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   Un Blog da panchina

 

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venerdì, novembre 28, 2003
 
Non l’ho mai detto. Mai a te. Di quella canzone che ho ascoltato con il viso schiacciato alla parete oltre la quale c'eri tu. Con il tuo mondo diviso e storto.
Ho appoggiato i palmi alla vernice grigiobianca e ruvida, come il pensiero che mai ti avrei potuto, né toccato.
Come non si raggiunge la notte o il pensiero di eterno che col buio mi pedina senza tregua.
Non l’ho detto per pudore, ma ti ho atteso. Fra i fiori azzurri di questa stagione e il marciapiede bagnato.
Nelle ultime gocce di un temporale, nei ritardi e i rifiuti.
Anche quando per giorni sei scomparso. Senza mai attraversare il mio sguardo.

Abbiamo rotto uno specchio.
Abbiamo travasato il cuore in un altro.
Per un solo giorno. L’unico in nostro possesso.
Il solo in cui le nostre volontà hanno coinciso.
Ma solo io sono stata capace di illudermi
Di tracciare intorno ai piedi il segno di misura. Il confine di un’ora o giù di lì.
E’ finito il tempo di una canzone.
E’ finito sopra un muro. Da cui lasciavo penzolare le gambe e l’orgoglio.
Non hai mai saputo niente e forse non lo saprai di quando aspetto il tuo ritorno stesa sul pavimento, ascoltando i tuoi passi. Che esitano un poco di fronte alla mia porta.
inesattezza di kairos | 16:37 |commenti (15)


mercoledì, novembre 26, 2003
 
Moby Dick.

..e danzerai sotto a una stella marina
e danzerai colpendo al cuore la luna...

Sarebbe stato diverso se mi fossi dimenticata il suo profumo di sale. Ma stasera la radio aveva questa canzone per me. E lui, in un ricordo impacchettato, è passato sopra il mio cielo.
inesattezza di kairos | 22:12 |commenti (6)
 
l'atto è compiuto. nella candida atmosfera di mattonelle bianche e osmosi da lavandino. perfetta è la sintonia con il logico susseguirsi di eccezioni, che confermano regole, che creano eccezioni, che confermano regole...
anatomica l'impugnatura baincaeblu, come le setole. lo spazzolino trema, in inerme terrore, delle pur certe idiosincrasie con il dentifricio. che spremuto perdura la sua trascendente finalità, lentamente colando fra le spazzole medie. ecco. l'incontro di un mondo di pasta mentolata in tre colori, nemica giurata di vocali affette da alitosi e carie improbe e la macchina. il mezzo. il traghettatore di igiene nelle mai prescrutate cavità orali. l'impatto non consente una subitanea manovra di assestamento fra polso, gengiva e forza motrice. ma il gusto fluoratico punge le papille, che a loro volta agganciano sinapsi in abbondanza per non farmi perdere l'equilibrio. il movimento non è su-giù, ma rotatorio da dietro-avanti fino in alto. per gli incisivi urge corso di contorsionismo affinchè non sempre si verifichi slogamento della clavicola. la mole spumosa in eccesso viene espulsa via uscita di sicurezza. uno sputo. acqua, poi ancora un ultimo passaggio.

il fatto è che mai potrei pensare di astrarmi a tal punto, ma un subcosciente in fase premonitva mi ha piazzato davanti agli occhi l'immagine di me fra bolle e saponi. cantando "singing in the rain" con orecchie di coniglio.

non so cosa significhi, ma da queste parti succede anche questo.
inesattezza di kairos | 11:01 |commenti (7)


