo la donna ha solitamente due reazioni.
Reazione aggressivo-maniacale: se li lega, eliminando ogni ribellione del sistema.
Reazione emotivo-depressa: si chiude in bagno e getta via la chiave.
Nel primo caso ci sono degli inconvenienti, niente di che; l'attaccatura si alza almeno di
tre centimetri, gli occhi assumo un taglio diciamo orientale e sorridere/ridere equivale a
spezzare l'elastico e uccidere qualcuno a un km di distanza.
Nel secondo caso ci vuole o un fabbro o un buon mediatore.

La vera tragedia è che tutto questo scatena in noi una totale e assoluta mancanza di
sicurezza. Sicurezza che andiamo drammaticamente a cercare nelle buone parole di
spauriti maschietti.
- ... lo sapevo! Non mi dici niente! -
- Eh? -
- Non ti sei accorto della mia nuova pettinatura ?! -
- .. ah.. come no.. stai benissimo -
- No, sei un bugiardo, sono orrendi! -
- Ma dai, sono carini -
- No, sei uno stronzo, non ti piacciono! -
....

Ogni donna, ogni mattina, lotta con un nemico più grande di lei.
Per cui quando ci vedete assorte davanti a patinate pubblicità di perfette
signore acconciate, non ci giudicate leggere sognatrici, pensate piuttosto a un guerriero
che sogna l'ultimo definitivo scalpo.





























inesattezza di kairos | 15:41 |commenti (8)
 

Progresso?

Non ci capivo niente prima, non ci capisco niente ora.
Con la sola differenza che questo azzurrino che il signor splinder ha
scelto, fa tanto casa di riposo.



inesattezza di kairos | 10:53 |commenti (3)


mercoledì, maggio 05, 2004
 

I primi venti secondi più lunghi della mia vita

la volta in cui ho rivisto M.
la volta che ero solo in canotta bianca e piedi nudi.
la volta che ho rubato una penna.
la volta che ho sentito il profumo più buono mai conosciuto.
la volta in cui ho rotto tutto contro un muro.
la volta che ho barcollato sui tacchi altissimi.
la volta che pur di arrivare in quella casa ho commeso un reato.
la volta che di notte, col buio pesto, pregando o imprecando, ho fatto troppi chilometri a piedi.
la volta dell'amica con gli zoccoli azzurri.
la volta del sale sopra la tavola di legno graffiato.
la volta in cui ho imparato a dire basta.











inesattezza di kairos | 12:38 |commenti (9)


martedì, maggio 04, 2004
 

Incipit

E' stata la mia prima bugia: l'ho vista. Una città di case chiese caserme.
Di cassonetti. Continuavo a ignorarne i volti; spesso di passaggio. La vera
causa del mio smarrirmi.
Chè non avevo nessuna cartina, perciò mi sono persa.

Il gioco è qui.




inesattezza di kairos | 15:28 |commenti (4)
 

Clouds in my coffee

Ogni promessa è un seguito.


inesattezza di kairos | 15:03 |commenti
 

Se per caso


ti scriverei se non fossi così lontano; una pelle solo da terminare.
ti direi di spostarti un pò per non coprire il gesto con l'idea.
saremmo leggeri per poter immaginare di.
là, nel mucchio inebetito di nostri simili.
ti scriverei senza l'incombenza di una risposta.
saprei dirti in quanti passi mi sono avvicinata.
tu, forse, mi chiederesti sedere sul marciapiede, con quello
sguardo da ragazzina senza ombra di. dubbio.











inesattezza di kairos | 01:13 |commenti (4)


lunedì, maggio 03, 2004
 

Dubbi

Bossi si iscrive alla lista per le europee e stasera ci
sarà un'eclissi.
Non ho ancora deciso se è un giorno di merda o no.



inesattezza di kairos | 14:51 |commenti (5)
 

Soap opera

Ostruzionismo al lunedì.
Ho fatto sogni igienici, con bolle di sapone e schiuma sopra coni gelato.
Forse il mio bisogno di dare una bella ripulita generale si sta impossessando anche delle
varie fasi rem e mi manda segnali neanche tanto fraintendibili.

Cammino galleggiando e mi strofino gli occhi.
Metto un piede nella vasca del quotidiano e mi accorgo che sarà meglio
cominciare le trattative per una temperatura più consona.

Non ho voglia in questo inizio settimana di ricordare. Niente.
Preferisco allegramente schizzare, mentre una paperetta gialla
mi tiene d'occhio nel caso dovessi smarrirmi.








inesattezza di kairos | 11:28 |commenti (2)


domenica, maggio 02, 2004
 

Atrio

C'è una fila di piccole sedie nell'atrio della mia vita.
Ci sarebbe posto per tutti, a dire il vero.
Solo che alcune si sono rotte, altre continuano a capovolgersi, si
assottigliano o rimpiccioliscono.
Non avendo il piglio del falegname le lascio al loro destino.

Se qualcuno mi chiede se si può sedere rispondo sì.
Quello che non dico è che potrebbe cadere.
 








inesattezza di kairos | 15:57 |commenti (4)


sabato, maggio 01, 2004
 

Simboli

Quando cammino ogni tanto mi fermo per guardarmi indietro, per vedere cosa mi sono
lasciata alle spalle, per completare l'immagine, nel caso avessi dimenticato qualcosa.
Oggi l'ho fatto di scatto fra tanta gente. Dietro mi sono trovata un uomo anziano,
con un garofano rosso attaccato al manubrio della bicicletta.
Sorpresa, inconsapevole, faccio un sorriso. Lui ricambia e specifica che quel garofano "bada bèn,
non è sosialista, ma comunista".

Ecco, da oggi il primo maggio per me sarà quel garofano portato in giro da ottanta anni di vita.






inesattezza di kairos | 23:51 |commenti (2)
 

Effetto notte

molto, molto lenta. la notte continua a traballare e io a pensare di essere in ritardo sui
pensieri anche solo per iniziare un qualsiasi monologo
. lenta la carne a raggiungermi,
lento il cielo a coprirmi e le stelle a spostarsi da sopra a sotto i piedi. lì dove dovrebbero fare più
luce. ma questa è una vita capovolta, di gogne e ghigliottine, senza perdono o merito.

lenta. nel locale soffocante donne con la sigaretta sulla punta delle dita e uomini con
sguardo spermatico. chi non si è mai sentito fuori tempo massimo in un posto così?
fuori discussione, fuori giri, fuorviato? lancette sincronizzate per scattare da una notte
all'altra. chi mi dà una pacca sulla spalla e quasi si dispiace che all'ombra della mia twingo
in fiore, taglio questo buio per non dovermi mai sentire parte di.

- già te ne vai? ma come sei messa?! -
- per ora in verticale -










inesattezza di kairos | 02:13 |commenti (2)