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   Un Blog da panchina

 

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venerdì, ottobre 31, 2003
 
Poi accade una sera di sentirsi soli. Di non poter mentire allo specchio o a chi si vorrebbe nascondere la parte tagliata e sconfitta.
Capita che fuori al freddo stai meglio perchè piuttosto che pensare ti tiri il cappotto e ti sistemi i capelli; si sta meglio perchè sei nell'altrove di qualcuno di cui non vuoi sapere il nome.

Mi è capitato stasera di non trovare le parole per proseguire. Di voler avere un pò di fiato, pensieri liquidi e un'immagine a cui aggrapparmi. Un credo.
Poi ho camminato lasciando scie di scuri presagi.

Questa non è la mia forma, nè il mio posto. Questa non è la mia notte, perchè di mani e scoperte non è fatta.
Perchè giro intorno al sasso che dovrebbe distrarmi dicendo "non è un problema"; perchè sono sciolta da ogni legame e non voglio che il sogno di un altro.
Perchè ho superato i rifiuti inclinando il cuore; fino a capovolgerlo.
Perchè quel giorno perfettamente vissuto non arriverà.

Fosse vita vera ci crederei, ma sono solo proporzioni sbilanciate. Solo immagini di fine ottobre.
inesattezza di kairos | 00:10 |commenti (13)


giovedì, ottobre 30, 2003
 
Devo fare ordine; mi sembra necessario visto che ho difficoltà a raggiungere il letto.
Lo slalom non è il mio forte, sono più da libera.
Ho una volontà sterminatrice; qualcuno, o meglio qualcosa, farà una brutta fine oggi.
Polvere, tolta.
Cartacce di cioccolato che non avrei dovuto mangiare, tolte.
Ritaglio “come cambiare la vostra vita in cinque passi”, decisamente tolto.
Ho ritrovato un paio di guanti comprati nell’88 ed il mio primo dente caduto.
Vecchie glorie della mia vita; pulizia ai limiti dell’archeologia.
Ho ritrovato quello strano sguardo che faccio quando mi trovo interdetta.
Ho messo nel cestino i dissensi e le gerarchie.
Fra i rifiuti anche le pagine strappate, le foto a pezzetti ed i depliants per l’isola che non c’è.
Sotto il tappeto ho scoperto i no di un ragazzo passato di qui; via.
Qua e là, però, ha lasciato piccole croci rosse che aldilà di ogni credo, non cancellerò.
Sparsi ovunque i Buonanotte; li metterò in ordine alfabetico, dal più amaro al più zuccheroso, poi vicino al cuscino.
Dal basso incrocio sguardi imploranti di scarpe scoppiate, sole.
Passo l’aspirapolvere un paio di volte sopra i grumi di lacrime e le indecisioni.
Passo uno straccio bagnato sopra gli ovvi fuochi fatui; spengo e, spero, non riaccendo.
I sogni e la faccia li riordinerò domani. Un passo alla volta.
Certo, se riuscissi ad uscire con entrambe le scarpe non sarebbe male.
Ma meglio un piede nudo oggi, che una gallina scalza domani.
inesattezza di kairos | 14:23 |commenti (4)


martedì, ottobre 28, 2003
 
Gli opposti si contraggono.
La perfezione mi fa venire l'orticaria.
inesattezza di kairos | 18:16 |commenti (14)


domenica, ottobre 26, 2003
 
Il mio è un tempismo ottuso. Ho un margine di errore che va dai due ai tre minuti. Negli altri casi ho una puntualità per assurdo comica nel commettere il passo falso. Complimenti.
inesattezza di kairos | 21:45 |commenti (7)
 
