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sabato, febbraio 28, 2004
 

Quindi?

Sento il rumore della pioggia che ricomincia, si interrompe e ricomincia.
Forse preda di una crisi di identità la metereologia oggi mi rema contro.
Mi bagna le tempie, i capelli, gli occhi.

Il tragitto, ancora in forse, prevede paesaggi in successione, una notte di massacri e
disfacimenti vari, poi domani la città metafisica e sinistra.
Come una canzone di Etta James.

Ho una visuale divisa. A intermittenza, simile ad alcuni pensieri.
Le trasmissioni sono disturbate.
O forse tutto comincia a seguire un ritmo cardiaco.







inesattezza di kairos | 12:52 |commenti (4)


venerdì, febbraio 27, 2004
 

Vaderetro

Spero che quell'insulso che ha rifatto Moondance di Van Morrison versione orghestrina,
venga colto da feroci attacchi di dissenteria.
Poi voglio vedere come gli riesce l'imitazione di Sinatra.



inesattezza di kairos | 14:27 |commenti (3)
 

Cromoterapia

Lei - ho impermeabilizzato i sentimenti -
Lui - fai bene, sono giorni di pioggia -
Lei - ho paura, potrebbero stingere -
Lui - non preoccuparti,comunque, sono daltonico -

Non smisero mai di chiedersi di che colore fosse il desiderio.

 





inesattezza di kairos | 02:09 |commenti (3)


giovedì, febbraio 26, 2004
 

No alarms, no surprises

Scendevo una grande scalinata, quando ho incrociato una paio di occhi verdi.
Limpidissimi. Come nient'altro in questa giornata.
Occhi che mi hanno seguito fino all'ultimo gradino, prima che mi stringessi nel cappotto e uscissi
nell'aria pesante e umida.
La pioggia me li ha tolti di dosso e nella memoria ho provato a cercare un' analogia fra
caso e sentimento.
Ho trovato solo una vecchia sensazione che credevo di aver perduto nell'ultimo trasloco; tanto
lontana e impolverata da non aver avuto nemmeno il coraggio di toccarla.
L'ho messa all'angolo, come un avversario da combattere, da spingere alle corde.

Il semaforo è passato al verde in una frazione di secondo; ho messo la prima, seconda, terza,
ho fatto il mio dovere. Attraversando le intenzioni con indifferenza per passare ad un più
condiviso senso della responsabilità.
In realtà mi sono solo voltata dall'altra parte. Per pensare più liberamente a piedi nudi
e odore d'erba. Per non inciampare sui dolori altrui, che per il semplice gioco delle
parti, mi si sono appiccicati alla pelle e, una volta a casa, ho dovuto sfregare più forte sotto
la doccia. E vederli scivolare via, fra schiuma e scaglie di pregiudizio.

Poi il campanello ha suonato. Lo ricordo. In un giorno di febbraio di diversi anni fa.
Ho aperto la porta sul sorriso di un ragazzo che aveva in mano una rosa lunghissima.
Nell'altra, infreddolita, teneva un foglio piegato in due. E mi guardava.
Da quegli occhi ho tirato via pezzo a pezzo, mani, bocca, centimetri di pelle appena scoperta e
la sensazione di aver dimenticato tutto senza voler sapere più niente.

Per cui non me lo chiedo il motivo di tanta irrequietezza.
Sposto il coperchio di una scatola e so che lì troverò quel foglietto piegato, insieme alle
lettere di V. quando avevamo sedici anni, i primi scatti in bianco e nero, il biglietto di un concerto
a cui non sono andata, il regalo della guida senegalese, parole, premonizioni, bottoni..
paccottiglia varia che solo a guardarla mi scopro nostalgica e che segna la mia esistenza.
Ora sono indecisa; non so se di questo giovedì voglio conservare gli occhi verdi o il desiderio di trovarne ancora.
O solo decidere di dare una bella ripulita.

























