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mercoledì, dicembre 31, 2003
oibò. allora è vero. lo sento dire, ma fingo distratta e snobistica indifferenza. l'anno è finito, i fuochi caldi, i brindisi in coda e le bocche spalancate in una sorta di paresi. oggi. anzi, stasera. donne con i lustrini fra i capelli, vecchie canzoni e débacle alcoliche. ecco tutto.
di questo 2003 tengo una manciata di cose. chiuse in tasca per i giorni grigi. strette in mano, di notte, quando mi assale la paura di aver perso solo tempo. tengo i loro nomi, li pronuncio. ripasso sulla sabbia, sotto i lampioni, sulle pseudofilosofie notturne, sui sorrisi. le stringerò stasera in mezzo alle tante parole e corpi e intenzioni.
io non ne ho nessuna. piroettare, magari. fare buon viso a cattivo gioco. o solo gioco per gioco. bere martini. sperare in almeno una parola nuova. non dover raccogliere cocci. non dover aprire la mia mano. serrata sui punti rossi di un percorso. sulle pietre mal messe. sui pendii da cui lascio scivolare le cattive abitudini, la retorica inutile e le bassezze.
inchiodo il tutto a qualche facile parete e mi preparo allo sterminio di promotori di trenini. nonchè al raggiungimento del nirvana per mezzo di totale ipnosi da conto alla rovescia.
martedì, dicembre 30, 2003
Ogni impeto dissolutivo è stato sciolto dalla pioggia battente. Ogni tentativo di serietà è stato deriso da un' acconciatura degna della più psicotica delle cotonate. Ogni parola pronunciata è stata vanificata dalla farsa che c'era dietro. Ogni minuto passato a coltivare una fantasia trascendentale e ipertrofica, è andato ad intaccare la mia autostima.
Per i prossimi giorni desidero frequentare solo seminterrati, pinete, spiagge, sognatori onnivori, prestigiatori anomali, con onde al seguito, allevatori di lucciole e sinonimi.
Solo per non perdermi nel presagio. Nelle bizze metereologiche. Nel fondo di un fallimento. Solo per quell'immagine di me ancora intera. Sola. Con le dita intrecciate intorno al sorriso, aggrappate alla sciarpa per il freddo, tremanti per l'emozione. Solo per continuare a giocherellare con il possibile. E con quegli occhi di cui non conosco il fondo.
domenica, dicembre 28, 2003
Ho le caviglie rotte e le mani in frantumi. Un dubbio mi è passato sopra. Mi ha invenstita mentre attraversavo l'immagine di un giorno anonimo. Abbandonato al banco dei pegni. Per i tagli basterà un pò di buon senso. Per l'anima, invece, ho prenotato una camera iperbarica e un corso di tibetano.
Se questa notte durasse all'infinito non so cosa potrei fare di me. Ferma a tutto quello che ignoro; stanca, fra il letto senza fondo e un non-pigiama troppo grande. Immenso, in cui perdo vocali, doppie, acronimie e appunti. Ma poi mi accorgo di non voler niente da ricordare e di avere le mani abbastanza piene. Lascio. Fra qualche ora passeranno a raccogliere i rifiuti. Fra qualche ora non avrò più un alfabeto in cui cercare il nome giusto.
Non riesco a rassegnarmi ai consigli e al buon senso altrui. Dovrei piuttosto affittare un gregge di pecore e uscire nella notte a contarle. Non dormirei in ogni caso, ma con un pò di fantasia potrei rivalutare la matematica e il concetto stesso di suggestione.
venerdì, dicembre 26, 2003
Pillole dall'universo Natale
* "Ma Russel Crowe chi è? Quello che ha fatto Ben Hur?" * Anziana, ignota ai più, fissando l'albero "Guarda, le luci vanno in fibrillazione! Gli diamo una pillolina?!" * "Tesooooro! Niente fidanzato neanche quest'anno? Non dovremo mica mandarti dalla De Filippi?"