Mi lavo via tutto: le punte e i vetri. Mi tolgo di dosso il peso di una insicurezza solo per stare al passo con il resto del mondo. Poi faccio marciare il plotone dei dubbi verso il precipizio; non servono più a niente.
”Potresti portare altrove i tuoi sogni? Qui ingombrano”.
Allora sono scesa in strada.
Alle 7,00 ero già fra nebbia e vecchi cardiopatici alla “passeggiatina” del mattino.
Il loro cuore è messo meglio del mio. Con un piccolo ritocco lo potrei far funzionare questo suddito indisciplinato.
Con un po’ di fantasia in più, magari gli potrei trovare un nome nuovo. Un nuovo domicilio.
Ma con gli affitti al giorno d’oggi non è che ci si possa aspettare chissà che.
Alle 9,30 già pensavo alla locazione del cervello e dei polmoni. Camminando ho scorto una bella palazzina arieggiata, senza porte né finestre. Li potrei lasciare lì. A scivolare di stanza in stanza, senza schemi cui aderire.
Ho sezionato il mio corpo, l’ho saccheggiato, l’ho abbandonato. Ho lasciato le braccia intorno ad un collo immaginario e i piedi su una strada mai percorsa. Sono le cose più semplici le prime ad essersene andate; come sempre lasciando malinconia e sale in bocca.
L’aria è fredda e dalle labbra mi esce un respiro che subito si fa condensa. Faccio piccoli fumetti. Potrei correre, ma in un solo colpo ho perso gli arti ed il gusto della sfida.Non importa, va bene così. Devo tornare vuota.
Incrocio un signore calvo, vuole i miei capelli. Incrocio il destino, vuole le mie decisioni.
”Sono tornata!”
”Vedo che non hai più nulla. Ora cosa rimane per me?”

La prossima volta farei meglio a rimettere l’orologio quando è il momento piuttosto che perdermi nei meandri del tempo. Piuttosto che lasciarmi distrarre dall’ipnotico muoversi delle lancette.
Gambe, braccia, testa… c’è tutto. Si ricomincia.
inesattezza di kairos | 11:39 |commenti (5)


sabato, ottobre 25, 2003
 
Oggi appuntamento con V.
Oggi ho i pensieri altrove; ho i grilli in testa, per giunta fuori stagione e nessuna volontà.
Mi metto le mani in tasca ed esco a camminare un pò; con questo sole finto e l'aria gelida che mi batte sul naso.
Scelgo un viale alberato, con le foglie per terra a scricchiolare e interrompere ogni mio pensiero. Una tregua dal sistema.

"Avevi detto che non ne avresti più parlato"
"Non ne parlerò più"
inesattezza di kairos | 12:28 |commenti (2)


venerdì, ottobre 24, 2003
 
Spremuta d'arancia per comiciare con le vitamine che, come dice mia madre, "fanno beeeene!"
Bene.
Messaggi deliranti al telefono, ombrello inceppato (fradicia anche oggi, NO), parcheggio da arresto e ritardo conseguente.
Rimproveri e bacchettate: non sei affidabile. Ma va?
E pensare che in giro sono tutti così delle belle e brave personcine...
Riprendo l'ombrello che subirà un'eutanasia al primo cassonetto, infilo il mio trench, molto Colazione da Tiffany, e con sguardo grigio me ne vado.
Ho come il dubbio che il lavoro non me lo daranno.
Ho come il dubbio che oggi mi darò alla macchia; in tacchi a spillo, ovviamente.
inesattezza di kairos | 12:50 |commenti (5)
 
Dei ricordi stasera non me ne faccio niente.
Non voglio pensare; non colgo, non afferro, non salgo su questa giostra troppo lucente per essere vera.
Sa di fasullo e, a occhio e croce, dovrebbe rompersi con poche parole ben assestate.
Aspetto che il mio coprpo si liberi dal freddo.
Poi batto i tacchi e sono già altrove.
inesattezza di kairos | 01:15 |commenti (2)


giovedì, ottobre 23, 2003
 
Cuore Selvaggio

La mia giacca di pelle di serpente. Simbolo della mia individualità e della mia fede nella libertà personale.

Portare in giro un rettile morto non è una delle mie più grandi aspirazioni. Eppure Nicholas Cage arruffato e con sguardo della serie “ti sto rifilando una grande verità, bellezza” potrebbe convincermi. Oggi rientrano nelle mie libertà personali un po’ tutte le cose che ho trascurato ultimamente: egoismo, presunzione, snobismo, intolleranza e un bel cappottino di lana. Gli scenari saranno molto lontani dall’assomigliare alle visionarie notti di Lynch, però con un po’ di concentrazione una qualche massima da svendere la posso anche trovare. Il problema è che manca il “bellezza”.