inesattezza di kairos | 21:34 |commenti


mercoledì, febbraio 25, 2004
 

a carnevale mi travesto da isotropo

le cose erano altre e avevano un sapore diverso. come le gocce del pomeriggio trascorso.
inutilmente attaccate a giacche e ombrelli, confuse con i coriandoli a terra, sotto le zampe dei cani.
erano differenti da tutto; forse nuove, insapori o in frantumi. erano mie. le ho avute per le mani
mentre pensavo alla luna storta e raddrizzata. a quello che altri chiamano fortuna ed io
semplicemente noia. alla porta attraversata, lasciata sempre socchiusa per quello che sarà.
un giorno da vivere, comunque. che arriverà vestito di tutto punto, ma con l'aria distratta.
un vero signore.
senza il tempo attaccato ai polsi, come manette di cui nessuno ha più la chiave.
perse fra le attese d
i treni, degli autobus, di una risposta che sia vera; perse e ritrovate negli
angoli della memoria. fra le paure che non fanno più paura e lo stupore che ha smesso di rivelare
il desiderio e il bisogno.
erano le cose che ti passano accanto un momento, mentre gli altri continuano a camminare parlando sottovoce
di piccole ossessioni.
erano il desiderio di silenzio e vuoto assoluto. erano cose semplici e impulsive.
come le gambe delle donne, che se piove scappano via.
ecco, avrei dovuto farlo anche io.

















inesattezza di kairos | 01:40 |commenti (12)


martedì, febbraio 24, 2004
 

Dipende

- si è accesa una luce -
- una speranza? -
- no. qualcuno deve aver aperto la porta del frigo -



inesattezza di kairos | 01:01 |commenti (6)


lunedì, febbraio 23, 2004
 

Terapia intensiva

Ho messo le sensazioni sotto monitoraggio continuo.



inesattezza di kairos | 22:55 |commenti (3)


venerdì, febbraio 20, 2004
 

Se quattro son meglio di due

Ci sono delle piccole costanti nella vita. Dei marchi di fabbrica che in un modo o nell'altro parlano di noi. Ci permettono di tracciare un percorso e di non perderci mai di vista.
Ecco.

Avevo sette anni e gli occhiali erano di plastica nera. Degli ovali schiacciati con in rilievo sulla sinistra, un
piccolo fiocchetto verde. Li portavo un pò storti e con un certo orgoglio.
I capelli alla Jean Seberg e una maglietta con piccoli fiori gialli; non avevo bisogno di niente e nessuno.
Con V. ci nascondevamo in una vecchia casa abbandonata, dopo aver rubato i tacchi alti di
mamme e sorelle.

Avevo dieci anni e gli occhiali erano di metallo rosato. Sottili e lucenti.
Portavo superga rosa e i capelli legati in alto. Cantavo "joe le taxi" e sognavo di poter
salire su una di quelle macchine gialle parlando in francese.

Avevo tredici anni e gli occhiali erano marroncini con lenti verde scuro.
Li avevo voluti uguali a quelli della Winger nel Tè nel Deserto; il basco rosso non l'ho mai trovato.
Ma ho continuato a sperare di andare fra le dune con una vecchia bicicletta. Poi fare l'amore
con la sabbia sui vestiti e i capelli.

Avevo diciotto anni e gli occhiali erano modello anni '50, un pò in su. Azzurro chiaro.
Venivano da New York, da non so quale bancarella. Un regalo.
Li portavo quell'estate in cui un ragazzo mi disse "sei strana" e io gli sorrisi pensando di
essere già altrove.

Avevo ventidue anni e gli occhiali erano di un metallo satinato. Canna di fucile. Leggermente avvolgenti.
Piacevano a tutti, tanto, ed erano quelli con cui vedevo meglio.
Per entrambi i motivi li ho portati poco. Troppo corretti e condivisi. Troppo semplice.

Ora ne ho un paio rossi. Una tonalità viva, accesa, senza esitazioni.
Mi fanno sentire allegra. E' come se tagliassero in due la mia persona.
Quello che si vede e quello che potrebbe esserci, ma che non a tutti è dato sapere.
Magari un assaggio.
Li avevo quando ho capito che servono molto più i dubbi che le risposte e che le certezze sbandierate
non sono mai un'insegna festosa.




























inesattezza di kairos | 15:06 |commenti (9)


mercoledì, febbraio 18, 2004
 

Il pranzo di Babette

V. mi ha chiesto di accompagnarla a pranzo con dei suoi amici di fuori - dai, non sono tanto il tuo genere, ma
magari ti diverti. poi gli ho tanto parlato di te - Suona un pò come una minaccia, ma accetto da brava
signorina pronta all'interazione sociale.
Mi portano in un ristorante macro-vege-bio-salutista.
Sembrano tutti piuttosto soddisfatti dell'ambiente che è a un passo dall'essere asettico, ma politicamente
corretto.
Gentili signori (perchè in certi posti i camerieri non esistono) portano prelibatezze al vapore e tutto
scorre fra un "..mmmhhh.." di puro godimento ed espressioni che sembrano dire "sono felice. la pelle
traspira e lo stomaco gioisce". Il mio starà facendo un picchetto, ma tant'è.
Poi la signorina seduta vicino a V. incauta mi chiede - adoooro i germogli di soia. tu no? -