martedì, novembre 25, 2003
 
Stare in coda all'ufficio postale predispone a elucubrazioni mediofilosofiche e noia latente.
Ecco, potrei interrogarmi sul perchè l'uomo davanti a me ha questo strano tic, per cui si tocca continuamente il cappello. Lo sposta a destra, poi lo tirà giù, a sinistra, ancora giù, indietro...
Mi esaspera. Ora glielo tolgo e lo lancio per aria; in puro stile Francesco Nuti.
Fai la brava. La faccio, ma batto il piedino con evidente nervosismo.
Ancora, se lo sistema ancora! Devo distrarmi.
Su cosa? La postura panteroaggressiva della signora qualche fila più in là: movimento ondeggiante e sguardo predatore. L'impiegato la teme, ne sono certa; lo impiglierà con un'erotica ricevuta di ritorno.
Potrei incantarmi sul riporto, geometricamente perfetto, di un signore in cappotto di loden o sulle acrobatiche gesticolazioni del di lui amico.
Ma l'oggetto del mio interesse è ormai palese: trattasi di robottino trasformabile di microbica creatura poco distante.
Emette suoni, ha strane lucine posizionate sul dorso, ha una sorta di kalashnicov giallo acido, e l'armatura arancione.
Un giustiziere stile Andy Warol, che ha seccatto con precisione di cecchino, due impiegati postali, la vecchia con il carrettino, la mamma del suo proprietario (più e più volte) e trivellato un numero imprecisato di gambe.
Ti prego, ti prego, fa che la sua mira infallibile faccia fuori il sig. cappello, prima che mi venga una crisi isterica.
Ti prego, fa che per natale quell'oggetto meraviglioso sia sotto il mio albero.

Devo smettere di frequentare certi posti. Non mi fa bene.
inesattezza di kairos | 12:27 |commenti (6)
 
Ho sbagliato posto.
Mi sono ritrovata lì per troppe volte. Sempre fuori tempo.
Con l'abito inopportuno, come le parole.
Il frastuono di voci sovrapposte, il corteo di mendicanti con le mani tese, ad aspettare briciole.
Sempre in quel luogo.
Che cambierà forma, ma aspetterà i miei cent'anni.
L'ombra del mio passo. Il rumore di un vetro rotto per rabbia.
Non sarò io a parlare dei mutamenti o degli abbandoni.
inesattezza di kairos | 01:50 |commenti (3)


lunedì, novembre 24, 2003
 
E'arrivata. Piove in modo inequivocabile e certo. Il cappello non basterà e l'ombrello è rotto da quel dì. Faccio spallucce. Faccio come se niente fosse; sono brava in questo. Ha appena cominciato, ma sembra ci stia mettendo tutto l'impegno.
Le cose è così: vanno fatte per bene.

Quasi quasi mi preparo una lista dei "vorrei", ma l'incauto clacson di una fiat mi distrae. Mi riporta con la testa a posto, sul collo di un cigno spettinato. A volte chiedo troppo a me stessa; mi impongo di non guardare l'ultima frase del libro che sto leggendo, mi imploro di non dimenticare di essere puntuale con gli aguzzini, con le medicine, con le scadenze. I prodotti avariati intossicano il mio sistema nervoso e tracciano un percorso di biliare che su qualcuno dovrò riversare. Facendo attenzione a non sbagliare la mira.

Il semaforo è verde come l'oscena speranza di vincere una scatola di sigari di cioccolato e l'abbonamento alla rivista "Pratiche di sedizione". Con la retro marcia si accende il tergicristallo e l'acqua schizza sull'incendio che un vecchio tenta di spegnere con il bastone. Non la capisce la gioventù; io non capisco cosa ha fatto il mio meccanico. A casa con la chiave inglese riallaccerò i rapporti fra cambio e frizione con una politica di avvitamento.

Nel frattempo schivo le gocce più pesanti ingaggiando un duello di fari e lampeggiamenti con l'insegna di una farmacia. Ho bisogno di un'aspirina, di un cerotto e di una parola di conforto. Tutto prima che il telefono squilli ancora, ricordandomi che qualcuno aspetta con le mani in tasca e lo stesso verde di prima negli occhi.

E se finisse la benzina?
inesattezza di kairos | 16:12 |commenti (4)


domenica, novembre 23, 2003
 
Semplice. Come scivolare o immergersi. Mani grandi come scogli. E il mare nel pensiero. Ecco. Erano in due su quel marciapiede; a guardarsi sotto una debole luce che il comune non sostituirà mai. Parlavano sorridendosi, guardando l'uno la bocca dell'altra. Aggiustandosi la sciarpa o il bavero del cappotto. Piccoli cose.