”Ehi tu, sto cappotto di lana stile mia nonna duecento anni fa, di che sarebbe simbolo?”
”Ho bisogno di uno sceneggiatore.”
inesattezza di kairos | 14:44 |commenti (2)
 
Alla radio "Personal Jesus". Potrei mettermi a cantare. Potrei.
inesattezza di kairos | 11:28 |commenti (3)
 
Mi sento un verme; vado a nascondermi dentro una mela finchè qualcuno non morderà il mio nascondiglio.
inesattezza di kairos | 00:48 |commenti (3)
 
Gershwin e poco altro.
A. è arrivato come sempre all’improvviso; poche parole all’altezza dello stupore e la voce che nasconde quello sarebbe. O avrebbe potuto essere.
”ti ricordi quella sera?”.
Camminare all’indietro, poi inciampare sui tuoi punti, cadere sulle virgole e dirti “non è vero”.
Ricordo un’ombra sinistra, anche se non proprio mancina, dietro le nuvole e i tuoi occhi che mi chiedevano di non intrecciare le fila del discorso.
Ho fatto di meglio, le ho trasformate in matassa e ti ho consegnato le chiavi di un futuro impossibile.
Affittalo a chi vuoi.
Il gioco, dicono, è più bello se sintetizzato; un divertimento di poche righe senza ricevuta di ritorno. Lo abbiamo colto al volo anche poi. In un anonimo letto.
Allora che farsene stasera di tante riesumazioni? Tolti i lumini e fiori non restano che le ipotesi. Lo hai detto anche tu “tanto ogni volta che passiamo insieme un po’ di tempo…”.
Il tempo si assottiglia e sai quanto me che la prevedibilità non è una delle nostre migliori qualità.
inesattezza di kairos | 00:35 |commenti


mercoledì, ottobre 22, 2003
 
Non cerco una soluzione.
Non voglio capire.
Non esiste buona ragione per farlo.

- Mi hai chiesto di risparmiarti. Ecco, lo sto facendo.
- Questa è una farsa.
- Ma è la sola cosa che ho da offrirti.

Voglio le lenzuola da stracciare, un’ipotesi da masticare, una strettoia dove infilarmi, un angolo da svoltare. Non c’è molto da trovare negli occhi, a ben vedere dalla testa ai piedi è come sfogliare un giornale; tutto è ritualizzato, inscatolato. Intervallato da pubblicità di illusioni per eterni tranquilli.

Voglio le insensate scelte della bambina e i desideri di ieri. Di un attimo fa. Delle parallele al mio cuore e dei sassi nascosti nelle scatole di latta, dei ritagli custoditi dentro un vecchio quaderno. Le foto dei pomeriggi vuoti a far facce strane. Quando dentro una mano stava il necessario a farmi ridere, prima di tutto di me stessa. Delle fantasie e della voce stonata sotto la doccia o fra le altre.

Ora hanno inventato i giochi per adulti; sono in un limbo atemporale e non conosco le regole. Osservo e non imparo. Non voglio farlo. Ho ancora i gessetti per fare il gioco della campana sul marciapiede.
Poi quando arriverà, se lo farà, traccerò una linea più possibile dritta, oltre saremo in due.
inesattezza di kairos | 14:31 |commenti (3)
 
Ho la gola in fiamme. Ho freddo e forse un' influenza che mi cerca. Ho deciso per la liquidazione totale dei tuoi giochi; li vendo al miglior offerente. Sono brutti e fanno tanto demi-monde. Ho lo sciroppo da prendere, ma ha un gusto dolciastro che mi ricorda tutto l'amaro che esiste. Ho tirato fuori dalle tasche i biglietti scaramantici e con un pennarello nero li ho coperti. Ho la testa che fa male; il mio corpo mi sta placcando.
inesattezza di kairos | 12:08 |commenti (4)


martedì, ottobre 21, 2003
 
La logica della linea retta. Per adeguarmi dovrò andare a fare la convergenza: tiro un pò qua un pò là.
inesattezza di kairos | 15:27 |commenti (8)
 