..........


vuoi veramente che ti dica cosa penso dei tuoi germogli di soia? ecco. sono solo uno dei tanti lussi di questo
occidente ottusamente viziato. come le poltrone oasi, dove intere famiglie sprofondano per non dover
guardare più fuori, come le termocoperte, le tv al plasma, i tuoi finti gioielli etnici, che non solo sono un
insulto al buon gusto, ma anche a chi li indossa dall'altra parte del pianeta; come le congreghe, le sette,
come chi arriccia il naso di fronte all'aspirina, poi per curare un raffreddore spende metà del debito
pubblico in una beauty farm, come chi corre sopra i carboni ardenti per ritrovare fiducia in sè stesso e poi
se il verde tarda a scattare ha bisogno degli ansiolitici.
come gli psicologi per cani e le bottiglie d'acqua dietetica.
vedi, è così enorme la quantità di "cose", di bisogni indotti, di nuove ansie studiate a tavolino, che anche
l'inutile diventa una necessità. lo capisci?
lo capisci che stai mangiando un trend? che sei merce da statistica?
lo capisci che se mi dici - ma io voglio essere libera di scegliere - sei già fregata?
perchè le possibilità non sei tu a determinarle.
quindi non mi tediare con le tue pose da radical chic, da novella paladina dei diritti del ravanello e
lasciami soffrire fra uno spinacio depresso e l'altro.

..........

V. mi guarda con la forchetta sospesa.
Forse mi sono assentata un attimo.
- germogli di soia? perchè, sono commestibili? -































inesattezza di kairos | 17:17 |commenti (10)


martedì, febbraio 17, 2004
 

La notte è piccola per noi

Volevo vedere Truffaut, ma un momentaneo arresto del senso del pudore mi ha distolta.
Ora è tutto stropicciato, come dopo l'amore.
Solo che la stanza è vuota e il bicchiere ancora intatto.
La verità è sempre ben altra, ma per il momento mi accontento.
Senza sommare elementi eterogenei; sale più terra, più fumo, più lana. Le addizioni possono, in effetti, non portare al risultato sperato; mi sistemo i capelli e ipotizzo di abbandonare la matematica in favore dell'insiemistica.
Tento di intersecarmi con il sonno, o perlomeno con uno stato di veglia apparente.
Ma il battito d'ali di una farfalla in non so quale altro continente, ha fatto tremare il letto
e sciogliere il mio ego nelle più banali proiezioni.
Potrei alzarmi cercando il senso di una vecchia canzone in cui la Mannoia diceva ".. che peccato, questa casa è un magazzino abbandonato.." , tentare di ipnotizzarmi con domande di stampo marzulliano o provare
a capire le regole del bridge.
Sapendo che nessuna di queste cose mi servirà a nulla.
Sistemo le coperte intorno alla sagoma di un sogno lasciato qui sere fa.
Mi spingo nell'angolo ancora indecisa sul vero significato dell'insonnia e provo a stupirmi
con una teoria possibilista per cui tutto può dipendere dal cattivo funzionamento
dell'impianto di riscaldamento.
Ai piedi del letto sfilano interi plotoni di civette, licaoni e istrici.
Mi giro su un fianco e mi accorgo che concentrandomi su quel profumo riesco quasi a sentirlo.
Mi avvolge e per un momento ho il presentimento che il bicchiere stia per frantumarsi senza
lasciare schegge sparse.





















inesattezza di kairos | 03:21 |commenti (12)


lunedì, febbraio 16, 2004
 

Stasera vado a correre

Troppi chilometri per essere un lunedì mattina.
Poi Firenze aveva uno strano odore.
Ho percorso il corridoio di un ospedale almeno seicento volte.
Ho aspettato, capito, poi sotto gli occhi di un'infermiera dal piglio nazista, ho sceso le scale due per due.

A casa il mio cactus di cui non so il nome, mi ha accolta con piccolissimi fiori fucsia.
Le porte hanno scricchiolato in concomitanza con la lingua che avrebbe voluto anche dire, ma non
c'era nessuno.
Ho tolto tutto: bracciali, anello ,faccia, pensieri.
Ho riordinato le parole, ho sorriso per qualcosa di inaspettato e un momento di assoluta
estraneità ai fatti e circostanze mi ha pervasa.