Poi qualcuno ha detto "andiamo" e li ho visti allontanarsi. O mi sono allontanata io. Braccia conserte e testa sul finestrino. Vicino a me F. raccontava di quando un nostro amico, ubriaco, si è messo a litigare con la serranda di una merceria. Tutti hanno riso. Forse l'ho fatto anche io, nonostante la storia non fosse proprio una novità.

Di notte appare tutto catarifrangente. Ogni cosa sembra avvertirti di un pericolo; una curva, una giacca, un uomo. Ma poi si riduce al solito percorso. Un labirinto di cui si conosce ogni uscita. Pessimismo notturno? Freddo alle tempie, piuttosto. Ho la sciarpa nera da esistenzialista e la maglia colorata da neoavanguardista. Mi giostro con pochi scambi di battute lanciate a caso nel mucchio. Dubito che mi capisca; mi guarda con aria implorante, come a dire "aiutami". Non sono così buona. Giro i tacchi e mi chiudo in uno sguardo compiaciuto ( di cosa? ) che allontana qualsiasi dialogo.

Incrocio ancora le braccia al ritorno. Fuori ci sono i lampioni, le fabbriche, le prime luci di natale, qualche insegna rossa. Tutto mi scorre accanto, lento, poi veloce, poi lento. Non so, forse guardando quel marciapiede ho perso qualche sorriso di troppo o troppo era il vino. Immagino di saltare fuori prima che la macchina si fermi e scegliere un'altra strada. Con la notte intorno e qualche sasso nelle scarpe. Da non togliere mai. Solo così, a ricordarmi che per il mattino c'è tempo e il lusso di una pausa non mi è concesso. Perchè in fondo il buio mi fa paura e la strada non la ricordo bene.
inesattezza di kairos | 04:31 |commenti (4)


sabato, novembre 22, 2003
 
Cinque anni
E basta?
Ah già, la "semplice corruzione".
inesattezza di kairos | 12:19 |commenti (1)


venerdì, novembre 21, 2003
 
Poche storie.
L. parla troppo e io perdo il filo.
Poi improvvisa mi chiede "non trovi?"
Con occhio sgranato le rifilo un "sì,sì..." e vai a sapere cosa mi avrà detto.
Poi torno qui.
E non ho voglia di niente.
Mi tolgo i vestiti lenta e metto un pò di musica.
Attacco le piante dei piedi al muro e leggo una storia.
Quella di un piccolo regalo ancora da scartare.
Quella di una parola mai detta.
Quella del mio ultimo sorriso.
Sono io in pochi e brevi tratti.
A volte può bastare.
Altre è davvero troppo.

Il freddo che mi ha punto il naso, fuori, sa di mancanza. Quando arriverai portami una coperta.
inesattezza di kairos | 23:56 |commenti (2)
 
Nebbia. Mi è arrivata dentro gli occhi. Sono grigi e chiusi. Un pò persi dietro un filo di luce e le carte da ritagliare per un nuovo collage. Scrivo, ma senza inchiostro, che si è rovescito in fondo allo stomaco, in una macchia che potrebbe sembrare un discorso. Senza punteggiatura o velleità; un piccolo monologo superficiale e blu.
-Dici che si può fare?
-Non dico niente. Rispondo soltanto.
Brevi conversazioni. O conversioni; da volontà a rifiuto. Ma il tempo è poco e non mi va di stare dietro al clima, alle parole in cornetta, al giornale strappato. Fatto a strisce, senza stelle, senza un fine, senza un perchè. Quelli che avevo li ho nascosti nella tasca di questa giacca fucsia come la scritta di un opuscolo di propaganda. Si svende tutto. Si liquida l'intera produzione. Approfittatene! Ho bisogno di colla, forbici, di pazienza, di un barattolo di Nutella per le emergenze, di un vestito bianco da sporcare, del rovescio, di nuove scarpe da corsa e di un'spirapolvere. Devo pulire e riordinare. Devo togliere la confusione. Devo e devo. Ho obblighi e impegni; tutto in procinto di cadere nel dimenticatoio. Anzi è già successo. Non ricordo più niente. Accendo l'elettrodomestico aspirante e tiro via tutto. Ricomincio.
-Dici che si può fare?
-Dico che non so chi sei. E non mi interessa scoprirlo.
Potenza degli aspirapolvere!
inesattezza di kairos | 12:03 |commenti (1)