Mi chiama L. dal lavoro " l'argentino è uno stronzo! sono una iena!" e via al solito can can di sono tutti uguali, nessuno si salva, che schifo e fiumi di insulti e gridolini. Con "sono una razza di bastardi" termina il monologo e attende la mia parte di devastazione. Aspetta. "Senti L. ma nello specifico, che ti ha fatto?" Il povero cristo questa mattina ha commesso il fatale errore di lanciarsi in battute e ironie varie senza poi far seguire un invito a cena con fasci di rose, cioccolatini a cuore e, soprattutto, nessuna richiesta di matrimonio. "Insomma, perchè fa tanto il simpatico se poi non agisce di conseguenza?" Per un momento mi sono chiesta qual'è il mo scopo in questo universo; poi sono scesa da tali filosofici picchi e con candore ho detto " Si chiama conversazione L." Click... "Pronto, L., ci sei?" Non deve averla presa troppo bene. Altrimenti perchè mi avrebbe mandato un sms con scritto - Il tuo problema è che non la sai riconoscere la simpatia. - IO? Forse, ma per essere un semplice martedì le rose, davvero, mi sono sembrate troppo.
inesattezza di kairos | 12:48 |commenti (6)


lunedì, ottobre 20, 2003
 
Ho le viscere indolenzite; anche il peggio ha un suo superlativo. Quindi perchè accontentarsi.
inesattezza di kairos | 13:35 |commenti (7)


sabato, ottobre 18, 2003
 
Ho imparato la lezione; là fuori a sentirmi spostata, irregolare, a tagliare le fila di discorsi non miei. Ho imparato che non sei tu a farmi bene, nè il nero sopra le teste, questa cappa o coltre o rumore. Ho imparato che sarei passata per le ginocchia prima di arrivare al cuore. Ho imparato a sorridere mentre tu dormi, quando fuori c'è nebbia e dentro me si muove la vita.
inesattezza di kairos | 12:54 |commenti (6)


venerdì, ottobre 17, 2003
 
“Fa freddo solo quando non si ha altro cui pensare”. Così arrivano l’inverno e le nebbie. Ci si copre, da tutto; come un involucro contro il vento e le tempeste. Si mettono sassi nelle scarpe per non volare via. Cappelli e fili di lana, intrecciati come una promessa. Ci si può ammalare in queste condizioni; già me lo immagino. Un camice bianco pronto a sezionarmi ai primi cenni di raffreddore “ma dottore non sto male, è solo un po’ di influenza” no, no, bisogna verificare, capire e tamponare prima che sia troppo tardi. Io glielo vorrei dire che è solo la mia geografia emotiva ad essersi spostata; ho l’entusiasmo al posto delle paure e la prudenza, per rima, è stata conquistata dall’incoscienza. E’ tutto qui. L’inverno mi toglie i punti cardinali, fa impazzire la meteorologia, lancia sfide e provoca. Allora in un giorno di cielo bianco come questo ci si può perdere a cercare il senso della misura, chè davvero è scomparso, forse si è spaventato nelle prime sere di freddo. Dentro quel letto di lenzuola gelate e piccole volontà. Ora si esagera e basta in quello che sono le reciprocità, o meglio, che dovrebbero essere. Dunque, per curarmi, dovrei sigillare finestre e occhi, sottrarmi all’insaziabile gioco della seduzione e azzerare i propositi. Ma in fondo sono sempre la stessa, come chiunque, che non cambia , al massimo si maschera, e riesce a stupirsi per tutto quello che continua a vivere fuori stagione. Contro le regole prestabilite e le convenzioni. Contro le previsioni del tempo, ogni giorno uguali per tutti , come un bollettino dell’umore che ci rende anonimi sotto la pioggia. Oggi no, oggi solo vento e sorrisi tutti miei. Oggi solo comportamenti deviati.
inesattezza di kairos | 13:00 |commenti (8)


mercoledì, ottobre 15, 2003
 
Le ho pensate tutte, poi nessuna. Le ho inventate e corrette, cancellate con la gomma e tirato via i truciolini. Ho livellato, spianato, ottemperato. Ho aspettato, con le braccia conserte, con indifferenza, facendo altro. Ho giocato sporco, male, senza regole e rispettandole tutte. Ho uno scadenzario della felicità. Lo segno con crocette rosse. Una ogni due giri di ruota. Ho saltato il fosso, il pasto, la corda e nel vuoto. Sono caduta: in un tranello, dal cielo, dalle nuvole. Stupita e incredula. Il tempo mi divide in due e con un solo occhio non riesco a trovarlo; forse vive a destra, la mia parte cieca. Allora posso solo ruotare su me stessa, come una vite, aspettando di trovare il suo sguardo. Le mani di carta e il filo di spago. Così mi tirerà fuori, pulirà la mia filettatura e si pungerà. Poi con un buco fisseremo al muro la nostra vita.
inesattezza di kairos | 00:59 |commenti (15)