Il senso di vuoto non ha l'effetto di intristirmi.
Mi allontana. Da tutto.
Se premessi il dito contro una spina del cactus anonimo, il dolore che sentirei non
sarebbe reale.

Informazioni incomplete circolano fra cervello, stomaco e ipotalamo; per non fare troppa confusione
impongo un silenzio stampa interiore.
Una voce di cui conosco anche la consistenza mi ha dato la ricetta per
stare meglio: allontanarmi in sei minuti e in sei minuti tornare.
E' arrivato il momento delle scarpette.

 

















inesattezza di kairos | 15:57 |commenti


sabato, febbraio 14, 2004
 

Punti di vista

Lei disse - Tu non mi ascolti -
Lui rispose - L'ultima volta che l'ho fatto ci siamo sposati; mi sembra
sufficiente -
Lei - No. Voglio anche il divorzio; voglio tutto! -
Lui - Ingorda -
Lei - Grazie -

Continuarono a incontrarsi di nascosto per il resto della loro vita.







inesattezza di kairos | 12:31 |commenti (7)


giovedì, febbraio 12, 2004
 

La galleria

Le donne sono due.
Hanno le sagome azzurre su fondo indaco.
C'è un fiore che sembra essere una peonia; mi fa pensare alla cina.

Dentro la galleria fa troppo caldo.
Mi fermo a guardare una piccola scultura di Rodin; nelle stanze circostanti ci sono almeno due gite scolastiche.
Una coppia di gay, un anziano solo, due donne probabilmente femministe, che di fronte alle foto di Newton hanno storto il naso e tre ragazze con dei blocchi enormi per disegnare.
Gruppetti di adolescenti si rincorrono preda di ormoni deliranti, si sorridono di fronte ai primi scatti di nudo, al bianco e nero che sembra dilatare la pelle, magari si domandano se le ragazzine che tengono i jeans calati fino alle mutande, sono così. Come quelle donne che mostrano le spalle nude all'obiettivo, che si pettinano, che sorridono coprendosi il viso.
Quelle stesse ragazzine fanno la faccia annoiata e si mettono a contemplare Klimt.
Che quello lo conoscono.

Cammino lentamente tentando di non sbandare, tanto sono stanca e tanta è la consistenza di quello che vedo.
Tutti questi corpi sezionati, esposti, morbidi.
Mi circondano e mentre li osservo capisco di percepire meno il mio.
Bravo a trasportarmi, ma mai così azzurro come i busti di Matisse.

Passo attraverso le venti e più stanze, sorrido da sola, forse senza una mimica, di fronte a certe rappresentazioni che colpiscono di più il mio senso estetico.
Mi sento bene. Davvero.
Mi sento come quando da piccina mi incantavo a guardare le giostre; il loro lento muoversi. I colori.
Non volevo semplicemente salirci sopra, volevo sentirmene parte.
Attraverso l'atrio grigio, esco e sotto un sole deciso mi siedo ad aspettare l'autobus. Il 38.
Arriva dopo pochi minuti, salgo e decido di rimanere in piedi.
Poi accade.
La luce entra ad ogni centimetro percorso in modo diverso; è deviata dai palazzi, dai tetti, riflessa da vetri ovunque, finestre, specchi.
Arriva e di volta in volta mi colpisce in un punto differente; poco prima di scendere intercetta il mio polso.
E' una sensazione di calore e stupore.
Un effetto ottico
che per un attimo ha permesso alla mia pelle di diventare azzurra.

Poi qualcuno ha chiamato la fermata ed ho smesso di essere come quelle donne fatte di colore.
Sono scesa dal 38 e dalla giostra.






















inesattezza di kairos | 17:19 |commenti (9)


mercoledì, febbraio 11, 2004
 

Last Minute

stasera - Io e Annie -
non ho una valigia da disfare.
non ho nemmeno un souvenir.
devo semplicemente riaggiornare il mio navigatore interno.






inesattezza di kairos | 21:18 |commenti (5)


lunedì, febbraio 09, 2004
 

Lupin ovvero della fisarmonica di Piazzolla

 