giovedì, novembre 20, 2003
 
CHET IN PARIS

Il tragitto c'è; manca il mezzo, a volte il fiato, per percorrerlo. Le punte, le curve, il paesaggio che scorre accanto indistinguibile, eppure bello. Da guardare e lasciarsi ipnotizzare.
Un lungo sciogliersi di nodi e chilometri; da consumare. Macinare. Prendere.

Sale fumoso il tuo sguardo. Quello oltre il tavolo. Mi impiglio nel sospetto che sia la stessa scena; per me e te. Incongrua, con tutti i desideri e le mani, con la pelle, con il mondo fuori. Con la nebbia di oggi.

Ho pensato che sarebbe potuto accadere davvero. Invece.
Giro le dita intorno al bicchiere e ondeggio il piede lentamente, sotto il tavolo. L'improvvisazione non ha limiti di tempo; qui ci potrei invecchiare. Qui facciamo notte. Allora muoviamoci su queste pietre, sui marciapiedi sicuri. Riparati dalle correnti. Andiamo via, ma divisi; io di qua, tu...

"Tenderly" la faccio suonare per l'ennesima volta. Mi nascondo dietro una finestra, finchè non avrai deciso dove andare. Almeno tu.
inesattezza di kairos | 17:09 |commenti (4)


mercoledì, novembre 19, 2003
 
Mi muovo fra una pozzanghera e l'ombra di un lampione mai esistito; sento il suono di un effetto collaterale spingermi fuori dalle vecchie mura. Via da questo tepore, dal mio letto, dai banali tentativi di raddrizzarmi.

Accolgo un nuovo silenzio; piatti rotti, cocci a terra, le mie lacrime per riattaccarli. Cosa dovrei fare allora? Mi passo una mano sul viso per capire se esisto ancora; vorrei una sigaretta. Una sola boccata di sapore amaro per bruciarmi un pò dentro.

Il buio mi perseguita. Accendo tutte le luci, ma non basta. E' sottile, si allunga nelle fessure del pavimento, nei buchi di cuore, lungo il soffitto. Accendo ancora, fino a ferirmi gli occhi. E tutto intorno diventa sfocato e bianco. Insistente, come le parole mai pronunciate, che continuano a vivere in un limbo nella mente. Perdute, come le loro occasioni. Come il suo sguardo, tanto tempo fa.

Non riconosco quello che ho intorno. Non capisco le forme e le intenzioni. Resto attaccata alle mie volontà, come l'ultimo dei respiri alla bocca. Chiudo gli occhi per confondermi fra le immagini solo accennate, cercando ancora quel sapore di eterno. So di averlo salvato da tutto, ma non riesco più a capire la sua lingua. Non riesco più ad ascoltarlo. Fine.

Di quest'attesa non so più che farmene.
inesattezza di kairos | 00:55 |commenti (7)


martedì, novembre 18, 2003
 
Mi dispiace, ma non ho lacrime.
Mi dispiace, ma riesco solo a provare disgusto.
inesattezza di kairos | 14:04 |commenti (1)


lunedì, novembre 17, 2003
 
... fatti più in là, così vicino mi fai trema-aar..
Cos'è che mi spinge un lunedì mattina a canticchiare la canzone delle Sorelle Bandiera?
Meglio non rispondere.
Potrebbe saltar fuori la verità.
inesattezza di kairos | 12:32 |commenti (5)


domenica, novembre 16, 2003
 
Non trovo il tempo, non lo vedo. Mi ignora, mi depone, si scolla, si allunga ed io dietro senza fiato, con le scarpe sbagliate per correre, per immaginare, per dargli il suo compenso. E' lontano in questa domenica che mi taglia in due come la nebbia, come il suo odore umido, di risposte, anche sbagliate, di pianura, di città. Ma non è abbastanza, corre giù per le scale, lungo i muri grigi di fumo, percorre le curve di un'anima pellegrina, ferisce, separa, cura... lo aspetto, lo chiamo, il tempo di un saluto , di una stretta di mano... ma è già altrove. Chiuso in casse e lancette, fermato con un'illusione, sconvolto. Non sono io, non è qui, non parla ed io ascolto un vuoto e mi sento morire immaginado una mano, una riconciliazione con le ore, i minuti , i battiti.