martedì, ottobre 14, 2003
 
Non sopporto la monogamia nelle intenzioni.
inesattezza di kairos | 11:22 |commenti (7)


lunedì, ottobre 13, 2003
 
Si sedeva stanco su quella piccola sedia di legno consumato e paglia. Aveva occhi lontani da cui tutti fuggivano. Aveva in gioventù comprato un biglietto per l’America; i tre figli e la moglie. Voleva lasciare le campagne ed un Italia dopoguerra ancora afflitta da sistemi feudali. L’inverno passato a raccogliere legna e a scaldarsi le mani al fuoco dentro una macchia. Lei lo aspettava severa, con un tino di acqua calda ed il rasoio affilato. Lo curava, lo nutriva, puliva il suo cappello e sapeva che quel sorriso avrebbe custodito le sue solitudini notturne. Tornava ogni volta e come un rito apriva il primo cassetto del mobile dove erano nascosti i biglietti. Aveva paura: il mare non era certo un suo alleato. Conosceva la terra e le sue stagioni. Conosceva i fiumi, il vapore dei raccolti sotto il sole, la fatica di un uomo sotto un padrone. Provava ad immaginare quale mondo ci fosse oltre quell’oceano, ma non aveva libri cui fare riferimento o immagini. Aveva solo quel piccolo cosmo di provincia, aveva solo visto due guerre cominciare e finire nel sangue. Aveva solo la pazienza di chi non ha poi molte scelte. Erano i primi anni ’50 e lui non si era mai allontanato da quelle colline. La legna era ormai tanta ed il capoccia, così chiamavano i signori, era pronto all’acquisto. Lei continuava a mettere fiori di ginestra alla Madonna, lavanda negli armadi, ad accoglierlo al ritorno; le mani rovinate e qualche frutto per i figli. Sempre con quegli zoccoli ai piedi e la fame di tutto. Non lo sopportava più. Anni dopo pensando al signorotto che porta via la sua fatica senza pagarla “ perché sei solo un contadino, cosa credevi?” , pensando ai biglietti strappati, a lei che non avrebbe mai versato una lacrima, riusciva anche a sorridere. Sicuro di essersi preso gioco della vita, delle prevaricazioni, della fame. Di essersi affrancato dalla povertà. Di aver liberato la sua famiglia da uno schema di sfruttamento. Così, una mattina, semplicemente cambiando collina.
inesattezza di kairos | 15:32 |commenti (4)
 
I miei desideri partigiani, a piedi nudi. I miei desideri amorali e senza rispetto. I miei desideri anarchici e falliti. I miei desideri di carne e fede. Ho raccolto tutto seguendo un consiglio ed ho pensato solo a me. Alle fughe notturne, ai cancelli rotti, alle case di chi non ho più visto. Una vita fa. Poi è venuta la rivalsa; la mia fame atavica che tutto include. Il mio distacco e le sofisticazioni. La seduzione. I miei desideri morbidi. Desideri di passeggiate fra le foglie d'autunno e silenzi di guerra. I desideri di conoscenza. Di erudizione e dissacrazione. Desideri che ho perduto fra le coperte o rimasti in fondo alle scale; ed io in alto a guardarli e poi chiudere la porta. Demolire e ricostruire. I desideri di oggi. Così piccoli. Così conformi a questo mondo uguale a se stesso e muto. Così semplici da dimenticare. Tanto che sono già alla porta, poi fuori in strada, sotto le stelle, per reinvertarli, come ancore di una piccola esistenza.
inesattezza di kairos | 00:20 |commenti (6)