L’ascensore ha un colore forte ed è strettissimo. Sale e scende solo quando fuori fa buio. Stare lì dentro

mi fa pensare di essere in un film di Kubrick. Ha cominciato a muoversi la notte in cui ho tirato fuori

le mie scarpette rosse. Le ho messe e mi sono sentita in tono con l’ambiente. Ogni tanto una scossa,

qualche cigolio, qualche interruzione. Ho provato a scendere o lui a salire; posto per entrambi non c’era, ci siamo stretti, ognuno con delle borse enormi dietro.
Che farne? Ci siamo seduti sopra per qualche piano, abbiamo imparato a capire la punteggiatura, simile,

poi abbiamo anche trovato spazio per una divagazione.
Quando le porte si sono aperte e chiuse sulle sue spalle, i due metri per due hanno ritrovato il loro ordine

ed io alla luce del neon mi sono vista una pelle trasparente.
Non so ancora se i bulbi di tulipano siano stati piantati. O se un racconto è finito. Ma qui non ha importanza.
Qui restano tutte le parole cercate, indovinate, costruite, aspettate. Resta la stima, l’affetto,

la certezza che sia solo una strana forma di difesa quel continuo dare e togliere, vantarsi e schernirsi, cercare e fuggire.

Restano insolite diatribe sulla ricetta del pane, provocazioni e segreti.

 

- ma sei tu quella che…? -
- sì. e tu quello che… ? -

- sì -

Fortunatamente molto altro. In modi e tempi diversi.
A volte ci si ritrova in questo spazio; si ride delle ovvietà altrui, ci si mostra le ferite

come fanno i reduci di guerra, sapendo di esagerare, o si sta semplicemente in silenzio.
Si schiacciano bottoni per piani differenti.

 

Capisci cosa intendo?










inesattezza di kairos | 15:16 |commenti (10)


sabato, febbraio 07, 2004
 

My beautiful laundrette

Stamattina sono andata in lavanderia a ritirare delle emozioni che necessitavano di un lavaggio a secco.
La proprietaria guardandomi di traverso, mi ha sventolato sotto il naso un sacchetto con dentro i residui dello sporco: delusione, noia
paura, malinconia.
- li rivuoi o li butto? -
Mi sono inclinata di trenta gradi per allinearmi al suo sguardo, poi con voce vagamente annoiata
- le sembra, la mia, una faccia da collezionista? -
Mi sono spogliata subito fuori, ignorando il moralismo degli ambulanti del sabato mattina e le ho indossate.
Qualcuno con disappunto mi ha fatto notare che certi entusiasmi andrebbero controllati.

A casa c'ho versato sopra un pò di sugo e vino nero, giusto per sentirle un pò più mie...









inesattezza di kairos | 15:53 |commenti (10)
 

Bossanova

C'è un posto che stanotte dovrò inventare. Un luogo sospeso dove si possa arrivare con il buio dietro le spalle. Anonimo e pulito. Come le parole di questi giorni. Senza una gamba, zoppicante per l'incognita che trascina e persiste.

Io sarò sola, con un cappotto nero. Il resto avrà il sapore di una sostanza ancora incerta, ma che mi afferra le caviglie quando meno me lo aspetto, che intercetta i miei desideri per dargli un nome prima ancora che possa capirli e che a toccarla potrebbe sgretolarsi. Fra le nostre mani.

Vorrei che domani fosse domenica; prendere la bicicletta, pedalare nel freddo e comprarmi un giornale. Leggerlo dall'ultima pagina alla prima. Poi rimettermi sotto le coperte e scoprire che il mattino si può allungare all'infinito. Voltarsi dall'altra parte e sentire una musica.

Pensare ancora una volta che tutto si può contenere, senza troppa ipocrisia o illusione, in una sola vita. Basta scegliere il momento giusto per vuotare il sacco e dire - eccomi - .

inesattezza di kairos | 02:09 |commenti (2)


venerdì, febbraio 06, 2004
 

Appunti

Comprare lo shampoo.
Costruire una corsia d'emergenza fra cervello e cuore.
Salvare tutte le variabili, con conseguenti conclusioni.
Poi, fregarsene.
Contare almeno fino a dieci prima di esprimere un desiderio; potrebbe realizzarsi.
Fare training autogeno in vista dell'uscita serale con la F.
Non chiederle "perchè?"; potrebbe rispondere.
Accorciare l'orlo ai minuti.
Imparare il portoghese.
Entrare in un supermercato e urlare "boicottiamo la nestlè!" poi consolarsi con una confezione magnum di kinder cereali.
A chi mi chiede "perchè vedi bianco o nero?" rispondere "sono daltonica"
Indovinare un profumo dalla dizione; poi accorgersi che le "E" hanno lo stesso odore delle fresie.
Non trascurare l'ipotesi che questo promemoria sia assolutamente inutile.