Aspetto che arrivi il nostro tempo; il nostro.
A prendersi braccia e gambe.
A parlarci piano.
A difenderci.

Sta cominciando a piovere; in fondo è solo una questione di clima.
inesattezza di kairos | 14:45 |commenti (2)


venerdì, novembre 14, 2003
 
Ho una mano fredda e l'altra trasparente. Si sono separate dopo anni di convivenza coatta e umiliazioni reciproche. Non si guardano più, ma restano segmenti di una stessa medaglia. Al valore, presa durante un applauso più lungo del dovuto. Ognuna di loro mi ha infilato un maglione diverso; ne ho su tre. I conti, come sempre, non tornano. Ma oggi la matematica ha perso la sua parte migliore in un 'equazione che ho fatto sulla lavagna del presentimento; con il futuro le approssimazioni falliscono. Va bene. Mi tolgo due maglie in più e cerco di darmi un contegno. Lenta come una parola balbettata mi presento al cospetto di un senso del dovere di cui ancora non ho capito nulla. Parla una lingua sedicente. Urla che questa mia autoindulgenza mi farà perdere terreno. Me lo esproprierà, per farne una coltivazione di successi. In realtà non mi lascio impressionare molto. Capovolgo i fattori e faccio quadrare i conti con un semplice trucchetto: cancello il risultato. Brava, per oggi promossa.
inesattezza di kairos | 11:48 |commenti (2)


giovedì, novembre 13, 2003
 
Mi sono svegliata stanotte che l'orologio gocciolava e il rubinetto ticchettava.
Troppi rumori.
Ferma in un punto della notte, anzi di fronte ad un punto che mi impediva di proseguire.
Allora ho avuto il sospetto di essere nel mezzo di un discorso non mio.
Ho trovato, poi, tutta la calligrafia e l'ho seguita per almeno dieci pagine.
Senza capirne il senso.
C'erano automobili appese agli alberi e collages di nuvole.
Una trama sfilacciata come un vecchio maglione; ho sbadigliato.
Poi a piè pagina c'era tutto il pavimento allagato di minuti ed ho ripensato all'orologio, al rubinetto, alle distrazioni che possono essere letali.
Ho camminato nella sua testa, ma è chiaro, non ho avuto il suo corpo.
Ho tirato le coperte fino al naso e lasciato le gocce per le piantine.
Che sul davanzale ridevano dei miei tentativi di evasione.
inesattezza di kairos | 11:30 |commenti (5)


martedì, novembre 11, 2003
 
Sono solo piccoli spazi fra un indugio e l'altro.
Sono le parole che arrivano sempre dopo.
Sono i tempi sbagliati.
Sono i ritardi strappati.
Sono le stanze vuote.
Le luci lontane.
Sono le presunte consapevolezze.
Sono io.
Con le mani troppo piene.
Con la luna non so dove.
Con gli angoli al posto dei puntini.
Con la pelle da disegnare.
Con un "quasi".
Con tutto il resto.
Con la gravità, che gravita in un altro emisfero.
Con il tempo da inchiodare.
E tutte le domande da rifare.
inesattezza di kairos | 22:33 |commenti (5)
 
Di solito non mi concedo mai pause dall'ozio.
Sono una stacanovista.
inesattezza di kairos | 18:21 |commenti (1)


lunedì, novembre 10, 2003
 
Solo guardando indietro mi accorgo di come il tempo si sia dilatato lungo una scia di parole che non hanno più senso
Ho tagliato la loro testa solo poche ore fa.
Ora non rimane che smettere di indugiare sulle ipotetiche.