Scelgo "Lilì Marlene" come mantra. Mi aspetto un lungo periodo di convalescenza e l'abolizione di ogni legame parentale. Oggi non gioco nessuna partita; tengo tutte le carte, completamente bianche, in mano. Riprendo la mia vita e tolgo gli addobbi.
mercoledì, dicembre 24, 2003
Per combattere la galoppante malinconia da natale sto pensando di riesumare l'intera discografia di Sergio Caputo. Per qualche minuto avrò la solleticante tentazione di darmi all'alcolismo, comprarmi un cappello bianco e fumare un sigaro. Solo per sorvolare sulle idee ormai sfilacciate. Ho pensato spesso di aver messo le migliori qui. Per occhi che non ho mai visto, voci che non ho sentito, persone senza contorno. Che ho incontrato di notte. Che ho immaginato. Che mi hanno fatto ridere, commuovere, arrabbiare. Che sono passate qui senza lasciar traccia. Che ho ritenuto geniali, che ho ammirato, che ancora adesso per una parola perfetta e cristallina, mi fanno chiudere gli occhi e andare lontano. Che ho scoperto per caso. Che ogni giorno ho letto, lasciando magari solo un sorriso per dire "ci sono". Che ho trovato più umane e vere di tante mani strette chissà dove. Che hanno reso molto diversi i miei giorni. Senza saperlo. Qui, dove la prima volta che ho scritto avevo ancora addosso l'odore dell'estate e neanche un'idea. Giusta, sbagliata, sgrammaticata, senza senso, senza spunto, allegra; ho scritto di tutto. Ma solo ora mi accorgo di quanto poco conta quello che ho lasciato, qui, rispetto a quello che ho trovato. Un continuo flusso di pensieri intorno alle poche tracce della mia vita. A qualche idea strampalata. Una intera compagine di liberi pensatori con cui ho condiviso il piacere della parola. Per questo, e molto altro, ho chiesto al signor di rosso vestito di lasciar cadere dalla sua slitta tutti i grazie e gli auguri di cui sono capace. Tutti per voi. Per tutti voi.
Grazie niente arsenico.. fa venire l'ulcera.. ora giù la maschera.. tu chi sei?
Sono un topo in trappola.. e tu.. sembri Lady Chatterley cosa bolle in pentola.. non saprei..
martedì, dicembre 23, 2003
In associazione con la commissione di censura cautelativa e la lega anti diffusione inutilità e nefandezze, dichiaro la totale sincope dei processi intuitivi e cognitivi del mio cervello. Ogni responsabilità per la perdita di informazioni sterili, l'interruzione della viabilità del pensiero e per il riciclo della creatività, sarà declinata come le forme dei sostantivi irregolari. Tanti cari saluti a tutti.
Stamattina pensavo allo sportello sinistro della paleolitica twingo; sopra una certa velocità tende ad aprirsi. Senza alcun criterio. Come le strategie che lancio su alte impalcature per poi dimenticarmene. Dove non passa giorno senza la speranza di essere trascinata alla deriva di un luogo immaginario. In cui il solo parametro è il tempo di una capriola. Sono stanca oggi. Di me. Degli altri, in ritardo sui desideri e i bisogni. Del vetro che mi si è rotto. Delle scuse per quello che sono. Di dover rimanere in una terra di mezzo, senza mai dire un no. Che poi c'è chi si offende. Stanca dei giochi di parole con cui inganno la notte o le poche cose che so. Del via vai, nella mia vita, di chi non trova mai posto per fermarsi. E mi viene da pensare: si sta così male? Ma no, no. Sono piccole nostalgie. Bugie. Paradossi. Il resto, la verità è il vento gelido che ha staccato le ultime foglie, la neve che scende a tratti e si lascia desiderare, come tutte le cose pericolose. E perfette. Il resto è un piccolo mazzo di fiori che mi hanno mandato e visto l'effetto sortito, sarebbe stato meglio un mazzo di sedani. Il resto non ha nome e non lo cerco neanche. Perchè il non saperlo mi impedirà di pronunciarlo. E finchè resterà irreale io lo potrò rendere simile a me.
lunedì, dicembre 22, 2003
Pensieri d'oltre confine
- dovrei farmi impacchettare una mattina di nebbia e sole, poi scartarla in giorni più chiari.
- il ferro sul ferro, sferraglia.
- scepsi non è il nome di una nuova tendenza new age, ma solo un ragionevole dubbio.
- lomografizzare in condizioni di pieno traffico non è buona cosa. soprattutto se non si ha il dono della diplomazia.
- i regali migliori sono quelli che non ho fatto.
- fino alla fine dell’anno i miei caffè saranno obnubilati.
- sabato sera ho battuto il guinnes dei soliti “che ci faccio qui?”.
- se diventassi cattiva, in controtendenza con i dettami del periodo, otterrei di non ricevere più il solito profumo orribile e dolciastro da una zia che mi urla “amoooooore!”?