inesattezza di kairos | 14:24 |commenti (3)


giovedì, febbraio 05, 2004
 

Pink Martini ovvero Le regole del mattino

 

canticchio – je ne veux pas travailler je ne veux pas déjeneur…- poi metto la freccia a sinistra e mi fermo. la nebbia copre tegole, antenne e cappelli; mi arriccia i capelli ed io perdo consistenza. scivolo. mi contraggo poi torno nei vestiti ancora un pò caldi. scoloriti. uno, poi un altro passo per arrivare alla curva e vedere la strada perdersi in diagonali. un cane abbaia. mi da fastidio allora canto più forte. dentro. urlo fra la gola e l’esofago e proietto lo sguardo fino alla porta di un negozio. pronuncio la parola buongiorno almeno quattro volte e mi stringo nel cappotto. fa freddo. le parole della canzone tentano di distrarmi – je veux seulement oublier et puis je fume…- poi il Signor Qualcuno si avvicina e mi dice che il tempo non è mai stato così lento. forse gli credo. mi siedo e chiedo per favore un caffè.
il Signor Qualcuno aveva ragione, sto ancora aspettando.

inesattezza di kairos | 16:01 |commenti (2)
 

OPERAZIONE SOTTOVESTE NON SO CHE NUMERO // Abbiamo un piano. Certo, mancano molti dettagli perchè molte sono le cose piccole e grandi che vanno approfondite, parecchi i problemi da risolvere. Ci vorrebbero un paio di mesi per assemblare il tutto e invece ci sono solo venti giorni. Comunque. Parto da un riepilogo. La fumosa e famosa libreria di Springfield ha cessato l'attività, minacciata dallo sfratto e ricoperta di debiti causati da una voragine finanziaria apertasi 4 anni fa (mentre il sottoscritto manco si sognava di fare il libraio). L'idea è salvarla, sì, ma soprattutto inventarsi un progetto nuovo e comune che parte dalla blogopalla e possibilmentre s'allarga anche a persone nonn bloggate. Un progetto basato sui comuni gusti letterari e sul voler bene a quelle cose ormai un po' rare e strane che si chiamano librerie. Come fare? Raccogliere soldi, prima di tutto. Il più possibile.Ma come acquisire l'attività della libreria di Springfield? Acquistare? No. Perchè il nuovo proprietario si troverebbe sul groppone tutte le pendenze, debiti e crediti (questi ultimi, consistenti, sono praticamente inesigibili). C'è una formula che si chiama affitto d'azienda che permette di rilevare l'attività e arrangiarsi dimenticando i guai della cooperativa. In pratica la nuova società formata dagli aderenti a Operazione Sottoveste (quelli che vogliono, ovviamente) paga un tot all'anno o una percentuale sugli incassi alla cooperativa. La salva dallo sfratto e dal fallimento e cerca la via del rilancio in due obbiettivi fondamentali: 1) ripristinare la presenza sul territorio della libreria, recuperando la clientela persa. Come? Mettendoci i libri, che se li hai li vendi. 2) Puntare su un nuovo concetto di libreria online. Un e-commerce che ruota intorno alla rete e alla blogosfera e punta sulla qualità delle proposte. coniugandosi anche a una gestione dinamica delle informazioni culturali. Sono belle le librerie dove si cazzeggia e poi si compra, no? Bene, si fa la stessa cosa , ma online. I passi da fare. Costituire una nuova società. E ' una cosa che costa, ma abbiamo trovato una srl pulita e libera, solo da riempire di contenuti e di attività. La società deve stipulare il contratto d'affitto di ramo d'azienda con la cooperativa libraria. Due i tipi di adesione a questa iniziativa: diventare socio, con una quota minima di 500 euro (cifra provvisoria). Oppure sottoscrivere degli abbonamenti, da 50 euro in su che serviranno a formare una cifra di cassa che permetta di partire. Questi importi verranno restituiti sotto forma di libri che verranno via via scelti da chi ha messo il grano e scontati. Il socio potrà invece avere il vantaggio di suddividere eventuali profitti e acquistare con lo sconto del 30 per cento. I calcoli di massima prevedono intorno a 250.000 euro di fatturato la cifra che permette un pareggio e, forse, anche un margine di guadagno, al netto di tutte le spese. Cosa manca? Che tutto quanto io ho appena scritto venga messo nero su bianco in modo meno discorsivo e cioè con cifre e numeri. E' il lavoro inziato ieri sera che condurrà a un vero e proprio business plan e a una serie di scelte concrete da fare che sono cose tipo che fare col software gestionale, che piattaforma usare per l'e-commerce,. come valutare l'atuale magazzino e decidere se iniziare semplicemente rifornendolo o riallestendo tutto il catalogo. E questi sono solo alcuni esempi delle mille cose da fare e decidere. Attorno a quest'idea abbozzata hanno aderito circa 60 persone ed altre stiamo cercando di coinvolgere. La cirfra teoricamente raccolta è di circa 15.000 euro. Naturalmente questa è una cifra che va integrata con del credito e possibilmente con nuove adesioni. Sarebbe bello riuscire a raggiungere i 25.000 euro finanziati dal basso. Invito tutti a copincollare questa lunga sbrodolata nel proprio blog, oppure di stamparlo e farlo leggere ad amici, conoscenti, amanti, animali da cortile non malati.Se riuscissimo a realizzare quesot progetto credo che leggeremmo articoli sui blog di altro stampo: invece di una grande bolla di cazzoni grafomani di noi si potrà parlare anche come di gente che nella realtà prende e fa cose concrete, progetta diverse economie e sceglie i propri consumi. Grazie.