C'è una riga di nuvole in cielo; una linea dritta che interrompe il mio sguardo.
Un presagio, una frase, una risposta.
Non so cosa sia e non lo voglio sapere.
Forse solo la traccia di un viaggio che non mi appartiene, ma così vicino da sembrare possibile.
inesattezza di kairos | 16:51 |commenti (8)


domenica, novembre 09, 2003
 
Bevo acqua. Mi vedo in trasparenza.
Oltre le piccole onde che battono contro il vetro di stamattina.
Bussano alla porta; qualcuno dice “è ora”
Per fare cosa?
Per togliere lo spillo che sorregge la vita altrui ed apporlo alla mia?
O per bucarsi il dito e credere per una volta in un dolore reale?

Niente da fare. Lo sguardo si sposta sul fuori; su foglie rosse, sul mio cane psicotico, su una pozzanghera che si sta asciugando.
Predisposta alle risa; ancora una volta.
Predisposta ad ignorare che si accanisce alla mia porta.
Ad attraversare la casa ballando Marvin Gaye, pensando sia l’unica cosa possibile.

Improvviso un ballo sensualondulante, che davvero contravviene ad ogni imbronciato risveglio domenicale che si rispetti.
Con i capelli sconvolti e l’aria trasognata che mi ritrovo potrei realmente sembrare felice.
Potrei anche apparire psicotica, quanto e più del mio cane
Poco importa.
Ruoto le dita in aria.
Sorrido dentro me. Come fosse l’inizio di una buona pagina di lettura.
Di quelle che ti sistemi bene in poltrona e sai che per le prossime ore sarai lontana.
Sì, lo sarò.
inesattezza di kairos | 13:21 |commenti (9)


sabato, novembre 08, 2003
 
Se squilla il telefono non significa che ci sia qualcosa da dire. La lucetta rossa va e viene senza portare un nome.
Chi sarà?
Uno spasimante isterico, un detrattore, un testimone di geova?
Lucetta verde; tutto tace.
C’è un pensiero ad intermittenza che mi fa stare in bilico fra il punto interrogativo e il punto e virgola.
L’ortografia del mio cuore sta mutando le sue leggi. Segni nuovi per le pause e le interruzioni.
Punti di dubbia provenienza.
Paradossi a chiudere le frasi, anche dove ci sarebbe bisogno di un lungo periodo di ragione.
Tuttosenzainterruzioni.
Poi, in un eccesso di creatività e presunzione, le parole altrui finiscono fra parentesi; lasciandomi senza un buon motivo per mettere nuove maiuscole.

Mio fratello mi ha preso la testa fra le mani, facendola piegare a destra, poi sinistra, ancora destra e ripetendo “scema, scema, scema…”
Credo volesse solo prendersi gioco di me.
Della mia sconsolata ricerca.
Poi alla fine con il suo sorriso d’occhi verdi mi ha detto “l’ho trovata io la tua grammatica”.
In effetti ci è inciampato stamattina uscendo.
Era fuori della porta ad aspettarmi.
inesattezza di kairos | 14:13 |commenti (8)
 
Niente come una sera di pioggia.
Niente di meglio per sedersi in un punto buio, ma solo fuori, e lasciarsi attraversare dall'ingenuo sapore della scoperta.
Niente di meglio per inciampare in una parola e dire tutto, per non dire la verità.
Niente di meglio di qualcuno che possa parlare anche per me; perchè voglio ascoltare, con il mento che sprofonda nel palmo della mano e gli occhi a chiedere ancora.
Niente di meglio che il fruscio di una mano lontana, ma non per questo meno vera.