- ho perso una sciarpa, ma ho trovato una nacchera.
- la calma è la virtù di chi ha la pressione bassa.
- il miglior momento della giornata è quello sospeso fra l’entusiasmo e la realtà.
venerdì, dicembre 19, 2003
E' tardi. Volevo essere arguta e divertente, ma ho i capelli troppo scombinati e le gambe indolenzite per riuscire in siffatta impresa. Meglio dormire; la borsa è pronta e le ore poche. Mi aspettano le " tre bocche ", le piccole luci, amici sull'orlo dell'alcolismo e vecchie ipotesi da considerare. Prometto di essere astemia ad ogni forma di moralismo e tendenzialmente dissociata. Poi, domenica sera torno sui binari, senza il minimo giudizio.
mercoledì, dicembre 17, 2003
Posto che ho completamente dimenticato il senso della logica trascendentale e del più semplice processo deduttivo, resta che il tempo non scritto e dimenticato, quello impacchettato, capovolto, trincerato e spedito, ha messo intorno a me filo spinato a doppio giro. Oltre a progettare un’evasione degna di Steve McQueen, oggi mi accorgo dei rami spezzati dal gelo e di un ingorgo dentro il cervello. Su due file si allineano tutti i “farò” mai portati a termine, le infinite nomenclature per il desiderio e la mancanza, le forme comprese solo dalle mani e la mia insolita inclinazione al disordine. Si mischiano le lettere e i colori. Con un emendamento su base non democratica proverò a correggere il flusso dei pensieri. E forse tutte queste luci a intermittenza, malinconiche come una bocca senza denti, smetteranno di accendersi e spengersi al ritmo del mio respiro.
martedì, dicembre 16, 2003
Cronache del mattino
D'accordo siamo a natale, ma il perchè certe "signore" gli addobbi dell'albero se li mettano addosso, non me lo spiego. D'accordo siamo a natale e vale la regola del "tutti più buoni", ma continuare a mandare le canzoni di Minghi per radio mi sembra troppo. D'accordo siamo a natale, io lo so, ma a quel demente con la pettorina arancio che mi ha fatto la multa non l'ha avvertito nessuno che esiste la regola di cui sopra? D'accordo siamo a natale ma non parlatemi di regali. Odio farli in questo periodo. Poi l'unico che fin ora mi è venuto in mente ( una scatola di shangai ) non saprei a chi darlo. Ed ho il sospetto che non sarebbe tanto apprezzato. Io non lo farei.
Aver sognato stanotte ascisse e ordinate, grafici su carta nera ed una penna che non scrive, mi ha lasciato il sapore delle cose che non avendo alcun senso, vanno rimosse. Con il sole che c'è oggi mi sembra un buon proposito. Poi con la supersampler vado a dividere in quattro il mio piccolo mondo.
Una compagine di postulati sfila accanto al mio letto. Temo per i miei sogni.
venerdì, dicembre 12, 2003
Assomiglia un pò a te, ma il mio uomo è nessuno...
Bene, la Mannoia aveva da fare con aiuole morenti e mezze mele, io assisto al progressivo deterioramento delle mie bromboliacee.
Ho in mente di sospendere il giudizio sulle mie capacità botaniche. Preferisco voltare l'angolo e andare dal fioraio domani mattina. Nel frattempo aspetto P. ed E. che sorrideranno dei miei falliti tentativi di pratiche zen, cercando di corrompere il mio lobo frontale e quello parietale.
In difesa ho già allertato la polizia municipale.
E' stato davvero un pessimo pomeriggio.
giovedì, dicembre 11, 2003
La distanza fra il letto e la scrivania corrisponde a quella fra il mio piede e il passo successivo. Per ora resto incagliata in una distanza, tutto sommato, passabile. Finchè non dovrò spostarmi per lasciare il posto a qualcun altro. Come me: con scarpe nere molto british style, una molletta fra i capelli e il mignolo della mano sinistra completamente congelato. Inutile sperare in un dio del riciclaggio. Si tiene tutto. Ci si stringe nel pugno anche la più mediocre delle particelle per non disgregarsi completamente. Sperando che il controllo dell’ortografia emotiva parta in automatico. Lasciando intatte le virgole a scapito delle doppie e delle epentesi.