 

inesattezza di kairos | 11:53 |commenti (3)


mercoledì, febbraio 04, 2004
 

Skyline

Molti, troppi sorrisi.
Divertenti. Sorrisi smaglianti.
Paresi. Quasi.
Sguardi fissi, ma tanto, tanto felici.
Con un pò di giri di nastro adesivo si tiene attaccato un pò tutto.
E' questo che dici?
Non parli?
No. Sorrisi, ancora.
Forse sei in uno stato di ipnosi; forse se conto lentamente da cinque a zero
ti svegli e magari ti sposti, che mi copri la visuale.
No? Bene, me ne vado io.
Quando sarai coperto di rampicanti prendo la motosega e ti vengo a buttar giù.

Torno a casa e mi accorgo che la sagoma di altri percorsi taglia il mio orizzonte.
Costruiti senza fondamenta.
Illuminati per la notte. Lontani.
Sorrido e mi trovo a immaginare uno schianto il più rumoroso possibile.















inesattezza di kairos | 18:56 |commenti (4)
 

English breakfast

 

Oggi primo incontro con Miss P.

“Tu non hai mai conosciuto l’inglese, veramente.
 Te lo farò amare”
A quel punto ho pensato di chiamarmi Alex

mentre sinfonie di Ludwig Van si diffondevano
nell’aria.

 

Per la prossima volta ha già preparato un divaricatore per le palpebre.




inesattezza di kairos | 12:10 |commenti (3)


martedì, febbraio 03, 2004
 

Ho perso un passaggio fra il "Ci vediamo cinque minuti?" e le trecento domande successive.
Forse era una spia. Aveva in effetti, un cappello sospetto e fumava ripetutamente.
Mi sono avvalsa della facoltà di non rispondere.

Ora Rapsodia in Blu si diffonde per le stanze, scivola sotto le porte. Mi si incaglia nei capelli.
A volte ho dei problemi di assestamento. Perdo l'equilibrio e mi vien da ridere a vedermi così oscillante.
Le mie connessioni neuronali hanno scelto il part-time.
Finchè non attaccano, galleggio.

Molto bello.






inesattezza di kairos | 14:09 |commenti (4)


lunedì, febbraio 02, 2004
 

In sintesi

Non riesco ad afferrare un pensiero.
Una frase continua a perseguitarmi "vuoi salvare le modifiche?"
No. Andiamo tutti al macello.



inesattezza di kairos | 11:31 |commenti (5)


domenica, febbraio 01, 2004
 

Fuori i secondi

Gennaio finito, andato, via, raus, chiuso. Per fortuna.
L'ho aspettata questa conclusione. Volevo accartocciare i giorni e poi lanciarli nel cestino.
Volevo una rimozione forzata. Invece.
Ora lo vedo tutto. L'ho spostato nella sezione ricordi.