Il fatto è che sono molte le ragioni per cui si può commettere una sciocchezza ed io voglio scoprirle tutte.
inesattezza di kairos | 00:30 |commenti (2)


giovedì, novembre 06, 2003
 
sarà qualcosa che è stato, sarà la notte, sarà chi, l'aria mossa da passi freddi, sarà un ritorno, sarà il mio nome sospeso, sarà una bugia e il suo doppio; ciò che avevo un attimo fa l'ho dimenticato per seguire i percorsi straniti di quello che era un pensiero felice; ho lanciato il suo nome nella notte e rimarrà solo una lettera a scandire il tempo nuovo; sarà ancora giorno, poi buio, sarà come un' intenzione, sarà un gioco anonimo e tutte le sue possibili combinazioni; le ore si disarticoleranno fra le mani, avranno l'odore di chi si aggrappa alle coperte, di chi non vuole sciogliere un abbraccio, di chi corre fuori a piedi nudi per inseguire un desiderio mai svelato; sarà lontano dalle retoriche, dalle frasi sorde e stanche, da un no categorico, sarà un destino crudele o dolce, sarà il falso di un'opera ben riuscita, sarà un foglio strappato; sarà, perchè quello che è stato l'ho ricomposto nel debole astuccio della ragione; sarà, perchè non ho saputo aspettare; sarà, perchè quella pazienza sbandierata mi ha terribilmente annoiata; sarà, come le mattine che mi sorprendono ancora sveglia, scapigliata, distratta da un rumore oltre la finestra;
inesattezza di kairos | 01:35 |commenti (9)


mercoledì, novembre 05, 2003
 
Non mi capisco più.
Devo cercare il libretto di istruzioni.
Cambia forma questo mio essere negazione e attesa.
Aspetto di tornare con i piedi per terra.
inesattezza di kairos | 14:17 |commenti (4)
 
Oggi devo ricordarmi di
- rispolverare la buona educazione
- non toccare il telefono
- smettere di imitare Jennifer Beals per casa
- ergo, abbassare il volume
- far scattare la prescrizione per certe idee malsane
- raccontare solo bugie
- perseguire nel desiderio di diventare l'assistente del mago Silvan
- poi rubargli la parrucca.

Effetti di un buon umore fastidioso, di quelli che appena apri gli occhi ti piombano addosso.
Lacrime facili, astenersi.
inesattezza di kairos | 12:17 |commenti (3)


martedì, novembre 04, 2003
 
Firth of Fifth per caso. Sentita così come a richiamare la mia attenzione.
Allora seguo la traccia e accendo lo stereo. L’ascolto immobile, distesa, con gli occhi a fissare le strane tracce sul mio soffitto; chi sarà passato di qui? E quando?
Non importa se continuo a farmi domande; non ho nessuna risposta. Per ora.
Non ho la minima idea di chi abbia scavato quel fosso attorno alle mie intenzioni, di chi sia la mano che sogno o se è vero che potrei inventarmi ancora.

- Per quanto tempo hai intenzione di continuare?
- Fino a quando non mi addormenterò.
- Ma se non dormi mai.
- Appunto.

Succede che la persona sbagliata ti faccia strane domande. Ti chieda così, con un insulso sorriso sulla faccia, di dargli un pezzetto di te.
Ma non vuoi. Non voglio.
Mi serve, non so a cosa, ma mi serve. Non riesco a liberarmene; come avere le caviglie intrappolate nelle mangrovie, come avere fumo negli occhi.
E non capire più dove sia il confine fra lo spreco e il dono.
Perché in tutto questo parlare deve essermi rimasto attaccato addosso qualche sì di troppo. Le parole di qualcuno che mi ha amata in modo malsano e per questo colpita. Deve essere rimasto qualche piccolo pezzo di spago con cui ricucire le distrazioni da un fine così lontano da sconfinare nell’impossibile.
Nel giorno di qualcun altro, che senza identità ruba le mia carte migliori.
Non lo so; continuo a giocare una partita fuori tempo. Fuori tono, senza voce.