Parola che peraltro non concepisco, come la storia del carro davanti ai buoi e le ipotesi di reato. Mi sfugge, in realtà, la maggior parte dei concetti a tutt’oggi acquisiti. Quelli che comunemente vengono diluiti fra un’espressione e l’altra. Avrò bisogno di un sussidiario illustrato, di un abbecedario, di un pallottoliere per ricominciare da capo. Con la cartella e il sorriso confezionato. Bisognerà che mi affretti a stabilire il confine fra un gioco lessicale e la sovversione.
mercoledì, dicembre 10, 2003
Ho qualcosa. Vedo in bianco e nero. Non contenta ho anche messo Gershwin. Sembra di essere in Manhattan. Solo che non ci sono grattacieli, nè scale a chiocciola.
Dai, è solo un film. E lui non ti può neanche sentire.
Cambia tutto. Come i caratteri. Come le uniformi che passano in disuso. Come le canzoni che per qualche giorno martellano i timpani e segnano l'incedere. Si assottiglia il passaggio per quello che poteva essere il probabile intermezzo pre-natalizio. Senza lucine d'ordinanza e odore d'abete. Una festa sacrilega.
Poi qualcosa è andato storto. Si è sdoppiato il presentimento e un riccio ha attraversato la strada. Lentamente mi è passato davanti alla macchina viola. Ho infilato il cd nell'apposito supporto, più decorativo che funzionante e l'ho ascoltato saltare ad ogni cambio di marcia, frenata, curva. Frazioni musicali. Razioni e reazioni. A casa l'insalata difettava d'aceto. Meglio ricominciare. E pensare agli addobbi per l'albero.
Mi sono lasciata sfuggire un giro di parole. L'ho lasciato avvitarsi su un "buongiorno". Poi con il freddo nelle tempie ho ben pensato di mettere occhiali da sole neri e il sorriso coperto dalla sciarpa.
Pensieri del mattino - ho qualche rotella fuori posto - il cielo è bianco in modo sospettoso - vorrei comprarmi un pappagallino - non sopporto più chi dice "la pazienza è la virtù dei forti"
Siamo solo a metà giornta. E l'ufficio oggetti smarriti era chiuso.
martedì, dicembre 09, 2003
Ho di nuovo un computer, ma tutte le parole perse. Sarà il caso, domani, di passare all'ufficio oggetti smarriti.
Un lunedì che in ogni sua pausa mi è sembrato domenica. Lento e impercorribile. Come una strada senza uscita. Come un libro alle ultime pagine. Il freddo ha fatto il resto. Togliendo anche la fantasia di un dirottamento. Di un' inversione di marcia improvvisa, veloce e imprevista.
Il giro di boa lo lasciamo per le prossime ore. Per adesso mi faccio dividere da parole pronunciate chissà dove, dopo che ho fatto una piroetta. Intorno all'aria, alle ombre di questa notte. Gelida come la sua luna.
giovedì, dicembre 04, 2003
Il mio pc è definitivamente morto e le mie gloriose All Star sono da seppellire. Ho pochi pensieri e confusi. In testa l'immagine di quelle tre bocche di ferro e vetro ad aspettarmi. In un giorno che sembra essere voltato di spalle. Nero, come un cappotto vecchio di armadio. Sono troppe le illusioni da seguire; potrei perdermi in un vuoto congegno invernale. Qualcosa che ho creato per un sorriso di mattino. O un pensiero notturno. Niente per cui chiedere scusa. Solo un pò di dissimulazione.
lunedì, dicembre 01, 2003
PENSIERI SENZA RETE
Il mio computer è andato. Forse il ragazzo lo rianimerà per qualche giorno. In attesa di un nuovo, fiammante attrezzo digitale. Il buon M. mi concede un pò di connessione a patto che gli prepari una torta al cioccolato. Piove, ovvio. Lui mi manca, ovvio. Ho finito la benzina e il bancomat era fuori uso. Ho voglia di una canzone, quella giusta. E di una pausa, da tutto. Si è rifatto vivo un vecchio amico; colui che mi definiva il suo alter ego femminile. In un tempo che sembra perso. Ho le mani gelate e il presentimento che il giro di pensieri fatto fin ora avrà un senso. Basta che io non mi chieda quale.
Il buon M. dice che posso stare poco; ha da fare lui. Dice. Ha la vita piena di impegni. Dice. "Su signorina, il tempo è scaduto. E ricordati la torta!" Sono in balia dei ricatti di un cioccolatodipendente. C'è qualcosa che non va.
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