L'ho cominciato in un altro letto. Dopo un film bellissimo.
Ho finito le scorte di pazienza e i pastelli.
Le formiche sono sparite senza lasciarmi il gusto di schiacciarle.
Vento, neve e notti infinite.
La macchina un paio di volte non è voluta partire e un intero stormo di corvi mi è passato sopra.
Ho fatto passi indietro cercando di capire teoremi euclidei e dinamiche affettive borderline.
Una persona ha tentato di convincermi a cambiare città.
Ho stabilito che il tè nero è fra le bevande che preferisco e che va bene con poco zucchero.
Ci sono state un paio di lacrime. Una delusione. E almeno cinque momenti veramente felici.
Non li ho contati, ma lo so.
Infine sono arrivate le ringhiere e le parole fra parentesi.

Non so fare somme o bilanci; non mi interessa proprio. Stamattina camminavo in centro, c'era pochissima gente. Il mio vecchio professore di filosofia mi ha salutata all'edicola. Lui con il solito cappello verde, io gli occhiali neri. Ho pensato che forse un gennaio potrebbe avermi chiesto i due giudizi opposti dell'autocoscienza Hegeliana e io lì, come una condannata-impreparata, a ripetere quella frase di Kierkegaard "se l'uomo rimane senza possibilità è come se gli mancasse l'aria". Di gennaio potrebbe avermi lanciato addosso Popper sorridendo sui miei voli pindarici. Oggi, con il mio terzetto di quotidiani, avrei avuto io qualcosa da chiedere, su koan e paradossi. Ma una piccola scritta sulla prima pagina del giornale mi ha ricordato che ero fuori tempo massimo: 1 febbraio.















inesattezza di kairos | 16:57 |commenti (2)
 

Il pappagallo di Céline

Provo a schiacciare con una scarpa la noia, ma poi mi sporcherebbe la parete; allora scendo in cucina e la filtro insieme alla malva, i fiori di ciliegio e il tarassaco.
Gli effetti probabilmente innescheranno un meccanismo estatico per cui immaginerò di galleggiare su acque cristalline e infestate di pescecani.

Vedo all'orizzonte un satiro che mi osserva. O forse osserva la mia acconciatura surrealista.
Fossi in lui non mi addentrerei più di tanto nella questione.
Le ragione che può spingere all'intreccio di pinze, mollette ed elastici fosforescenti è che lo chignon come la Audrey lo vorrei fare per poi avere in cambio un Finney o un Grant.

In tutto questo, le cose continuano a scivolarmi dalle mani. Si confondono con i colori delle mattonelle gialline, rosse, il parquet, i tavoloni di legno.
Si mischiano i presupposti con gli esiti e le scartoffie dei giorni di velleità letterarie.

La soluzione non è tanto organizzare uno schedario cerebrale e foderare le mani per ridurre il deficit di bicchieri rotti, piuttosto riuscire a darmi una definizione. Perchè qualche buontempone pronto a chiedermi "ma tu chi sei?" c'è sempre. E io non so che rispondere.

Un pesce? Una banana? Uno spazzolino? Non lo so. Mi accendo una sigaretta e provo a interpretare il fumo che soffio via. Con scarsi risultati, se non far mobilitare un intero gruppo di guerrieri comanche che ora sono sulle mie tracce.

Accendo un'altra sigaretta solo per far compagnia all'altra e osservo la copia ormai finita di Morte a Credito. E mi chiedo se Luis Ferdinand quando ha scritto "Ecco i barconi.. Essi han tutti un cuore, oggi. Batte grosso grosso e burbanzoso nella buia eco delle arcate. E' quanto basta. Io mi disintegro. Non mi lamento più. Ma il gioco non deve continuare. A lasciarsi trascinar via dalle cose, per mal combinate che le troviamo, ci sarebbe da morir di poesia. Sarebbe comodo, in un certo senso."

Mi chiedo se avrebbe potuto immaginare che il lampione n.12 sarebbe stato sostituito e che il fiume avrebbe inghiottito catrame, innocenti, plastica e vecchi giornali. Che di notte avrei pensato alle lune appese, storte qua e là, alle mani stanche e agli errori che dimentico troppo in fretta.

Sposto il libro per non inciampare con gli occhi. Mi accorgo che questo è il post più lungo che abbia scritto. E che potevo tranquillamente continuare sulla strada del minimalismo. Ma ho voluto abbondare. Tanto che ora mi dovrò mettere a dieta da me stessa.





inesattezza di kairos | 01:19 |commenti (4)