Metto le mani sugli occhi, spingo la testa contro il cuscino, respiro profondamente.
More Fool Me.
E’ solo un’altra canzone. Un disco che gira sul suo piatto.
Potrebbe anche trattarsi di un semplice dejàvu. Il già visto e sentito del mio quotidiano.
Quello che più mi stupisce è che potrebbe anche esserci una seconda versione dei fatti. Quella passata per la censura; via le scene di noia, quelle mute, quelle in cui la protagonista si chiude nel suo mondo.
Potrei già essere il ritaglio di una forbice priva di umorismo.
Non vede che mi sono disegnata i baffi come Groucho Marx.
inesattezza di kairos | 23:05 |commenti (6)


lunedì, novembre 03, 2003
 
P. dice "Mi piace quello che scrivi; il tuo blog, però, dovrebbe avere un più largo respiro".
Rispondo "Non è possibile".
"Perchè?".
"Perchè ha l'asma".
inesattezza di kairos | 15:41 |commenti (12)


domenica, novembre 02, 2003
 
Ho ingannato tutti con un sorriso. Ho mentito con frasi fatte e semplici risposte. Ho conversato amabilmente e illuso. Ma in me sostava ancora la trappola nera di quello che non posso essere, nè voglio diventare. Ho pensato potesse deformarsi il mio viso a seguire i pensieri di questa notte; ho preso una scorciatoia deludendo anche me stessa. Ma che volete, è tardi, è buio ed io non posso più credere alle cantilene. Alle voci di marciapiede, ai rumori che ristagnano dietro le colline. Mi sotterro con una stretta di mano, con le nuove conoscenze già dimenticate. Mi nascondo e spargo poche vuote parole.

C'è una pioggia fina, silenziosa, che sembra cercare solo me , mi segue e lava via tutto; non resta niente di un incontro che deve ancora avvenire. Sarebbe più facile conoscere ogni via di fuga, ogni trucchetto, ogni uscita d'emergenza. Ma qualcuno deve aver bloccato le mie, queste immense porte verdi che spingo, contro cui lancio il rifiuto e la stanchezza. Così resto qui, in questo limbo notturno, senza nome.
inesattezza di kairos | 02:27 |commenti (10)


sabato, novembre 01, 2003
 
Mi chiama V.
"Pronto. Cicia, come stai? Tu stai bene lo so. Io no. Ho lo stomaco ancora in subbuglio. E' stata una bella festa, ti sei divertita? Insomma non l'ho organizzata male?"
"No, è stato carino..."
"Cicia, ma davvero non stai male? Io sono a pezzi. Tu sei più abituata, tu lo reggi più di me. Io sono ancora in preda a tutto uno smottamento interiore. Cicia non sai come ti invidio."
"Smottamento interiore?"
"Ecco vedi, non capisci perchè tu non hai mai provato questo. Io sto male se bevo troppo tu no. Tu sei..."
"Sono?"
"Te l'ho detto, più abituata..."
"V. quando verrai a trovarmi al centro disintossicazione Betty Ford, vorrei ricordarti che i miei fiori prefereti sono le peonie."
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inesattezza di kairos | 19:56 |commenti (1)
 
Si attaccano al vetro piccole gocce. E’ il vento. Spinge contro la casa; magnificamente vuota.
Piedi nudi e nessuna parola. Il mio giorno è cominciato presto.
Con il rumore di una macchina che se ne andava.

Tutto si amplifica in questo vuoto senza altri passi al di là dei miei.
Che non cercano più. Non oggi.
Solo un cammino; il mio.
Per stanze di orgoglio placato, sui gradini bagnati dal pensiero di aver troppo concesso, sullo scaffale, fra la polvere di una parola che poi si è scoperta falsa, ma non mia.
Le mie piante grasse sono tutte al riparo. Aspettano il loro sole ed io aspetto i loro fiori notturni.
Qui si concludono le mie attese.
Mi guardo allo specchio e sembra una faccia conosciuta, ma ritoccata dagli “eccessi” della sera prima.
Una faccia così non la sistemi con un po’ di acqua alle rose, no. Una faccia così te la togli che ad halloween non ci credi e la maschera da strega fa solo ridere.
Ti riprendi gli occhi che non vorresti così capaci di cambiare, come dicono gli altri, riprendi le espressioni di stupore e lo sguardo del distacco.
Ecco, mi servirà.
Lo poserò su un pensiero già logoro poi, a mani vuote, chiuderò tutte le porte di casa.
inesattezza di kairos | 12:42 |commenti (2)