domenica, ottobre 12, 2003
 
Il piccolo fatto quotidiano dice Sanguineti; non ci sono piccoli fatti, ma solo intersezioni. Visibili o meno. Poi la domenica trasfigura tutto e l'unico modo per darle un senso sarebbe passarla a letto fra briciole, libri e braccia. Non si può, quindi, pazienza e sangue freddo. Ho provato a sitemare le poche ore di sonno, a sistemare me, ho anche buttato un occhio alla tv, ma proprio sarebbe volersi male. Allora cerco indietro il senso di tante domeniche passate; forse ci sono passi su cui non dovrei tornare perchè troppo lontani e veri per darli in pasto a questo pomeriggio. Eppure è qui l'immagine di quando eravamo insieme su quel letto per terra. Ma questo pensiero non è per te o per il noi che fu; questa è solo la mia domenica che si stende su ogni debole riesumazione.
inesattezza di kairos | 16:12 |commenti (6)


sabato, ottobre 11, 2003
 
No, non è questione di controllo, ma di confini. Purtroppo un codice regolamentatore di certe dispute non esiste. Andiamo per tentativi. Andiamo a supposizioni. Oggi lo stato è decisamente confusionale ergo ogni ipotesi avrà un margine d'errore pari al 99%. Me ne rallegro. Ricordi O.? Pensare a Bruno Ganz in Pane e Tulipani ci faceva ridere; l'accento ed i modi composti. Quelli che picciono tanto a me.La gentilezza, la premura. Ridevamo felici nel caldo di un'estate che ci ha regalato qualcosa che vale più di un navigatore satellitare quando si deve tornare con i piedi per terra. Oggi così è e sai quanto mi costa. Perchè non c'è segno di quello che vorrei e comincio ad avere il sospetto che la questione, spinosa certo, non valga poi tanta candela se finisce per arginare il mio entusiasmo ed insinuare la paura. Ma è sabato ed io non ho davvero più voglia di pormi troppe domande, che poi lo farò ugualmente, perchè caro il mio O. non sono affatto una "tosta".
inesattezza di kairos | 12:36 |commenti (4)


venerdì, ottobre 10, 2003
 
Cattivo auspicio? Non si sa. Il sogno di stanotte mi saltella ancora in testa. Ci sono io che parlo ad un telefono tipo anni '50, verdolino, con Frida Kahlo; lei è in agonia pre-morte ed è come se fluttuasse in un mare di grani di corallo. Ha una corona di fiori bianchi in testa e dice cose che non comprendo. In effetti non parlo spagnolo. Ma la cosa che più mi ha colpito è stato il colore; tinte fortissime e molta luce. Poi ricordo, non so perchè, di essermi trovata improvvisamente in un ambiente grigio, pieno di macchine da scrivere e fumo. Ma non potrei sognare semplicemente i numeri per il superenalotto? Così poi mi pago uno psicoterapeuta o meglio, emigro in Brasile.
inesattezza di kairos | 14:04 |commenti (10)


giovedì, ottobre 09, 2003
 
Stamattina passaggio dal dentista per lucidatura. La ragazza addetta, ElisaB., sorride e rivela un brillantino sull'incisivo. Pessimo gusto, spero metta in fretta la mascherina. Mi stendo sulla poltrona giallina e percepisco un'inversione. Meridiani e paralleli si sono intrecciati, spostati, capovolti. Lei mi parla del raffreddore che da giorni la perseguita, io mi stupisco di come non si accorga del cambiamento. Siamo sottosopra! Niente, imperterrita si accanisce su quelli che definisce "denti ssstuppendi!". In realtà mi sta lucidando le scarpe, forse il raffreddore le sta occludendo non so quale via sensoriale; ignara di un mondo al rovescio. Eppure è così; mi ritrovo sotto le suole cielo e sogni. Gli orizzonti finalmente si sono abbassati. Gli scaffali non sono poi così lontani e magari non dovrò più affidarmi ad una scala claudicante. ElisaB. dice "fatto", batto forte le palpebre. La guardo e lei con la faccia incuriosita chiede " tutto bene?". Invento un sì di circostanza e praticamente scappo. Fuori sono di nuovo sotto il sole; no, cara la mia lucidatrice, non va bene. E' tornato tutto al suo posto, tanto che ho intravisto un'altra volta il tuo orrido brillantino. Niente bene, ciò che era lontano continuerà ad esserlo ed io, a questo punto, non ho neanche le scarpe lucide per raggiungerlo degnamente. Gli orizzonti si sono rimessi sul loro spocchioso piedistallo e sotto le suole c'è polvere o asfalto. Ed io che immaginavo di usare le gonne come parasole.
inesattezza di kairos | 14:32 |commenti (5)


mercoledì, ottobre 08, 2003
 
Ho poche, anzi pochissime, parole. Le ho perse per le scale fra un gradino e l'altro, una banalità e l'altra. Mi si chiede di essere "più". Più di tutto, ma io vado per sottrazione. E non è pessimismo. I raccordi del mio cervello sono intasati, ma non per questo mi ritroverò in colonna dietro macchine-pensiro futili e rumorose. Ho bisogno di nuovi segnali e di una nuova volontà.
inesattezza di kairos | 17:02 |commenti (8)


martedì, ottobre 07, 2003
 
Non è vero che te ne sei andato. Ti ho pensato di notte, perché di notte ti avrei voluto. Nel buio delle dieci dita che sigillano la paura. Chiusa come una serratura d’acciaio – inviolabile. Rotta in più parti – una merce da buttare. Di cui dimenticarsi. Ma questa è solo metafora; qui tutto è possibile. Per questo la terra continua a fiorire e ruotano attorno agli alberi gli uccelli. Ho pronunciato le piccole “o” del tuo nome dove non sarei stata vista né sentita – lungo le sponde grigio mattino dell’emisfero opposto alla ragione. Ora siamo solo noi due. Posso indagare sulle lunghe passeggiate, chiederti del fiume che trapassi disegnando cerchi, delle notti in cui queste gambe non sono custodi ed il vino scorre altrove, pungendo la lingua che cerca tracce di un desiderio asciutto e scava un pozzo nel mio cuore. Ma ho attaccato il possesso ad un sasso e l’ho lanciato chissà dove. Ho nascosto una scheggia dietro il tuo ginocchio e nella bocca un segreto. Ho scritto la parola amore senza dimenticare di stupirmi un po’ e d’immaginarti così capiente da contenermi tutta. Tanto sapiente da farmi sentire viva finchè le tue dita saranno vive. E i tuoi occhi saranno pieni solo per me, per questo letto storto e chiuso come un oceano.
inesattezza di kairos | 14:58 |commenti (3)


lunedì, ottobre 06, 2003
 
La vernice dai capelli è stata tolta; devo dire che a tinteggiare me la cavo bene. Con il blu poi sono bravissima. G. dice che dovremmo mettere su un'impresa per ridipingere case di allegria a suon di White Album e attacchi di risarella. Per noi che non sappiamo mai capire quando è ora di darci un taglio, che ci spaventiamo per poco o per l'assenza, per me che faccio piccole follie poi arrossisco, questo vuol dire dare un calcio alle pause analitiche che la vita ci impone. Vuol dire fermarsi e non temere di perdere tempo. G. che non ha più una fidanzata, che non piange, che sospira piuttosto che lamentarsi si aggirava per casa fischiettando Martha my dear. Dice che portare questo disco è stata la mia più grande dimostarzione d'affetto. Io mi sono limitata a mischiare blu e bianco cercando di immaginare chi lo guarderà al suo fianco. Poi mi ha cacciata dicendo "stai bene con i capelli bianchi!". Tornando a casa, in macchina, ho perfino ascoltato Zarrillo senza digrignare i denti. Domani, ho deciso, mi ridipingo tutta. Smusso le superfici irregolari e passo due mani di blu. Remember me, Martha my love, don't forget me, Martha my dear...
inesattezza di kairos | 23:51 |commenti (4)
 
Eccole qua le dita che avevo dimenticato ed il sole fuori. Mi aspettavo un mattino grigio e soave. Ma servono gli occhiali da sole per quanta luce spinge per entrare. Batte contro le pareti e le intenzioni.Oggi sono stata chiamata per un lavoro decisivo, che cambierà, in un certo senso, la vita di qualcuno. Difficile certo, con cui sporcarsi, ma denso di significati (!). G. mi ha chiesto di aiutarlo a ridipingere casa: bisogna partire dalle piccole cose per cambiare la propria vita. Dal basso, dice. Sarà. Si prospettano pareti azzurre in quella che una volta era la camera del suo amore; vuole coprire e scartavetrare ogni felicità ancora rimasta. Giallo in cucina e un bianco accecante per il resto. " ti ho già preparato il cappello da imbianchina, quello a barchetta". Uh, bella. Fosse il vero fine della mia vita: coprire, in tuta da lavoro, i disastri altrui. Una pennelata, due, dove fa più male e via. Se fossi capace di credere ad una cosa simile sarei molto più felice. Un pò lo sono già.
inesattezza di kairos | 13:00 |commenti (5)


domenica, ottobre 05, 2003
 
Alla fine l'ho fatto davvero: mettermi sotto la pioggia. Asciugata di tanti inutili formalismi e felicità sospette, sento ora il vento. Deciso, a quanto pare, a portarsi via tutto. Non dovrei più mentire a me stessa; basta poco a scoprirmi e punizioni non ne conosco. Preferivo il temporale, ma non ho modo di togliermi un sottile sorriso immotivato. E stanotte, un'altra improbabile ed insonne, potrei scoprire di essere molto più esatta di quanto dicono, di non avere senso del pudore, di stare bene in questa pelle. I fiori portati poco fa non mi lusingano, semplicemente mi ricordano quanto inverse siano le volontà nella mia vita; poi stanno già appassendo, lo so, nonostante l'aspetto radioso e fra qualche giorno saranno da buttare come le bugie. Per ora mi limito a diffondere nella casa vuota Rolling Stones, tanto per chiarire che di facce ne ho molte.
inesattezza di kairos | 19:14 |commenti (7)


sabato, ottobre 04, 2003
 
Ho chiuso tutto; area protetta. Quelle che si potrebbero chiamare “soluzioni di comodo” : sigaretta e liquido ambra dentro al bicchiere. Va bene, sono banale, uno stereotipo vivente. Ma è sabato notte ed io non voglio far parte più di nessun circo. Ho volteggiato abbastanza, ho visto coltelli sfiorarmi le tempie, sono stata tagliata da un mago inesperto, quindi ora mi godo prosaiche delizie. O contraddizioni. Mi guardo bene dal pormi domande troppo complesse; potrei avere la soluzione ed il divertimento finirebbe. No, non chiedo altro a questa gabbia mentale nella quale mi chiudo. Aspetto di sentirmi finalmente vuota e tornare da quella che in un linguaggio fastidiosamente giovanile si potrebbe definire “para”. Sono andata lì, “in para”, in questo luogo assurdo come chi lo pronuncia, dove c’è poco oltre a strani modi di comunicare. Aspetto che la musica faccia il suo corso; scivola lungo le pareti, copre il pavimento di pensieri perduti, si ostina a ripetersi in modo ostile quasi. Come a farmi male. Sarei bugiarda se dicessi che ci sta riuscendo. Passo incolume tra sottili vendette, fra l’amore di chi non voglio, fra il pudore e la crudeltà. Poteva essere una notte diversa; potevo essere sinuosa o di vetro, ma ottobre questo mi ha dato ed io me lo tengo, stretto. Perché preferisco essere reale piuttosto che un’idea da cui si può prescindere.
inesattezza di kairos | 23:50 |commenti (2)
 
Rientrata dopo alcuni giorni passati a Roma. Aria di pioggia. Volevo essere felice, in modo infantile e sfacciato. Lo ero. Poi ho pensato "voglio morire di fronte a quelle parole". Mi sono sentita stupida e senza fiato, come chi vuole correre una maratona, ma non si è mai allenato. Mai. Quindi ho questi pensieri periferici e frasi sospese a cui non viene data importanza; le vedo lì in punta di piedi per non disturbare una vita non mia. Di cui so poco. Timide, fuori luogo, storte come quasi ogni cosa in questi ultimi giorni. Di pura fantasia. Perciò sabato stretto, mentre sento catodiche soluzioni in altre stanze; ma non c'è posto per altro qui. Solo il pensiero di un corpo mai toccato, dei freni imposti ad una passione che non sente rifiuti o ragione, solo il desiderio di poter dire ancora "c'è". Ma questo non è amore. Ed io non sono lì.
inesattezza di kairos | 22:05 |commenti (1)